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 24/11/2014 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / Memento 2: “I Palestinesi sono solo degli animali che camminano su due gambe”
Date of publication at Tlaxcala: 09/12/2012
Original: Mémento 2 : "Les Palestiniens sont des bêtes qui marchent sur deux pattes"

Memento 2: “I Palestinesi sono solo degli animali che camminano su due gambe”

Rudi Barnet

Translated by  Curzio Bettio

 

Sempre molto ben documentato, Rudi Barnet continua la sua serie di “memento” sulla Palestina. Ancora con lo stesso obiettivo: “Fornire dei “pro-memoria” a coloro che, come noi, si oppongono a qualsiasi forma di irregimentazione e a coloro che pongono gli esseri umani su un livello superiore a qualsiasi religione e ideologia!” Dopo aver esaminato la questione della pulizia etnica, Rudi continua il suo lavoro e sottopone Israele al test di apartheid. L’“unica democrazia del Medio Oriente” rientrerà in questo paradigma? (Investig’Action)

Qui lo affermo, sono a mala pena uomini! 

Quando, nel 1982, Menahem Begin[i] pronunciò queste atroci parole alla Knesset, il parlamento di Israele, i suoi colleghi deputati calorosamente applaudirono alla perspicacia del suo giudizio.
Non era il primo, anzi era in larga compagnia, a dimostrare il suo disprezzo per gli esseri umani originari dei paesi conquistati.
Era già una buona cinquantina d’anni che i dirigenti sionisti consideravano i Palestinesi come dei “subumani”:
 
Chaim Weizmann[ii], primo presidente di Israele, non aveva esitato, per esempio, a dichiarare:
I Britannici ci hanno detto che qui ci sono centinaia di migliaia di negri privi di qualsiasi principio e valore”. [iii]
 
Yizhak Shamir[iv], da primo ministro, allo stesso modo proclamava la sua più alta considerazione dell’essere umano: “I Palestinesi saranno schiacciati come cavallette ... le loro teste mandate in frantumi contro i massi e i muri![v]
 
Dal canto suo, già dieci anni fa, Ehud Barak metteva in guardia la popolazione israeliana che “i Palestinesi sono come i coccodrilli, più dài loro carne, più costoro ne vogliono” (Jerusalem Post del 30/8/2000)[vi]
 
Questa l’esortazione del gran rabbino Yossef Ovadia (04/12/2001): “Possa il Nome Divino diffondere il castigo sulla testa degli Arabi, e far disperdere la loro semenza e annichilirli definitivamente! È proibito avere pietà di loro! Noi dobbiamo scagliare loro addosso dei missili e sterminarli con gioia. Sono malefici e dannati!
 
Un altro rabbino, Yitzhak Ginsburg, afferma che “Il sangue ebraico e il sangue dei goys (non-ebrei) non è lo stesso sangue,” e che “ammazzare non è un crimine se le vittime non sono ebrei.” [vii]
 
... Senza dimenticare Avigdor Lieberman[viii], ministro degli Affari esteri, che nel 2009 proponeva di applicare su Gaza “quello che gli Stati Uniti hanno fatto al Giappone alla fine della Seconda guerra mondiale.” …Altrimenti detto, lanciare su Gaza una bomba atomica.
 
Quanto ad Eli Yishai, ministro degli Interni del governo attuale, che conduce una vera e propria caccia all’uomo nei confronti dei migranti africani, nel giugno 2012 ha dichiarato: “Userò tutti i mezzi per espellere gli stranieri, perché Israele appartiene all’uomo bianco![ix]
Questo discorso sulla purezza della razza non vi ricorda nulla?
Come evidenziato da un sondaggio pubblicato nell’ottobre 2012 dal quotidiano israeliano "Haaretz", questo morbo del razzismo si è incuneato in tutti i livelli dello Stato.[x]
 

T-shirt dell’unità dei cecchini del battaglione Shaked della Brigata Golani

[“Io sparo e ne ammazzo due”: la donna araba incinta viene presa di mira sul ventre dal cecchino!]

Il 42% degli Israeliani si rifiuta di abitare nello stesso edificio con Arabi israeliani e non vuole che i propri figli vadano a scuola con i bambini di origine araba.
Il 33% vorrebbe che lo Stato introducesse una legge per vietare ai cittadini arabi di votare alle elezioni legislative.
Il 69% si opporrebbe all’idea del diritto di voto per i Palestinesi, una qual volta Israele annettesse la Cisgiordania.
Il 74% è a favore di strade separate per Israeliani e Palestinesi in Cisgiordania
Il 58% è a conoscenza del regime di apartheid in vigore contro gli Arabi, ma comunque lo approva.[xi]
... Nulla di sorprendente se si considera che, fin dalla tenera infanzia, il sistema educativo israeliano tende a favorire la segregazione e a convincere i cittadini che appartengono ad un “popolo eletto”, vittima permanente dell’antisemitismo, ma protetto dall’“esercito più morale del mondo”.[xii]

Militarizzazione del sistema educativo... 

“I libri di testo israeliani rappresentano tutte le categorie del discorso razzista, sia verbale che visivo” 
Accusa antisemita ?
No, questa è l’opinione di Nurit Peled-Elhanan, professoressa israeliana specialista in scienze dell’educazione all’Università ebraica di Gerusalemme. [xiii]
Nel suo ultimo saggio, “La Palestina nei manuali scolastici israeliani: ideologia e propaganda nel sistema educativo” [xiv], la Peled-Elhanan precisa che quasi tutti gli argomenti contenuti nei programmi di insegnamento israeliani sono impregnati di nazionalismo esacerbato. 

 

Disegno utilizzato negli asili infantili per imparare a contare![xv]

Esempi di regole da seguire nella nuova guida per la preparazione agli esami di educazione civica nelle università israeliane: “Le ragazze israeliane devono starsene lontano dai Palestinesi, perché i giovani arabi costituiscono una minaccia per la vita delle giovani e perché i rapporti tra i giovani arabi e le giovani ebree rappresentano una minaccia per la maggioranza ebraica nel paese.”
 
Nel 2012, è stato adottato un nuovo programma, “Derekh Erekh” (Sentiero dei Valori), in modo da inculcare il senso del dovere e di fedeltà e obbedienza nei confronti dello Stato. Prioritariamente, il programma mira a rafforzare i legami fra le scuole israeliane e l’esercito.
Per tutto il corso della loro vita, gli insegnanti sono dei coscritti, degli effettivi in servizio militare permanente!”, così ha ribadito il ministro dell’Istruzione, Gideon Saar, presentando questo programma.  
 
 

Istruzione militare dei bambini in una colonia

Per tentare di ridurre la cattiva immagine generata da questa politica pedagogica, le fabbriche occidentali della propaganda pubblicano quotidianamente articoli indignati sulla militarizzazione dei giovani Palestinesi.
Qual è la realtà?
 
In mancanza di fondi, l’UNRWA nel 2012 ha rinunciato all’organizzazione di campi di vacanze per i giovani di Gaza. Hamas ha cercato di compensare questa mancanza e ha impostato dei campi che offrono ospitalità a una minoranza di bambini e adolescenti.
Questi campi hanno innegabilmente aspetti militaristi (esercizi sul tipo dei “commando”, ecc), e la formazione politica contro Israele si riduce a slogan come “Una mano tiene una stylo e l’altra un fucile” o “ Una mano studia e l’altra lotta contro Israele”.[xvi]
Per quanto limitate a pochi campi di Gaza, queste iniziative sono senza dubbio rattristanti ... Ma non sono assolutamente commensurabili con le dimensioni della politica militarista dello Stato di Israele, generalizzata e molto più pericolosa: non sono di plastica le armi usate nell’addestramento dei piccoli Israeliani ... e qui i proiettili sono proprio veri!  

... E insegnamento all’odio

 Il saggio della Nurit Peled-Elhanan mette in evidenza l’effettivo lavaggio del cervello che viene praticato nelle scuole israeliane.[xvii]
 
Mai che in questo insegnamento i Palestinesi siano presentati come esseri umani ... ma sempre come un “problema” – perfino la parola “palestinese” non viene mai usata - e sono classificati come esseri primitivi, usi a pratiche tribali e arcaiche, sempre “ostili”, “aggressori” o “terroristi”.
La glorificazione del regime è permanente : “Nessuno può comprendere la nostra situazione meglio di noi” è l’argomento addotto per spiegare agli allievi il motivo per cui il Diritto Internazionale non può essere applicato nello Stato di Israele. Ecc.
Come scandalizzarsi se, con tale “pedagogia”, i giovani soldati israeliani poi si comportano come domatori di bestie feroci ai “check-point” o i giovani coloni “rompano le corna agli Arabi” senza alcuno scrupolo e sparino contro gli abitanti palestinesi come ai tempi gioiosi del selvaggio West?
 
Il testo che segue è più che sufficiente per toccare con mano questa realtà che fa fremere qualsiasi persona che ha ancora un briciolo di umanità.
Zvi Ba'rel, giornalista di riferimento del quotidiano “Haaretz” ha scritto l’articolo dopo il linciaggio avvenuto a Gerusalemme di Jamal Julani, un ragazzo palestinese, per mano di una banda di giovinastri israeliani, uno dei quali dichiarava che “poteva anche morire, il fatto non mi interessa, dal momento che si tratta di un Arabo”, mentre decine di passanti e la polizia stavano a guardare la scena senza reagire.[xviii]
La “letteratura” israeliana che incita all’odio contro gli Arabi può essere datata ben prima dell’occupazione.
La serie di libri per bambini “Danidin” di Shraga Gafni è infarcita di illustrazioni e di espressioni che collocano segnali sulla strada per lo sviluppo dell’odio anti-arabo.
La collana “Mikraot Israel” (“Lettori israeliani”), che è servita ad istruire centinaia di migliaia di bambini israeliani è anch’essa imbottita di termini che incitano all’odio.
Ci sono persone che spendono un sacco di tempo per controllare il contenuto dei libri di testo pubblicati da parte dell’Autorità Palestinese. Ma non provano mai il bisogno di elencare tutte le ricette che hanno lo scopo di sviluppare in noi l’odio anti-arabo, che in tanti Israeliani si è profondamente incuneato.
Quindi, si è cercato di correre in difesa di questi criminali di Gerusalemme, il cui “unico crimine”, se riflettiamo bene, è stato di mettere in pratica la pedagogia israeliana e il suo carattere particolare di “Morte agli Arabi”, che a loro è stato inculcato.
Questa mentalità continuerà ad essere parte integrante dell’identità nazionale ebraico-israeliana, quand’anche l’occupazione venisse a cessare domani mattina.
E questo, perché il nostro “Morte agli Arabi”  non è l’odio “classico” nei confronti di qualcuno che è diverso, non è la parola d’ordine infame di gang che si dedicano a ciò che definiscono “rappresaglie”. Questo non corrisponde alla xenofobia o al terrore dei musulmani, che possiamo riscontrare nel razzismo europeo.
Da noi, l’odio per l’Arabo fa parte delle manifestazioni di lealtà e di identità che un cittadino ebreo deve fornire allo Stato.
Un Israeliano fedele ed obbediente è un Israeliano che lascerà morire un Arabo perché costui “ è un Arabo”. E se una persona non è fatta così, è ben noto questo,“è perché lei si accuccia con gli Arabi.”
Cosa rispondere a questo vecchio giornalista patriota?
Quando un sistema educativo porta i cittadini a linciare altri cittadini perché questi sono fisicamente diversi, senza suscitare proteste o condanne unanimi, dobbiamo pur riconoscere che ci troviamo di fronte a un sistema fascista!
 
... Ed è inutile cercare di girare la faccia da un’altra parte, ciò che accade in Israele non è in alcun modo un razzismo circostanziale o limitato ad una minoranza, come è possibile farne l’esperienza nella maggior parte dei paesi occidentali.
Il razzismo in Israele è la conseguenza dell’applicazione metodica di un’ideologia propagata dai dirigenti sionisti ed è parte integrante, consustanziale di tutto il sistema politico ed educativo.[xix]
 
Come evidenziato dalle osservazioni della sociologa Eva Illouz, insegnante di sociologia presso l’Università ebraica di Gerusalemme, anche le istituzioni giudiziarie non sono immuni dalla xenofobia:
Gli Arabi di Israele (il 20% !) sono certamente dei cittadini, ma la loro cittadinanza è un puro fatto amministrativo, e non una forma di partecipazione attiva alla cultura, alla politica e all’economia di Israele”.[xx]
 
I rabbiosi Sionisti potranno ben strillare come aquile[xxi], la terribile constatazione sta là: la società israeliana attuale sta marcendo, è incancrenita a causa della sua “bestialità”!   
 
Una democrazia... molto particolare 
La “Legge Fondamentale” – come sappiamo, Israele non ha una Costituzione, che, in particolare, dovrebbe sancire la determinazione di un limite territoriale - proclama che si tratta di uno “Stato Ebraico”.
La nuova legge che Netanyahu e Lieberman desiderano promulgare imporrà ad ogni cittadino, sia esso laico, cristiano o musulmano, di giurare fedeltà alla identità ebraica dello Stato ... pena l’espulsione!
Teocrazia sposata con Democrazia! Unione di capra e cavolo, giusto?
 
Numerose sono state le voci che fortunatamente si sono sollevate contro questo progetto che “configurandosi su una base etnica o religiosa, introduce una discriminazione istituzionale tra i suoi cittadini fondata sulla loro origine o la loro religione (...) Il riconoscimento di Israele in quanto “Stato ebraico” tenderebbe a rafforzare la pretesa di Israele di rappresentare anche i cittadini ebrei di altri Stati, e a convalidare in via definitiva i diversi tipi di discriminazione nei confronti dei cittadini israeliani non riconosciuti come “Ebrei”.
Si dovrebbe temere tutto questo, benché il riconoscimento di Israele come “Stato ebraico” non fornisca una base giuridica internazionale ad un sistema di apartheid, nel caso in cui Israele continuasse nella sua politica di allargamento degli insediamenti in Cisgiordania, negando i diritti nazionali del popolo palestinese”.[xxii]
 
 Alcune particolarità di questo regime pretenziosamente democratico:   
- La carta d’identità israeliana comporta citazioni identificative differenti a seconda che uno sia Ebreo o Arabo.
- Solo il matrimonio religioso giudaico ha valore di Stato Civile (il matrimonio secondo il rito di un’altra religione è solamente “riconosciuto”).  
- La popolazione dei territori “annessi” nel 1967 non ha status di nazionalità e i civili non-ebrei possono essere “giudicati” solo da tribunali militari.
- La discriminazione etnica nelle assunzioni di lavoro è generale per 1.200.000 Palestinesi di nazionalità israeliana.
- La giustizia è discriminatoria. Un Israelo/palestinese è sistematicamente condannato a pene più pesanti rispetto ad un cittadino catalogato come “ebreo”. [xxiii]
- Le terre ancestrali dei Beduini del Négev sono state confiscate. Israele ha ristretto i Beduini all’interno di una piccola regione, il triangolo del Siyag (Beersheva, Dimona, Arad) e li ha confinati dentro townships (insediamenti simili a quelli destinati ai neri nel Sudafrica razzista).[xxiv]
- Solamente il 2% delle terre possono essere acquistate da “Israelo-palestinesi”, in quanto una legge autorizza l’Agenzia Ebraica ad opporsi alla vendita ai non-ebrei. [xxv]... Etc.

Apartheid ? Ma di cosa parlate? 

Tutte queste pratiche discriminatorie e coercizioni appartengono, o no, ad un regime autoritario e razzista che non ad un regime da noi definito democrazia, giusto?
Come possiamo accettare di questo Stato ciò che noi condanniamo in altri paesi, e troveremmo inaccettabile nel nostro?
Come scrive l’Israeliano Amnon Be'eri-Sulitzeanu, vicedirettore di “Abraham Fund Initiatives”: “Nel 2010, la segregazione tra Ebrei e Arabi in Israele è quasi assoluta. Per quelli di noi che vivono qui, questa è una cosa che non presenta alcun imbarazzo, né perplessità”. [xxvi]
 
Il “Tribunale Russell per la Palestina” (Città del Capo, novembre 2011), che ha riunito i maggiori esperti di diritto internazionale per giudicare dell’esistenza, o meno, di un regime di apartheid in Israele e nei territori palestinesi occupati, ha concluso che “Israele sottopone il popolo palestinese ad un regime istituzionalizzato di dominazione considerato come apartheid in base al diritto internazionale. Tale regime discriminatorio si manifesta con intensità e modalità variabili contro le diverse categorie di Palestinesi, a seconda del loro luogo di residenza.
I cittadini palestinesi di Israele, pur godendo del diritto di voto, non fanno parte della nazione ebraica in virtù della legge israeliana e sono quindi privati dei vantaggi derivanti dalla nazionalità ebraica e sono oggetto di discriminazione sistematica su una vasta gamma di diritti dell’uomo riconosciuti ... ecc.” [xxvii] 
 
Se ci fosse ancora qualcuno che dubita dell’esistenza del regime di apartheid, non deve altro che ascoltare Bentzi Gopstein, presidente dell’associazione “Lehava”, che ha lanciato una campagna sconvolgente per sensibilizzare i genitori israeliani sui pericoli dei matrimoni misti: “Dobbiamo mettere in guardia i genitori contro i pericoli di mandare le loro figlie al servizio militare con degli Arabi o a lasciarle lavorare con costoro (...) Lavorare con gli Arabi produce un rischio reale di assimilazione, ed è per questo che incoraggiamo il lavoro ebraico e fra Ebrei (...) Continuiamo la tradizione di Ben-Gurion, e siamo determinati a dare tutto il nostro appoggio a coloro che impiegano solo Ebrei.[xxviii].
... Un certo Anders Breivik ha ammazzato 77 giovani Norvegesi che avevano il torto, secondo lui, di raccomandare l’assimilazione.
 
E così stigmatizza, ancora una volta, il rapporto di “Human Rights Watch” del dicembre 2010:
I Palestinesi sono vittime di discriminazione sistematica in ragione della loro razza, origine etnica e nazionale, in conseguenza di ciò essi sono privati ​​di elettricità, acqua, scuole e strade, mentre i coloni ebrei del loro vicinato godono di tutti questi servizi pubblici.
 
Ancora, altre discriminazioni:
 
- Imprigionamenti illegali, secondo il Diritto internazionale e la legge di Israele, di ragazzini minori di 14 anni, accusati di lanci di pietre  [xxix]
- La “Legge dell’assenza”, che permette di appropriarsi della casa di un non-ebreo, dopo averlo fatto fuggire.
- Privazione dell’acqua nei territori palestinesi (70 litri/giorno per un Palestinese contro i 300 litri/giorno per un Israeliano !)
  
  
 

 Ragazzi prigionieri  [xxx]

- Strade vietate ai non-ebrei. L’esempio più clamoroso e conosciuto è quello della Strada 60, che, da nord a sud, trancia la Cisgiordania in due!

 

In azzurro, la Strada 60!

- Restrizioni alla libera circolazione mediante controlli umilianti. (Secondo un rapporto pubblicato dal centro di informazioni B’Tselem, già nel 2008 venivano registrate in Cisgiordania 459 barriere e 66 posti di controllo).
-  “Filtraggio” degli studenti arabo/israeliani da parte dei servizi di sicurezza di Israele (Shabak) per escluderli dalle Università.
- Legge “anti-boicottaggio” del 2011 che proibisce qualsiasi libertà di espressione, anche non-violenta, contro la politica di Israele.[xxxi]
... Ecc. 

... E collaborazioni piuttosto particolari!

Già prima della creazione di Israele, i dirigenti sionisti avevano collaborato con il regime nazista.[xxxii] In seguito, lo Stato di Israele ha continuato a sostenere attivamente i diversi regimi ben noti per il loro autoritarismo e in determinate operazioni poco gloriose per gli Stati che le hanno perpetrate ha fornito tutta la sua collaborazione.
 
Qualche esempio, per ricordare:
 
- Collaborazione militare con il regime razzista del Sud-Africa, in modo particolare nel programma di sviluppo della bomba atomica. Ricevendo John Vorster[xxxiii], primo Ministro sudafricano nel periodo 1966-1978, Yitzakh Rabin[xxxiv] in un brindisi esalterà “gli ideali comuni ad Israele e al Sud-Africa, due paesi che devono affrontare una brutalità e una instabilità ispirata dallo straniero.”
- Collaborazione del Mossad[xxxv] nell’assassinio di Ben Barka durante la dittatura di Hassan II[xxxvi] 

Shimon Peres[xxxvii] visita Hassan II dopo l’assassinio di Ben Barka

- Assistenza nella fondazione della “Savak” (la polizia politica dello Scià di Persia) e sostegno tecnico del Mossad nella formazione degli “inquisitori”.  
- Collaborazione con diverse dittature latino-americane (con Pinochet in Cile, con Stroessner in Paraguay...). Ecc.
 
Tutte queste collaborazioni e corruzioni con i poteri autoritari non vengono mai classificate negli archivi. Comunque, non hanno mai cessato di esistere e si sviluppano di continuo, come viene testimoniato fra l’altro da Richard Wagman, presidente onorario dell’UJFP (Union Juive Française pour la Paix – Unione Ebraica Francese per la Pace)[xxxviii] 

Non si tratta di un regime fascista?

Eppure è così che una trentina di intellettuali ebrei, tra cui Albert Einstein e Hannah Arendt,  cittadini degli Stati Uniti, hanno qualificato il sionismo nel famoso articolo del The New York Times del 1948.[xxxix]
Le tre caratteristiche principali del fascismo, nazionalismo, autoritarismo ed etnocentrismo, corrispondono in pieno all’attuale regime israeliano che promuove uno Stato “etnicamente puro”.
La dichiarazione di Lieberman “faremo di Israele uno Stato etnicamente omogeneo![xl] non lascia alcun dubbio sulle sue intenzioni.
Egli rivendica implicitamente il diritto di opprimere gli Arabi/israeliani e gli abitanti dei territori occupati, di praticare l’apartheid e di affermare il suo élitismo di “popolo eletto”!
In questa prospettiva, alcuni insediamenti di coloni israeliani organizzano attività che assomigliano furiosamente ai metodi di indottrinamento dei giovani di Mussolini.
Manca solo la camicia nera e il foulard bleu!
 
Uno dei più conosciuti è il centro “Caliber32” (colonia di Gush Etzion nella Cisgiordania occupata), diretto da ex militari. Da tanti anni il centro offre una “esperienza turistica unica ed eccitante”: si impara a sparare “ come veri soldati”, “si apprendono le tecniche dei terroristi, e si impara ad affrontarli”. [xli]
 
 

Il poligono di tiro di Gush Etzion

Secondo il quotidiano “Yediot Ahranot”, centinaia di turisti, per lo più dagli Stati Uniti, ogni anno affollano Gush Etzion per seguire i corsi sulla liquidazione di Palestinesi, …presenti come sagome di cartone. Come ha dichiarato uno degli organizzatori di “Caliber32”: “In questo modo noi combiniamo i valori del sionismo con l’eccitazione e il piacere delle sparatorie e dei tiri al bersaglio, il che rende l’attività più significativa” [xlii]
 
Nurit Peled-Elhanan[xliii] testimonia (estratto dal discorso del 9/6/2012)[xliv]:
 “Quest’anno, sono stati presentati venticinque progetti di legge razzisti e più di dieci leggi razziste sono state approvate,… e appena una manciata di cittadini ebrei è scesa in piazza
Più di 300 persone imprigionate senza processo hanno iniziato uno sciopero della fame assoluto per due mesi e più,… e solo pochissimi cittadini ebrei sono scesi in piazza.
Migliaia di bambini non frequentano la scuola a Gerusalemme Est, perché il ministro ebreo dell’istruzione non apre le classi e perché la legge razzista sulla cittadinanza li rende cittadini privi di diritti,… e nessuno scende nelle strade.
La separazione delle famiglie, l’espulsione degli abitanti, la confisca delle terre, i bambini tirati giù dal loro letto e sottoposti a crudeli interrogatori, le famiglie sfrattate dalle loro case e gettate in mezzo alla strada, i contadini torturati da teppisti che indossano la kippa e agiscono sotto la protezione dell’esercito e per ordine del governo, …e solo alcuni scendono nelle strade.
Solo così il movimento sionista è arrivato al vertice del successo.
Lo Stato di Israele, che è stato ufficialmente dichiarato come uno Stato di apartheid, si distingue in ciò che è sempre stato il metodo più tipico e con sicuro esito del razzismo: la classificazione degli esseri umani.”
 

Le tre scimmiette 

Tutte le testimonianze e le analisi lo dimostrano: Israele è veramente uno Stato incancrenito dal razzismo e che pratica una politica di apartheid nei confronti dei cittadini di origine palestinese.
I media sionisti occidentali più di destra tentano, ovviamente, di nascondere questa realtà nauseabonda (“in buona sostanza si tratta solo di minoranze” o “la maggioranza degli Statunitensi lo è così. Come tutti i popoli del mondo, di fatto”), o cercano di sviare le critiche verso altri gruppi etnici (“E che dire del destino che gli Arabi riservano alle loro minoranze etniche o religiose?”). Altri media, sionisti ugualmente, accusano i partiti israeliani di destra di essere gli unici responsabili di questa deriva, minimizzando questa situazione ed escludendo qualsiasi denuncia del regime.
 
Per giunta, bisogna rilevare e sottolineare l’apatia di troppe organizzazioni occidentali tutte consacrate alla “ pace nel mondo”.  Se queste organizzano con entusiasmo manifestazioni locali contro il razzismo e l’antisemitismo - e non possiamo che sostenere queste iniziative – una chiara e netta presa di posizione accusatoria dell’attuale regime di Israele per la diffusione di dottrine razziste e di pratiche segregazioniste non è mai assunta “in piena luce” in queste loro attività.
Inoltre, è desolante vedere certi progressisti di cultura ebraica scandalizzarsi, quando si affronta la questione del razzismo che permea il movimento sionista dagli anni ‘30 alla creazione di Israele e la politica di pulizia etnica sempre in vigore.
 
A costoro è difficile ammettere che il razzismo sia così profondamente radicato nella società civile israeliana, da renderla complice delle pratiche xenofobe dei suoi dirigenti.  
Essi spesso fanno riferimento e cercano sostegno su dogmi e miti [xlv] e piovono accuse di antisemitismo, di negazionismo, … sulle persone il cui solo crimine è di essere attivisti in favore dei diritti dell’uomo e della giustizia.
Fortunatamente, oltre alle migliaia di manifestanti che protestano in tutto il mondo, sempre di più giornalisti e cittadini israeliani rifiutano una tale ideologia e cercano di sensibilizzare i loro concittadini a rigettare un regime che ha una tale visione dell’umanità.
Se attualmente sono minoritari, non per questo rinunciano a sperare e a contrapporsi.
 
Comunque non si cada nell’errore, in alcun modo bisogna accusare l’insieme degli Israeliani di razzismo... come non si è fatto nell’accusare tutti i Sudafricani, i Tedeschi, i Belgi, o i Francesi in momenti diversi. Solo i dirigenti politici e i capi religiosi che diffondono questa ideologia e insegnano il disprezzo per gli esseri umani devono essere denunciati e perseguiti.
È questa macchina del “lavaggio del cervello” che deve essere estirpata!
 
Più di dieci anni fa, Nelson Mandela scriveva:
La discriminazione razziale in Israele è la vita quotidiana per la maggioranza dei Palestinesi (...) L’apartheid è un crimine contro l’umanità. Israele ha privato milioni di Palestinesi della loro libertà e delle loro proprietà. Israele perpetua un sistema di discriminazione razziale e di disuguaglianze. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di Palestinesi, in violazione del diritto internazionale. Ha scatenato una guerra contro una popolazione civile, ed in particolare nei confronti dei bambini.[xlvi]
Disgraziatamente, le parole di Mandela sono ancora e sempre attuali.
 
Allora, fino a quando i responsabili politici europei cesseranno di imitare le tre scimmiette?
Quando oseranno affrontare la realtà?
Credono veramente che a forza di non voler vedere nulla, di non voler sentire nulla e di nulla voler dire, non stanno collaborando con l’oppressore?
Credono veramente che, proteggendo un paese razzista che pratica la pulizia etnica e instaurando con esso relazioni e rapporti commerciali, contribuiranno a renderlo democratico? 
 
Note
[i] Bielorusso d’origine, emigra in Palestina nel 1943. Nel 1946, come comandante dell’Irgoun, ha coordinato l’attentato dell’hôtel King David (92 morti). Primo ministro di Israele dal 1977 al 1983.
 
[ii] Bielorusso emigrato in Inghilterra (suddito britannico nel 1910). Alla testa dell’Organizzazione Sionista Mondiale nel1920, si è insediato in Palestina nel 1937.
 
[iii] Citato da Arthur Rupin (The Central Zionist Archives in Jerusalem, Office of Arthur Ruppin (S55), Personal papers (A107)
[iv]Nativo della Bielorussia (suo nome di origine : Yezernistky), ha collaborato con il regime nazista, responsabile della morte di un grande numero di civili e del conte Bernadotte, mediatore dell’ONU.  
 
[v] Discorso ai coloni, citato dal “New York Times” del 1/4/1988
 
[vi] Generale d’armata e primo ministro dal 1999 al 2001, principale responsabile dell’incremento degli insediamenti delle colonie in Cisgiordania.  
 
[vii] “Jerusalem Post” del 19/6/1989
 
[viii] Moldavo di origine (Evik Lvovitch Liberman), fondatore e dirigente di un partito di estrema destra, arrivato in Israele nel 1978
 
[ix] In un’intervista al quotidiano “Maariv” del 3/6/2012
 
[x] Risultato di un sondaggio per "Yisraela Goldblum Fund" (Gidéon Lévy in “Haaretz” del 23/10/2012)
 
[xi] I centri di elaborazione sionisti non hanno mancato di fare di tutto per far perdere credibilità a “Haaretz” (vedere “JSS News” del 31/10/2012)
 
[xii] Vedere il video israeliano “Un sabato al Museo”  (www.youtube.com/watch?v=Lr1NiHJEF_I)
 
[xiii] Figlia di un generale e madre di un adolescente di 14 anni morto in un attentato suicida palestinese. Premio Sakharov 2001 e una delle promotrici del “Tribunale Russell Palestina”
 
[xiv] “La Palestina nei libri scolastici in Israele: ideologia e propaganda nell’educazione” (Library of Modern Middle East Studies, 2012)
 
[xv] Esposizione “New Profile” (UPJB 30/9/2012)
 
[xvi] “Le gioiose colonie di vacanza di Hamas” su “JForum” (9/8/2012)
 
[xvii] Per contro, nessuna traccia di razzismo nei manuali scolastici finanziati dall’Unione europea per i bambini palestinesi.  
 
[xviii] In www.haaretz.com/opinion/a-good-jew-... e “Israele sconvolta da un linciaggio…” di Hélène Sallon (“Le Monde” del 31/8/2012)
 
[xix] “La Palestina nei libri scolastici in Israele” di Nurit Peled-Elhanan, insegnante all’università ebraica di Gerusalemme
 
[xx] “Israele : giustizia o tribalismo” in “Le Monde” del 4/11/2012
 
[xxi] “Il mondo accusa Israele e gli Israeliani di non essere governati attraverso norme morali universali” in www.europe-israel.org&quot&nbsp
 
[xxii] Pascal Lederer, “Un’altra voce ebraica” (http://uavj.free.fr/UAVJtxt47.htm)
 
[xxiii] Vedere il caso (Haaretz del 12/7/2012) dell’assassinio di Hussam Rapidi, il cui omicida si è visto appioppare una leggera pena, e quindi “Se l’assassino fosse stato arabo e la vittima un ebreo, avrebbe ricevuto l’ergastolo. Solo nei tribunali israeliani la vita di un Arabo non vale che 5000 shekels.” (Yariv Oppenheimer, Peace Now)
 
[xxiv] Il piano “Prawer” (dal nome di Ehud Prawer, direttore della Divisione delle politiche di pianificazione di Benjamin Netanyahu) prevede il trasferimento forzato di 70.000 cittadini Beduini dalle loro terre ereditarie e la distruzione di 35 antichi villaggi che Israele ha deciso di classificare come “illegali”.
 
[xxv] The Inequality Report (Katie Hesketh, Adalah, marzo 2011)
 
[xxvi] Ha’aretz del 20/10/2010
 
[xxvii] Il testo completo e le osservazioni possono essere rilevati sui diversi siti web del “Tribunale Russell per la Palestina” (www.france-palestine.org / www.russelltribunalonpalestine.com&...;;)
 
[xxviii] Intervista in “Israël Magazine” del 22/7/2012
 
[xxix] Rapporto di B’tselem del luglio 2011
 
[xxx] Rapporto "Children in military custody", “Bambini in prigioni militari”, del giugno 2012 del “Foreign & Commonwealth Office” della Gran-Bretagna
 
[xxxi] “Prossimamente verranno vietati gli appelli per la fine dell’occupazione o in favore della fratellanza fra Ebrei ed Arabi” (Gideon Levy in “Haaretz” )
 
[xxxii] Leggere “Mémento 1: il genocidio nazi, non è affar mio!”
 
[xxxiii] Comandante locale di una organizzazione “afrikaner” pro-nazie, venne imprigionato dai Britannici durante la guerra  1940/45
 
[xxxiv] Generale e primo ministro, assassinato nel 1973 da un estremista sionista. È uno dei responsabili del massacro di 250 civili e dell’espulsione dei 19.000 abitanti di Lydda nel 1948 (“Palestina 1948” di Yoav Gelber). Unitamente a Shimon Peres e Yasser Arafat… Premio Nobel per la Pace 1994.
 
[xxxv] Agenzia di spionaggio, corrispondente alla CIA statunitense, dipendente direttamente dal primo ministro. Responsabile di un gran numero di omicidi e di atti terroristici.
 
[xxxvi] Shmouel Seguev, “Le lien marocain” , Editions Matar (Israël)
 
[xxxvii] Originario della Bielorussia (Szymon Perski), è stato uno dei dirigenti della Haganah ed è considerato il “padre” delle forze nucleari di Israele.
 
[xxxviii] “Il governo israeliano, dalla corruzione alla guerra” in “Rue 89” del 28/4/2010
 
[xxxix] New York Times del 2/12/1948
 
[xl] “Le Monde” del 19/9/2010
 
[xli] Leggere “Et si on jouait à la guerre?” – “E se giocassimo alla guerra?” di Caroline Grimberghs (“La Libre Belgique” del 13/7/2012)
 
[xlii] “Le Monde” del 20/6/2012
 
[xliii] Insegnante di letteratura comparata all’Università ebraica di Gerusalemme, figlia di un generale e madre di un adolescente di 14 anni morto in un attentato suicida palestinese. Premio Sakharov 2001 e una delle promotrici del “Tribunale Russell per la Palestina”.
  
[xliv] Testo completo su “Euro Palesatine” (www.europalestine.com/spip.php?arti...)
 
[xlv] Leggere “I 10 miti di Israele” di Ilan Pappé, pubblicato da “CJPMO (Canadiens pour la Justice et la Paix au Moyen-Orient)” (www.cjpmo.org)
 
[xlvi] Lettera a Thomas L. Friedman, editorialista del “New York Times” (28/3/2001)

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://www.michelcollon.info/Les-Palestiniens-sont-des-betes.html?lang=fr
Publication date of original article: 29/11/2012
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=8733

 

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