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English  
 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Opposizione sociale nell’era di Internet: militanti “desktop” e intellettuali pubblici
Date of publication at Tlaxcala: 06/12/2011
Original: Social Opposition in the Age of Internet: Desktop “Militants” and Public Intellectuals

Opposizione sociale nell’era di Internet: militanti “desktop” e intellettuali pubblici

James Petras

Translated by  Curzio Bettio

 

Lettura ad invito in occasione del “Symposium on Re-Publicness”, sponsorizzato dall’Ordine degli ingegneri elettrotecnici ed elettronici, ad Ankara, Turchia, 9-10 dicembre 2011

Introduzione  

La relazione della tecnologia dell’informazione (IT), e più specificatamente di Internet, con la politica è una questione centrale che interessa i movimenti sociali contemporanei.
Come molti progressi scientifici precedenti, le innovazioni nelle tecnologie dell’informazione hanno un duplice effetto: da un lato, hanno accelerato il flusso globale di capitali, soprattutto del capitale finanziario, e hanno facilitato la “globalizzazione” imperialista; d’altra parte Internet è servita a fornire fonti alternative di analisi critica, e per una facile e rapida comunicazione in grado di mobilitare i movimenti popolari.
L’industria della tecnologia dell’informazione ha creato una nuova classe di miliardari, dalla Silicon Valley in California a Bangalore, in India. Costoro hanno svolto un ruolo centrale nell’espansione del colonialismo economico tramite il loro controllo monopolistico nelle diverse sfere dei flussi informativi e dell’intrattenimento.
 
Per parafrasare Marx, “Internet è diventato l’oppio dei popoli”.
Giovani e vecchi, occupati e disoccupati, allo stesso modo passano ore a guardare ad occhi fissi e passivamente spettacoli, pornografia, videogiochi, vendite consumistiche on-line e anche “news” in completo isolamento dagli altri cittadini, dai compagni di lavoro e di occupazione.
In molti casi il “troppo pieno” di “notizie” su Internet ha saturato Internet, assorbendo tempo ed energie e deviando gli “spettatori” dalla riflessione e dall’azione.
 
Così come notizie scarse e non obiettive fornite dai mass media distorcono la coscienza popolare, la pletora di messaggi Internet può immobilizzare l’azione dei cittadini.
L’Internet, deliberatamente o no, ha “privatizzato” la vita politica. Molti, altrimenti potenzialmente attivi, sono giunti a credere che far circolare manifesti e comunicare ad altri soggetti informazioni e documenti sia un atto politico, dimenticando che solo l’azione pubblica, il confronto anche duro con gli avversari in spazi pubblici, nei centri urbani e nelle campagne, è alla base delle trasformazioni politiche.

La Tecnologia dell’Informazione e il capitale finanziario  

Ricordiamoci che l’impulso iniziale allo sviluppo della “Tecnologia dell’Informazione” è arrivato dalle richieste delle grandi istituzioni finanziarie, delle banche di investimento e di coloro che operano sul terreno della speculazione, che cercavano di spostare miliardi di dollari e di euro con il semplice tocco di un dito, da un paese all’altro, da un’impresa ad un’altra, da una materia prima ad un’altra.
La tecnologia Internet è stata la forza motrice per la crescita della globalizzazione al servizio del capitale finanziario. In un certo senso, la tecnologia dell’informazione ha svolto un ruolo importante nel far precipitare le due crisi finanziarie globali degli ultimi dieci anni (2001-2002, 2008-2009).
La bolla del 2001 dei titoli azionari nel settore della tecnologia dell’informazione è stato il risultato della promozione speculativa delle sopravvalutate “imprese del software” scollegate dall’“economia reale”.
Il crollo finanziario globale del 2008-2009, e la sua continuazione oggi, è stato indotto dalla confezione computerizzata di truffe finanziarie e di mutui immobiliari privi di copertura.
Le “virtù” di Internet, i suoi rapidi collegamenti di informazioni, nel contesto del capitalismo speculatore, si sono rivelate i principali fattori che hanno contribuito alla peggiore crisi del capitalismo dal tempo della Grande Depressione degli anni ‘30.

La democratizzazione di Internet

Internet è diventato accessibile alle masse come mercato per le imprese commerciali, e in secondo tempo si è allargato ad altri usi, sociali e politici.
Cosa più importante, è diventato un mezzo per informare il grande pubblico dello sfruttamento e del saccheggio di paesi e di popoli da parte delle banche multinazionali. Internet ha posto in piena luce le bugie che accompagnano le guerre imperialiste degli Stati Uniti e dell’Unione europea nel Medio Oriente e in Asia.
Internet è diventato terreno conteso, una nuova forma di lotta di classe, impegnando in questa lotta movimenti per la liberazione nazionale e per la democrazia.
 
I movimenti e i leader più importanti, dai combattenti armati nelle montagne dell’Afghanistan agli attivisti per la democrazia in Egitto, ai movimenti studenteschi in Cile, fino al movimento per il diritto alla casa della gente povera in Turchia, si affidano ad Internet per informare il mondo sulle loro lotte, sui loro programmi, sulla repressione di stato e le vittorie popolari.
Internet mette in collegamento le lotte dei popoli oltre i confini nazionali - è un’arma fondamentale nella costituzione di un nuovo internazionalismo atto a contrastare la globalizzazione capitalistica e le guerre imperiali.
Per parafrasare Lenin, si potrebbe arguire che il socialismo del XXI secolo può essere riassunto dall’equazione: “soviet + internet = socialismo partecipativo”.

Internet e politiche di classe

Dobbiamo ricordare che le tecniche di informazione computerizzata su supporto informatico non sono “neutre” - il loro impatto politico dipende dai loro utilizzatori e dagli addetti al loro controllo, che determinano chi e cosa potrà servire agli interessi della loro classe.
Più in generale, Internet deve essere contestualizzata nei termini del suo inserimento nello spazio pubblico. Internet è servita a mobilitare migliaia di lavoratori in Cina e di contadini in India contro gli sfruttatori delle compagnie e gli speculatori immobiliaristi.
 
Ma la guerra aerea computerizzata è diventata l’arma della NATO scelta per bombardare e distruggere la Libia indipendente. I droni statunitensi che lanciano missili che uccidono i civili in Pakistan, nello Yemen e in altre parti sono diretti da computer “intelligenti”. L’individuazione delle posizioni dei guerriglieri in Colombia e i conseguenti bombardamenti aerei mortali sono computerizzati.
In altre parole, la tecnologia dell’informazione ha un uso duale : viene utilizzata per la liberazione dei popoli o in appoggio alla contro-rivoluzione imperiale.

Neoliberismo e spazio pubblico

L’analisi del termine “spazio pubblico” ha spesso associato a “pubblico” un più profondo intervento dello Stato a favore del benessere della maggioranza del popolo; una maggiore regolamentazione del capitalismo e una accresciuta protezione dell’ambiente. In altre parole i benigni attori “pubblici” sono posti a contrastare le forze sfruttatrici mercantili del “ privato”.
Nel contesto dell’ascesa dell’ideologia e delle politiche neoliberiste, molti scrittori progressisti discutono sul “declino della sfera pubblica”. Questi ragionamenti trascendono il fatto che la “sfera pubblica” ha rafforzato il suo ruolo nella società, nell’economia e nella politica, tutto a favore del capitale, in particolare del capitale finanziario e degli investitori stranieri.
La “sfera pubblica”, specificatamente lo Stato, è molto più intrusiva nella società civile come forza repressiva, in modo speciale attraverso politiche neo-liberiste che aumentano le disuguaglianze.  A causa della intensificazione e dell’approfondimento delle crisi finanziarie, la sfera pubblica (lo Stato) ha assunto un ruolo enorme nel salvare le banche dal fallimento.
 
A causa di disavanzi fiscali su larga dimensione provocati dall’evasione delle tasse da parte della classe capitalista, dalle spese per le guerre coloniali e dalle sovvenzioni pubbliche per le grandi imprese, la sfera pubblica (lo Stato) impone alle classi subalterne programmi di “austerità” incentrati sul taglio delle spese sociali e sulla precarizzazione del pubblico impiego, pregiudicando l’esistenza ai pensionati e ai lavoratori che dipendono nel loro salario dai privati.
La sfera pubblica ha diminuito il suo ruolo nei settori produttivi dell’economia. Tuttavia, il settore militare è cresciuto con l’espansione delle guerre coloniali e imperialiste.
La questione fondamentale alla base di qualsiasi discussione sulla sfera pubblica e sull’opposizione sociale non poggia sul loro declino o crescita, ma piuttosto sugli interessi di classe che definiscono il ruolo della sfera pubblica.
 
In regime di neoliberismo, la sfera pubblica è diretta al fine di utilizzare il tesoro pubblico per finanziare i salvataggi bancari, potenziare il militarismo e ampliare l’intervento di uno stato di polizia.
Una sfera pubblica diretta in favore dell’“opposizione sociale” (operai, contadini, professionisti, dipendenti) amplierebbe l’ambito di attività della sfera pubblica in materia di salute, istruzione, pensioni, ambiente e occupazione.
 
Il concetto di “sfera pubblica” ha due facce opposte (Giano bifronte): una favorevole al capitale e al militarismo, l’altra rivolta verso l’opposizione sociale e il mondo dei lavoratori. Anche il ruolo di Internet è soggetto a questa dualità: da un lato Internet facilita i movimenti su larga scala dei capitali e i rapidi interventi militari imperialisti, d’altro canto fornisce l’immediato flusso di informazioni per mobilitare l’opposizione sociale.
L’interrogativo fondamentale resta: “che tipo di informazione viene trasmessa, a quali attori politici, e per quali interessi sociali?”
 

Internet e l’opposizione sociale: la minaccia della repressione di Stato

Per l’opposizione sociale, Internet è prima di tutto una fonte vitale di informazioni critiche alternative per educare e mobilitare il “pubblico”- soprattutto tra coloro in grado di influenzare la pubblica opinione in senso progressista, i professionisti, i sindacalisti e i dirigenti dei movimenti contadini, i militanti e attivisti.
Internet è l’alternativa al sistema dei mezzi di comunicazione di massa capitalisti e alla loro propaganda, una fonte di notizie e informazioni che crea un circuito di documentazioni opportune ad informare gli attivisti dei siti che operano in favore dell’azione pubblica.
 
A causa del suo ruolo progressista come strumento di opposizione sociale, Internet è soggetta al controllo da parte di un repressivo apparato da stato di polizia. Per esempio, negli Stati Uniti oltre 800.000 funzionari lavorano per l’agenzia poliziesca “Homeland Security – Sicurezza interna”, un apparato di polizia che spia miliardi di mail, fax, telefonate di milioni di cittadini statunitensi. Quanto sia efficace sottoporre a misure di spionaggio poliziesco tonnellate di informazioni ogni giorno, questa è un’altra questione. Ma il fatto è che Internet non è una “fonte libera e sicura di informazioni, dibattiti e discussioni”.
In realtà, nel momento in cui Internet diventa più efficace nel mobilitare i movimenti sociali in opposizione allo Stato imperiale e colonialista, più alta diventa la probabilità di un intervento da stato di polizia, con il pretesto di “combattere il terrorismo”.
 

Internet e le lotte del nostro tempo: si tratta di una rivoluzione?

Sicuramente, risulta importante riconoscere la valenza di Internet nel far detonare alcuni movimenti sociali, così come relativizzare il suo significato complessivo.
Internet ha giocato un ruolo fondamentale nel dare pubblicità e nel mobilitare le “proteste spontanee”, come quelle degli “indignados” (i contestatori indignati), per lo più giovani disoccupati non associati in Spagna, e quelle dei manifestanti coinvolti negli Stati Uniti in “Occupy Wall Street”.
In altri casi, per esempio, nel corso degli scioperi generali di massa in Italia, Portogallo, Grecia e in altri paesi, le confederazioni sindacali organizzate hanno avuto un ruolo centrale, e Internet un impatto secondario.
 
Nei paesi altamente repressivi come Egitto, Tunisia e Cina, Internet ha giocato un ruolo importante nel diffondere informazioni sulle azioni pubbliche e nell’organizzazione delle proteste di massa. Tuttavia, Internet non ha condotto al successo alcuna rivoluzione - può informare, fornire forum di discussione e provocare mobilitazioni, ma Internet non è in grado di fornire leadership e organizzazione per sostenere l’azione politica, per non parlare di produrre una strategia per assumere il potere statale.
L’illusione che alcuni guru di Internet coltivano, che l’azione “computerizzata” possa sostituire la necessità di un partito politico disciplinato, si è dimostrata essere falsa: Internet può facilitare il movimento, ma solo un’opposizione sociale organizzata è in grado di fornire la direzione tattica e strategica, che può sostenere il movimento contro la repressione di Stato e verso il successo delle lotte.
 
In altre parole, Internet non è “fine a se stessa” – la posizione di autocompiacimento degli ideologi di Internet nell’annunciare una nuova era di informazione “rivoluzionaria” trascura il fatto che le potenze della NATO, Israele e i loro clienti e alleati ora utilizzano Internet per inoculare virus per distruggere le economie, sabotare programmi di difesa e promuovere rivolte etnico-religiose.
Israele ha inviato virus nocivi per ostacolare il programma nucleare pacifico dell’Iran; gli Stati Uniti, la Francia e la Turchia incitano i loro clienti oppositori sociali in Libia e in Siria.
In una parola, Internet è diventato il nuovo terreno di lotta di classe ed antimperialista. Internet è un mezzo, non un fine a se stessa. Internet fa parte di una sfera pubblica il cui scopo e risultati sono determinati dalla più larga struttura di classe in cui è incorporata.

Osservazioni conclusive: militanti “desktop” e intellettuali pubblici

L’opposizione sociale è determinata dall’azione pubblica: la presenza delle collettività in incontri politici, individui che parlano in pubbliche manifestazioni, attivisti che marciano nelle piazze, militanti sindacalisti che instaurano un confronto con i datori di lavoro, i poveri che domandano siti per alloggi e servizi pubblici alle autorità pubbliche ...
Affrontare un attivo incontro assembleare pubblico, formulare idee, programmi e proporre programmi e strategie attraverso l’azione politica, tutto ciò delinea il ruolo dell’intellettuale pubblico. Sedersi a una scrivania in uno studio, in uno splendido isolamento, ed inviare cinque proclami al minuto, questo definisce un “militante desktop”.
 
Si tratta di una forma di pseudo-militanza che isola la parola dall’azione.
 La “militanza” desktop è un atto di inazione verbale, di irrilevante “attivismo”, un far finta che si tratti di una rivoluzione della mente. Lo scambio di comunicazioni via Internet diventa un atto politico quando si impegna in movimenti sociali pubblici che sfidano il potere. Per forza di cose, questo comporta rischi per l’intellettuale pubblico: aggressioni della polizia negli spazi pubblici e rappresaglie economiche nella sfera privata.
Gli attivisti “desktop” non rischiano nulla e realizzano poco.
L’intellettuale pubblico collega i disagi privati degli individui all’attivismo sociale della collettività. Il critico accademico arriva sul luogo dell’azione, parla e ritorna al suo ufficio accademico. L’intellettuale pubblico parla e sostiene a lungo termine un impegno politico di educazione ed informazione con l’opposizione sociale nella sfera pubblica, via Internet e nel faccia a faccia attraverso incontri quotidiani.




Courtesy of James Petras
Source: http://petras.lahaine.org/?p=1880
Publication date of original article: 12/11/2011
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=6353

 

Tags: NeoliberismoGlobalizzazioneNATOOccupy Wall StreetRepressionePrivatizzazioneBancheInternetEgittoLibiaTurchia
 

 
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