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 25/08/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / L’Imperialismo in un’epoca a corto di liquidi: gli Stati Uniti possono far fronte solo ad una… “mezza guerra” fredda (Parte II)
Date of publication at Tlaxcala: 27/01/2012
Original: Imperialism for a cash-strapped era: US can afford only half-a-cold war (Part II)

L’Imperialismo in un’epoca a corto di liquidi: gli Stati Uniti possono far fronte solo ad una… “mezza guerra” fredda (Parte II)

MK Bhadrakumar

Translated by  Curzio Bettio

 

La “rivoluzione colorata” continuerà ad essere il percorso più indicato per gli Stati Uniti ad effettuare un cambio di regime in Asia centrale. Ma i limiti nella capacità di intervento da parte degli Stati Uniti non possono non essere notati. Come un osservatore perspicace ha sottolineato di recente, gli Stati Uniti sembrano un “affittuario piuttosto che un onesto proprietario terriero di terra eurasiatica” - e un affittuario può sempre essere sfrattato dal proprietario.
In secondo luogo, i paesi dell’Asia centrale non possono che trovare odiosi i cambiamenti di regime violenti in Iraq, Afghanistan e Libia, e non desiderano passare attraverso un’esperienza simile.
Cosa più importante, sia la Russia che la Cina sono orientate verso politiche attive regionali con riguardo ai paesi dell’Asia centrale, politiche che concedono a questi paesi molto spazio di resistenza alle pressioni degli Stati Uniti.

Rimane il fatto che i paesi dell’Asia centrale sono una parte integrante della cosiddetta Rete di Distribuzione del Nord [NDN], che sta assumendo sempre maggior importanza strategica come via principale dei rifornimenti per la guerra statunitense in Afghanistan, a causa della rottura e della sfiducia nelle relazioni degli Stati Uniti con il Pakistan, con la conseguente chiusura delle vie di transito attraverso il Pakistan.
In effetti, questo significa che “gli strateghi della politica russi possono ora trarre conforto dal fatto che la missione della NATO in Afghanistan diviene ostaggio della buona volontà di Mosca”, per citare Richard Weitz, direttore del Centro di Analisi politico-militari presso l’autorevole centro studi del “Washington Hudson Institute”.

Weitz ha scritto:
“La NDN non può funzionare senza accedere al territorio russo o senza affrontare l’opposizione della Russia, data la decisiva influenza di Mosca sulle repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale. Considerando che le esigenze logistiche della NATO in Eurasia devono essere soddisfatte, Mosca occupa una posizione chiave.”
In termini geopolitici, questo significherebbe che gli Stati dell’Asia centrale continuerebbero a puntare su Mosca come principale fornitore di sicurezza per la regione, e finché Mosca continua a migliorare i propri interessi politici, economici e di sicurezza in quest’area, commisurati al suo stato di grande potenza, la capacità degli Stati Uniti di presentare se stessi come i “giusti della storia” rimarrà fortemente limitata.

Punto critico

Questo ci riporta al Medio Oriente e all’Asia-Pacifico, come ai due principali teatri in cui ci si può attendere che venga messa in azione a breve termine la nuova strategia di difesa degli Stati Uniti.
Il documento mette in chiara luce che in queste due regioni gli Stati Uniti intendono perseguire politiche vigorose, con l’intento di ottimizzare la loro influenza, e non sarà permesso che vengano contrapposte limitazioni  alle risorse del Pentagono.
Il documento afferma la continuità di approccio interventista degli Stati Uniti in Medio Oriente e la loro ricerca di egemonia regionale.
Si considera la Primavera araba come fonte di sfide per la strategia degli Stati Uniti, ma si colgono anche le “opportunità” che si presentano.


Nel breve termine, ci possono essere incertezze circa la direzione degli sviluppi nella regione, ma gli Stati Uniti possono aspettarsi una “collaborazione più stabile e affidabile” con i nuovi governi a carattere rappresentativo.
Nella strategia regionale degli Stati Uniti sono state scelte per importanza tre direzioni: il sostegno degli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo [GCC]; il contenimento dell’Iran; “garanzie assolute per la sicurezza di Israele”.
Il documento sottolinea che rimarrà prioritaria la grande presenza militare degli Stati Uniti nella regione. Tutto sommato, quindi, il senso generale del documento è che gli Stati Uniti faranno di tutto per perpetuare la loro egemonia regionale in Medio Oriente.
La decisa affermazione del sostegno alle oligarchie dominanti nei territori del GCC si traduce nella grande determinazione nel fare di tutto per mantenere il controllo sulle vaste risorse di petrolio e gas della regione.


Le prese di posizione differenziate degli Stati Uniti nei confronti delle primavere arabe - in tono minore l’approccio rispetto al Bahrein, Giordania e Arabia Saudita, e acuto fervore rivoluzionario per quanto riguarda la Libia e la Siria – enfatizzano il punto che la geopolitica sarà sempre al vertice della strategia degli Stati Uniti. A tal fine, gli Stati Uniti non incoraggeranno alcun “cambio di regime” nei paesi del GCC. Al contrario, gli Stati Uniti persevereranno con gli sforzi per forzare un cambiamento di regime in Siria.
Il modo di rapportarsi rispetto alle primavere arabe è direttamente collegato agli altri due schemi della strategia regionale degli Stati Uniti, in particolare, al contenimento dell’Iran e alla salvaguardia della preminenza regionale di Israele.
La realtà geopolitica è tale che la pretesa da parte dell’Iran di potenza ed influenza regionale pone questo paese in contrasto con gli interessi degli Stati Uniti e di Israele.
Allo stesso modo, l’ascesa dell’Iran come potenza regionale deriva da una molteplicità di fattori, che sono prima di tutto insiti nella sfera domestica, e su cui né gli Stati Uniti né Israele hanno una qualche possibilità di influenza - le risorse nazionali dell’Iran nel campo scientifico e tecnologico, il suo successo nell’opporsi e sconfiggere le sanzioni degli Stati Uniti, la sua complessiva forza militare, la sua tecnologia nucleare, il suo sistema politico con una sensibile base sociale e la sua ideologia unificante.


Quindi, le contraddizioni si stanno decisamente acutizzando.
Per gli Stati Uniti, è impensabile l’emergere di un’autentica potenza regionale in Medio Oriente. Gli Stati Uniti semplicemente non possono permettere alcun indebolimento della loro posizione di predominio in una regione strategicamente importante. Ma l’emergere dell’Iran come potenza regionale minaccia di fare esattamente questo, trasformando la geopolitica del Medio Oriente.
Negli ultimi tre decenni, gli Stati Uniti hanno messo in campo tutti gli stratagemmi del loro armamentario per distruggere o indebolire il regime iraniano. Ma l’Iran ha continuato a provocare e non è disposto ad adeguarsi. Quindi, si è arrivati ad un punto critico. Che altra opzione è rimasta agli Stati Uniti se non di scatenare una guerra contro l’Iran?

Corsa agli armamenti!

La parte più sensazionale del documento sulla strategia di difesa degli Stati Uniti riguarda il “ribilanciamento” verso la regione Asia-Pacifico.
In un certo senso, il documento si proietta in avanti e prevede un allargamento della Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti del 2010, per rinnovare la leadership globale degli USA e far avanzare i propri interessi nel XXI secolo, “basandosi sulle fonti di forza domestiche, mentre si sta plasmando un ordine internazionale in grado di affrontare le sfide del nostro tempo.”
L’approccio prevede principalmente l’aumento degli investimenti strategici degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico, sfruttando le paure e i complessi dovuti alla crescita della Cina nella regione tra gli Stati dell’area Asia-Pacifico, alcuni dei quali hanno in corso irrisolte dispute territoriali con la Cina (che si dimostra non disposta a trattare) o hanno dovuto affrontare conflitti militari con la Cina nella storia moderna.
In particolare, il Mar Cinese Meridionale è diventato un’arena di disordini regionali, in cui gli Stati Uniti in una certa misura sono riusciti a fomentare sentimenti regionalisti e la resistenza contro una Cina “energicamente riottosa”.  


Chiaramente, gli Stati Uniti continueranno a ignorare gli avvertimenti della Cina contro il coinvolgimento di “forze esterne” negli affari della regione, e la strategia degli Stati Uniti sarà quella di istigare l’opinione pubblica regionale a mobilitarsi contro la Cina sotto la leadership statunitense.
Gli Stati Uniti insistono anche in modo noioso sulla modernizzazione dell’esercito della Cina, accusando questo paese di mancanza di trasparenza, e danno enfasi alle apprensioni regionali per un “revanscismo” della Cina.
Dall’ultimo documento si evince un aumento sostanziale delle spese militari degli Stati Uniti specifiche per la regione Asia-Pacifico, in modo che guadagni in credibilità la loro pretesa di essere i tutori della sicurezza per i paesi di quest’area. Una corsa agli armamenti nella regione si armonizzerà con gli interessi degli Stati Uniti, e la “minaccia cinese” si presta per la promozione delle esportazioni di armi statunitensi verso questa zona.


Esiste la forte probabilità che gli Stati Uniti faranno tutto il possibile per accentuare i contrasti nei rapporti fra gli Stati regionali da un lato - in particolare India e Giappone - e la Cina dall’altro. L’iniziativa degli Stati Uniti per avviare un dialogo trilaterale con il Giappone e l’India, (che ha visto la sua prima sessione a Washington nel mese di dicembre), può essere vista in questa luce. Allo stesso modo, il tentativo degli Stati Uniti di premere per inserire l’India in un blocco asiatico sotto la loro leadership risulta dal conciso riferimento all’India presente nel documento di strategia di difesa:
“Inoltre, dovremo espandere le nostre reti di cooperazione con i partner emergenti attraverso tutta la regione Asia-Pacifico, per garantire le risorse collettive e la capacità di proteggere gli interessi comuni. Gli Stati Uniti intendono anche investire in una partnership strategica a lungo termine con l’India, per sostenere la sua potenzialità di servire come punto di riferimento stabile economico regionale e come paese fornitore di sicurezza in un’area più allargata dell’Oceano Indiano.”

Intrufolarsi al momento dell’intervallo

Tuttavia, il successo della politica degli Stati Uniti viene impostato su diversi fattori, fra cui spicca la possibilità degli Stati Uniti di offrire un partenariato economico ai paesi della regione, fornendo un’alternativa rispetto al loro gravitare attorno all’orbita economica cinese, come sta succedendo oggi.
La Cina è in grado di mantenere il suo elevato tasso di crescita per almeno un altro decennio, inducendo ad un maggiore consumo il suo miliardo e 300 milioni di abitanti, che stanno acquisendo un reddito disponibile sempre più alto. Con l’aumento del PIL della Cina, i paesi della regione - non solo quelli direttamente periferici alla Cina, ma anche i paesi più lontani - non possono resistere alla attrazione del mercato cinese e vengono quindi inglobati nell’orbita economica della Cina.
I paesi di questa regione sono consapevoli di una realtà che sta consolidandosi sempre più, che la loro straordinaria dipendenza dal mercato cinese potrebbe fornire a Pechino nel corso del tempo il potere di “punire” coloro che remano contro gli interessi della Cina.


In sintesi, si rendono conto che sono mutati gli equilibri di potere nella regione, mentre, al tempo stesso, vige il paradosso che questi paesi si avvalgono anche dei benefici dal commercio e dagli investimenti con la Cina e stanno sfruttando la sua crescita, e questo vale anche per l’Australia, il più fedele alleato degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico.
Un articolo, che ha visto come co-autore il “minister mentor” di Singapore Lee Kuan Yew, più di un anno fa così si esprimeva:

“C’è ancora tempo per gli Stati Uniti per contrastare l’attrazione della Cina, istituendo un accordo di libero scambio con altri paesi della regione. Ciò eviterebbe a questi paesi una dipendenza eccessiva dal mercato cinese ... le prospettive per un rapporto equilibrato ed equo tra il mercato degli Stati Uniti e quello della Cina sta diventando sempre più difficile. In questa regione, ogni anno la Cina attira più importazioni ed esportazioni dai suoi vicini rispetto agli Stati Uniti. Senza un accordo di libero scambio, la Corea, il Giappone, Taiwan e i paesi dell’ASEAN (Associazione degli Stati del Sud-est asiatico) verranno integrati nell’economia cinese - un risultato da evitare.”

Ma questo è più facile a dirsi che a farsi. Se non altro, si sta rafforzando negli Stati Uniti l’umore prevalente contro ogni nuovo accordo di libero scambio, e soprattutto si rendono evidenti sentimenti protezionisti. Per di più, questo è anche un gioco a cui la Cina non disdegna partecipare.
E finora, mentre gli Statunitensi e Lee Kuan Yew possono vedere la Cina come una minaccia economica, i paesi della regione – ma anche gli Europei! - continuano ad essere allettati dalla promessa di una Cina come opportunità economica.
In buona sostanza, invece di essere prescrittiva, la Cina finora si è adeguata alla creazione di situazioni “win-win”, vantaggiose per tutti, con i suoi partner dell’Asia-Pacifico.
La palese accentuazione della nuova strategia di difesa verso una guerra fredda con la Cina mira a neutralizzare la percezione diffusa nella regione Asia-Pacifico che il “momento unipolare” degli Stati Uniti stia finendo.


Tuttavia, l’assenza prolungata degli Stati Uniti dalla regione, dato il loro impegno nella “guerra al terrorismo” degli ultimi dieci anni, ovviamente, ha creato un nuovo paradigma, per cui i paesi della regione hanno cominciato a riflettere sulla stabilità, sicurezza e prosperità della regione in assenza della leadership dello Zio Sam.
I nuovi meccanismi regionali di cooperazione in questa area si sono conformati come il “10 +1”, [10 paesi membri dell’ASEAN più la Cina] e nuovi approcci allo sviluppo di una matrice di legami politici, economici e di sicurezza hanno fatto progressi sostanziali.
In sintesi, quindi, gli Stati Uniti praticamente cercano di intrufolarsi al momento dell’intervallo in una rappresentazione teatrale asiatica, che non prevede la loro presenza, o per cui non si ritiene necessaria la loro partecipazione al cast, tanto meno come primi attori.
Inoltre, la Cina non sta ferma a guardare, neanche un po’!


Un potente strumento nelle sue mani è il livello senza precedenti della sua interdipendenza economica con gli Stati Uniti. Il fatto che il presidente Barack Obama abbia iniziato il calendario diplomatico degli Stati Uniti per il 2012 delegando il ministro del Tesoro Timothy Geithner come inviato speciale a Pechino - subito dopo le stridule espressioni pronunciate a margine della sessione APEC a Honolulu e dopo il vertice dell’Asia orientale di Bali - sottolinea il vivo desiderio di Washington di impostare una voluminosa agenda positiva riguardante le relazioni USA-Cina.
[N.d.tr.: L’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) è un organismo per la cooperazione economica nell’area Asia-Pacifico, nato nel 1989, allo scopo di favorire la cooperazione e la crescita economica, il libero scambio e gli investimenti nell’area medesima.]
Naturalmente, Pechino ha accolto con gioia l’opportunità di rapporti cordiali.
I colloqui di Geithner con la leadership cinese hanno trasmesso il messaggio che i due paesi non hanno altra alternativa che quella di una cooperazione favorevole per entrambi.
 
Con una ripresa economica statunitense che si sta rivelando più lenta del previsto, il mercato cinese assume la massima importanza per incrementare il tasso di crescita negli Stati Uniti. Ancora, l’acquisto continuato da parte cinese delle obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti è di vitale importanza per la capacità degli Stati Uniti di conservare una sostenibilità finanziaria.
Ultimamente, si è verificata una curiosa convergenza di interessi rispetto all’isolare le rispettive economie dalle ricadute negative della crisi dell’Eurozona.
Sullo sfondo dei colloqui di Geithner a Pechino, il “China Daily”, quotidiano di proprietà del governo cinese, sottolineava:

“Anche se alcuni funzionari dell’amministrazione di [Barack] Obama si sono uniti nel gioco di attaccare violentemente la Cina, esperti di rilevo di questioni cinesi all’interno e nell’ambito della Casa Bianca sembrano essere più lucidi, motivo per cui alla Camera dei rappresentanti è stata accantonata la discussione sui rapporti dollaro-yuan, e il ministero del Tesoro non ha etichettato la Cina come 'manipolatore di valuta' ...
Prima della visita di Geithner, l’Assistente alla segreteria di Stato Kurt Campbell ha visitato Pechino e ha discusso sui recenti sviluppi nella penisola coreana, e il vice-presidente Xi Jinping è stato invitato a visitare gli Stati Uniti in febbraio. Speriamo che tali visite ad alto livello da entrambe le parti contribuiranno a dare certezza che le relazioni cino-usamericane si mantengano su una giusta direzione.”

In definitiva, il “riequilibrio” delle capacità militari degli Stati Uniti verso l’area Asia-Pacifico ha motivazioni complesse, quella di impegnare la Cina più in profondità, e contemporaneamente su un binario parallelo quella di attingere alla crescente prosperità dei paesi della regione, giocando sulle loro insicurezze, per poi condurle sotto la leadership degli Stati Uniti. Entrambe le iniziative sono necessarie per la ripresa dell’economia statunitense.
Il risultato finale sarà, contrariamente alle intenzioni apparenti della strategia di difesa degli Stati Uniti a proclamare una nuova Guerra Fredda in Asia-Pacifico, l’alta probabilità che Washington potrebbe finire per ottenere al massimo una pura e semplice “Guerra Fredda …dimezzata”. E una Guerra Fredda è inutile se non è completa e al cento per cento…salutare.

La dura realtà è che gli Stati Uniti non sono in grado più di ispirare fiducia nella comunità internazionale circa il loro “momento unipolare”. Gli ultimi dati allo scorso settembre mostrano che la dimensione del debito nazionale degli Stati Uniti ha raggiunto una nuova pietra miliare – 15.230 miliardi di dollari – e questo ora è troppo anche per il sistema economico usamericano nel suo complesso. La previsione a lungo termine è che il debito correrà più velocemente dell’economia e l’economia può avere bisogno di una crescita annuale del 6 per cento solo per stare al passo con i debiti galoppanti.





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://www.strategic-culture.org/news/2012/01/18/imperialism-for-a-cash-strapped-era-us-cold-war-ii.html
Publication date of original article: 18/01/2012
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=6697

 

Tags: Asia-PacificoASEANUSAGuerraCinaRussia
 

 
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