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 18/09/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UMMA 
UMMA / Piazza Tahrir, con i militanti della Libera Repubblica d’ Egitto
Date of publication at Tlaxcala: 28/03/2011
Original: Place Tahrir, avec les partisans de la République libre d'Egypte
Translations available: Español  عربي  Svenska  English 

Piazza Tahrir, con i militanti della Libera Repubblica d’ Egitto

Rabha Attaf رابحة عطاف

Translated by  Alba Canelli
Edited by  Raffaella Selmi

 

Un vento di libertà soffia in Egitto dal quel giorno storico dell'11 febbraio 2011, data della destituzione del generale-presidente Hosni Mubarak da parte dei suoi colleghi e della sua fuga senza gloria verso Sharm El Sheikh, stazione balneare particolarmente apprezzata dai sub di tutto il mondo per le sue acque limpide e la compagnia di delfini.

PiazzaTahrir, l'accampamento della Libera Repubblica d’ Egitto

Un vento così eccitante che il gruppo irriducibile di attivisti per la pace - al quale si sono aggiunte più di 500 persone - ha deciso di assediare la piazza di Tahrir. Diverse classi della società egiziana - imprenditori, guide turistiche, ingegneri, avvocati, medici, giornalisti, studenti, o semplicemente uomini e donne del popolo - hanno deciso di occupare, come una sfida democratica, il centro di questo luogo simbolico della rivoluzione egiziana.  Obiettivo: la promulgazione di una nuova costituzione e indire elezioni libere dopo un anno - e non quattro mesi, come annunciato dal Consiglio Supremo delle Forze Armate a capo del paese - per consentire alla società civile egiziana di organizzare la sua rappresentazione. La posta in gioco è alta: evitare che le aspirazioni democratiche della maggioranza finora silenziosa non si ritrovino incagliate tra la potente Fratellanza Musulmana (prima soggetta a divieto di scrutinio elettorale come un partito) e il Partito Nazionale Democratico, lo stesso sul quale si è basato il sistema clientelare di Mubarak.

"Finora non abbiamo ancora ottenuto i nostri diritti", mi spiega Mustapha, un ingegnere di mezza età dall'aspetto particolarmente curato. "Il sistema deve essere purificato dalla corruzione da cima a fondo e quello che è successo dimostra che siamo ancora lontani dagli standard internazionali dei diritti umani". Nonostante il turismo di massa, gioiello dell'economia nazionale, l'Egitto, come la Tunisia e altri paesi arabi, è regolarmente appuntato da Amnesty International e Human Rights Watch. Soprattutto a causa della "Ad-Amn Dawla", la Sicurezza di Stato, vera polizia politica del regime nei cui locali la pratica della tortura è all'ordine del giorno.  A riguardo, il dottor Mona Ahmed, psichiatra del suo stato e presidente del Centro Al Nadeem per la riabilitazione delle vittime della tortura mi ha anche detto durante il nostro primo incontro che, interrogato sul perché la tortura, un agente di Amn-Dawla ha semplicemente risposto: "Cosa possiamo fare per ottenere una confessione?" Questo è l'unico metodo che funziona!"... Mostruoso come se gli altri metodi fossero stati testati!"

Con i suoi compagni di lotta, Mustapha è uno dei manifestanti della prima ora: ha lasciato famiglia e lavoro per essere al centro della "Rivoluzione del 25 gennaio". Presto, una folla si raduna, le parole esplodono. Abdelghani, un giovane medico di venticinque anni è venuto da Souk, cittadina situata a 200 km dal Cairo interviene:

- "Qui abbiamo imparato la fratellanza e il coraggio". Abbiamo affrontato le pallottole e i lanci di pietre. Le prime cifre mostrano più di 500 morti. Ma da qualche tempo abbiamo scoperto che ce ne sono stati molti di più!

- Perché siete rimasti?

- Come medico, è mio dovere, aiutare questa povera gente che ha affrontato la polizia del governo con le mani nude. "Noi tutti vogliamo vivere liberi!"

E, infatti, con quattro altri medici, ha innalzato un ospedale da campo al centro della piazza. Si trattano, con i mezzi a disposizione, i pochi feriti che affluiscono quotidianamente al calare della sera. Confusi nella folla che circonda il campo, i "baltaguiya", teppisti pagati dalla polizia e i fedelissimi del regime, continuano a molestare gli occupanti di Tahrir. Ogni sera lo stesso scenario si ripete: giovani manifestanti vengono aggrediti con coltelli e l'esercito è costretto a intervenire per proteggere la piazza. Quando un provocatore viene trovato, è sistematicamente consegnato nelle mani della polizia militare, che lo invia al posto più vicino. Perché gli occupanti di Piazza Tahrir vogliono innanzitutto rimanere pacifici per evitare l'evacuazione!

Al centro della piazza, un incredibile spettacolo è offerto agli occhi dei curiosi.  Arroccata su un terrapieno sopraelevato, la "Repubblica Libera d'Egitto" ha piantato le sue tende di tela e plastica, rifugio, dove le persone provenienti da ogni parte tengono forums fino all'alba, ebbri di parole e di speranza. Picchetti collegati da corde delimitano il territorio il cui accesso è strettamente controllato da "checkpoint". Impossibile entrare senza mostrare le credenziali! In breve, una sorta di piccolo stato che mi ricorda la Repubblica Araba Saharawi del Fronte Polisario, in esilio nel deserto algerino, a sud ovest di Tindouf.

 

Proprio di fronte, appollaiato su un muro all'ingresso di quella che doveva essere certamente una piazza prima dell'occupazione del sito, un predicatore musulmano, microfono in mano, arringa la folla sul tono di un telepredicatore americano.

-"Il popolo egiziano cos'è?"

-Un popolo unito!

-E' questo?

-Un popolo libero!

-E cosa vuole?

-Il rovesciamento del regime!

-Più forte!

-Il rovesciamento del regime!

E ad alta voce cantando il famoso slogan della Rivoluzione tunisina - "Chaab yourîd iskat en-nîdham!" Il popolo esige il rovesciamento del sistema! - riprende oggi in tutto il mondo arabo in rivolta.

"Rallegratevi, fratelli e sorelle, ha detto il predicatore, entusiasta del suo successo, la nazione del Profeta Muhammad si è alzata in piedi contro i potenti e gli oppressori!" "Gli imperialisti dovrebbero capire che oramai, tutti i popoli del mondo arabo vanno a liberarsi... e liberare la Palestina". Certo, Osama Al-Arabi - questo è il nome che mi ha donato - ha un dono oratorio particolare per esaltare la folla. Quest'ultima, ipnotizzata dalle parole e dalla voce dell'oratore, sembra ora in trance, pronta a seguirlo fino a Madinat Al Quds (nome di Gerusalemme per i Musulmani)!

Pochi passi più in là, davanti al monumento eretto alla gloria dei martiri, uccisi dai proiettili della polizia e milizia del regime, il 28 gennaio, altri slogan ripetuti in coro da uomini e donne dai volti sorridenti riscaldano l'atmosfera. E per una buona ragione, dal tramonto del sole, il freddo si fa sentire. Questo non impedisce alle persone di fare la preghiera del tramonto, all'aperto! Qui, la folla si agita in tutte le direzioni, al di là dello spazio e del tempo, mentre intorno alla piazza, il traffico - o meglio, l'imbottigliamento leggendario de Il Cairo - ha ripreso le sue funzioni ... a colpi di clacson incessanti e tubi di scappamento col loro fumo inquinate. E questo, fino a mezzanotte, ora del coprifuoco durante il quale l'esercito prende possesso della strada, bloccando anche l'accesso alla piazza Tahrir.

L'ingresso del campo, uno spazio di 17 m di lunghezza e 5 m di larghezza, circondato da teli di plastica trasparente, è stato costruito appositamente per servire come luogo di incontro. E' lì dove tutto si decide. Ogni sera, il Consiglio di Piazza Tahrir si riunisce per ripartire le funzioni di ciascuno: servizio d'ordine, di pulizia, di rifornimento, di cura e anche di pubbliche relazioni. Perché ci vuole tempo per ascoltare i giovani, per spiegare loro perché si deve mantenere il controllo di se stessi, e non innervosirsi quando si è aggrediti o insultati. La rivoluzione pacifica insomma! Un uomo dall’aspetto gioviale e dallo sguardo vivo m’individua, mentre è in piena discussione con persone di ogni età sedute intorno a lui. Mi fa posto al suo fianco. Si tratta di Wael Ali, il leader principale del Consiglio dei manifestanti in piazza Tahrir. "I media sono partiti, ma noi siamo rimasti con il piccolo popolo", mi spiega. “Perché è lui e solo lui, che è stato la punta di diamante di questa rivoluzione". Senza di esso, la classe media non può fare nulla". In Egitto, la classe media, in realtà, rappresenta non più del 25% su una popolazione di 80 milioni. Come dire una goccia in un oceano! "I membri della Coalizione sono costituiti dal movimento Ikhtilaaf (il cambiamento), dai Fratelli Musulmani e altri gruppi sono andati a negoziare con il governo. Ma non si rende conto che se domani sperimenterà il fallimento, le persone voltano loro le spalle!", ci dice. Logica: il tradimento non paga! Impiegato in un'impresa di turismo, quest’uomo di 42 anni, ha un vero temperamento di conduttore. Sollecitato da tutte le parti per risolvere i problemi quotidiani o interporsi in una discussione un po' troppo agitata - modo per evitare ogni slittamento violento. Da notare che le particelle di piombo concentrato nell'aria del Cairo mettono il sistema nervoso alla prova.

Perché la sua presenza a Tahrir? Tutto è iniziato per lui il 25 gennaio, quando era nella località balneare di Urgada. Sua madre, sconvolta, l’ha telefonato per comunicargli che suo fratello più giovane di 22 anni si trovava tra i manifestanti, mentre i proiettili volavano dappertutto - quest'ultimo era ancora in piedi con il piombo nella pelle! "Poi, il 27 gennaio, ho lasciato Urgada per unirmi a Tahrir e sono rimasto fino a oggi", mi spiega. "Ma la rivoluzione, si deve a Khaled Said".

Khaled Said? Era è un giovane alessandrino che è stato assassinato dalla polizia corrotta il 6 giugno 2010. Arrestato all'uscita di un cyber café di fronte ai suoi amici, è stato portato via e violentemente picchiato nell'atrio di un edificio, prima di essere gettato morto per strada come esempio. "Questo caso è particolarmente scabroso", mi spiega Wael. "Khaled Said era conosciuto come un fanatico di internet. Un giorno, ha postato un film che mostra due agenti di polizia in flagranza di reato di estorsione a uno spacciatore di fumo. Li vediamo fregarsi la roba prima di caricarlo. E' vero che Khaled fumava hascisc, ma non più dei ragazzi della sua età. Aveva l'abitudine di rifornirsi all'inizio di ogni mese, quando riceveva dei soldi dal fratello che lavora all'estero. Così l’hanno seguito per derubarlo e vendicarsi di lui".

Un amico di Khaled ascolta la nostra conversazione. Ha confermato, scuotendo la testa. Per nascondere il crimine, i due poliziotti in borghese, secondo i testimoni, hanno portato Khaled nella hall di un edificio. Il suo corpo è stato trovato alcune ore più tardi con ... una manciata di marijuana conficcata nella gola. Versione ufficiale: sarebbe soffocato, cercando di nascondere la droga. Grottesco! "Tutti qui sanno che è impossibile trovare della marijuana ad Alessandria d'Egitto!" si dice. "La cannabis sì! L'erba si trova solo al Cairo.

Molto presto, la famiglia e gli amici di Khaled reagiranno. Denuncia la creazione di una pagina di Facebook, "Siamo tutti Said Khaled." La storia ha fatto il giro del mondo fino a Miami. Gli amici di Khaled hanno testimoniato davanti al giudice. Ma invano: i poliziotti non sono ancora stati incolpati. Anche se le istruzioni sono state di resistenza pacifica furono registrati sulla pagina, come: "Se un poliziotto si avvicina a te, non parlare con lui. Se ti dice di andare fuori dai piedi, non rispondere e va per la tua strada, ecc.". Di fronte a questo nuovo comportamento dei giovani, la polizia di Alessandria ha avuto paura. Perché il caso di Khaled è lontano dall'essere isolato: molti giovani sono morti in condizioni simili, senza che sulla loro morte si sia fatta luce e i responsabili perseguiti.

E' questo gruppo costituito intorno al caso di Khaled Said, che ha promosso le prime manifestazioni del gennaio scorso, in piazza Tahrir. La "la rete telefonica araba" e le connessioni internet hanno fatto il resto. Da allora, Khaled Saïd è divenuto una figura di spicco della rivoluzione egiziana del 25 gennaio. Ad oggi, il processo della polizia ancora non ha avuto luogo. L'udienza prevista per il 26 febbraio è stata rinviata. Questo ha provocato un sit-in fuori dal tribunale di Alessandria. Lo zio di Said Khaled, Ali Kassem, ha accusato Mamdouh Marey, l'ex ministro della giustizia, di aver collaborato con la Sicurezza di Stato per evitare il processo contro gli agenti di Mahmoud Salah Mahmoud e Awad Ismael Soliman. La voci ad Alessandria dicono che sono scappati ...

 


Carlos Latuff

Non c'è da meravigliarsi dunque che i manifestanti stanno attaccando ora gli edifici della Sicurezza di Stato! Non lontano da piazza Tahrir, riecheggiano clamori. Come una macchia d'olio, la notizia ha fatto il giro del Cairo. I Fratelli Musulmani hanno manifestato davanti la sede della Sicurezza Nazionale situata nella città vecchia. Colpi provenienti da cecchini sono stati sparati anche contro i militari di stanza di fronte all'edificio, seminando una confusione generale. Quattro soldati sono stati gravemente feriti. Infine, i manifestanti hanno preso l'edificio, facendo scoperte raccapriccianti e scoperte sorprendenti: un registro completo di attivisti della società civile, rapporti contenenti i dettagli delle loro e-mail e di comunicazione sui social network, ma anche, al quarto piano seminterrato, degli appartamenti privati e delle celle. Immediatamente, è stata data istruzione per conservare gli archivi in vista del processo di funzionari dell'ex regime, che sono anche "elaborati" dalla polizia politica.

E per una buona ragione: diversi edifici della Sicurezza sono, infatti, bruciati la vigilia. Questi incendi sono sorprendentemente caduti a fagiolo. Le manifestazioni organizzate dalla Fratellanza Musulmana in piazza Tahrir, una vera marea umana di oltre 100 000 persone ogni Venerdì dalla fine di gennaio, chiedono, tra le altre rivendicazioni, le dimissioni del generale Ahmed Shafik, nominato primo ministro prima della caduta di Mubarak e la dissoluzione della Sicurezza Nazionale. Questi incendi hanno portato via gli archivi segreti dei fumi di questa polizia politica odiata dagli egiziani a causa della sua corruzione e la sua violenza. Un nuovo governo era stato appena nominato, composto da personalità considerate "integre". E durante la manifestazione del 4 marzo, Essam Sharef, il nuovo Primo Ministro, acclamato dalla folla, ha promesso di ripulire casa. Questo forse spiega tutto!

Eppure la piccola Repubblica di Piazza Tahrir non ha rimosso il campo. Gli egiziani, veri ipnotizzatori della tensione, sanno bene che le parole volano via. Soprattutto perché finora, il Consiglio Supremo delle Forze Armate - che ha ripreso il paese ufficialmente per garantire la transizione democratica - si è accontentato di annunciare un lifting della Costituzione avendo cura di "annacquare" l'opposizione nuovamente integrata al gioco politico di cui esso detta le regole. Ha anche stabilito un calendario di soli sei mesi per mutare il sistema verso la democrazia. Un referendum sulle modifiche della Costituzione è anche annunciato per il 19 marzo. "Impossibile effettuare un cambiamento in così poco tempo! protesta Ossama, un avvocato del Gruppo di difesa per le persone arrestato a gennaio. "Si prendono veramente gioco del popolo!"

Non c'è da stupirsi che tutti siano qui ad aspettare. La nuova composizione del governo ha di nuovo suscitato un acceso dibattito nella tenda del Consiglio. Mohammed Abu Farès, un imprenditore di import-export, che ne ha combinate di tutti i colori... in diversi paesi d’ Europa durante la sua gioventù, dopo un veloce passaggio alla Sorbona, mi chiama proprio a questo riguardo: "Il nuovo governo comprende al suo interno quattro ministri del precedente regime. Come possiamo fidarci di lui per realizzare le aspirazioni della nostra gioventù? La Costituzione deve essere completamente cambiata. Abbiamo bisogno di più garanzie, perché abbiamo conosciuto fin qui regimi militari repressivi". Le discussioni si prolungheranno fino all'alba ...

Piazza Tahrir, i giorni si susseguono e non si rassomigliano! Un giorno sono gli studenti e le loro insegnanti che protestano davanti al loro ministero, il giorno dopo sono studenti e docenti universitari, avvocati, giornalisti, funzionari ... e anche i senza tetto! In Egitto, il sistema scolastico è veramente disastrato, fatta eccezione per i ricchi che possono permettersi di pagare le "High Schools" ai loro figli o mandarli all'estero. Gli altri stanno affrontando con i mezzi a disposizione, dei salari da miseria ridicoli (da 100 a 300 sterline nel pubblico, fino a 500 nel settore privato, cioè da 20 a 65 € al mese!). Oltre i 25 milioni di disoccupati, di cui una parte è alle prese con piccoli lavori saltuari di giorno in giorno, mentre il 5% dei ricchi possiede il 70% della ricchezza nazionale.

La composizione sociale dei visitatori che arrivano ogni giorno a sostenere la resistenza di Tahrir è cambiata. Le persone appartenenti a categorie più agiate si mescolano ora alle popolari: di affaristi e anche intellettuali - tipo radical chic parigini che si fanno ritrarre in foto davanti al ritratto dei "martiri della rivoluzione" ... Anche Wael Ibrasci, un presentatore televisivo star della stazione Dream 2 ha fatto la trasferta. Ammiratrici in hijab si sono raggruppate intorno a lui per strappare un autografo. Non c'è da meravigliarsi: quest'uomo esile dai capelli d'argento è piuttosto bello! Altra folla, altra emozione: anche Abdullah Assam, un popolare cantante noto in tutto il mondo arabo, è andato. Un giudice e anche il partito, in rappresentanza del Sindacato dei magistrati, compreso il presidente, Zahram Ashraf, non ha esitato a sostenere gli occupanti di Tahrir dall'inizio. Incontrato presso la sede del Circolo della Stampa, situato anche nei pressi della piazza, spiega il suo approccio: "Quello che chiediamo è semplice: che il popolo egiziano finalmente decida il suo destino, decida sovranamente i suoi dirigenti, un governo civile e non militare. In breve, la democrazia! Ma anche per la fine della corruzione in tutti i ceti sociali, e che sia resa giustizia ai martiri della rivoluzione. Perché il nostro popolo ha appena dimostrato al mondo che è degno della democrazia e merita il sostegno di tutte le nazioni libere". E mi spiega che la lotta contro la corruzione è condotta in magistratura dopo le ultime elezioni nella società.

Ma in questo 8 Marzo 2011, "Women's Day", Piazza Tahrir era assediata da decine di migliaia di donne, velate o non. Immediatamente dopo la manifestazione, Nehad Abu Elkomsan, avvocato e presidente del Centro per i diritti delle donne egiziane, ha ritenuto di incontrare personalmente i membri del Consiglio e visitare il campo. "Siamo venuti a salutare i nostri martiri della rivoluzione e ricordare che le donne non devono essere dimenticate in questa fase di transizione democratica. Abbiamo costatato che non ci sono donne nel nuovo governo. Non si può parlare di democrazia senza la partecipazione delle donne ai diversi livelli del potere, perché è il perno della società egiziana", esclama indignata. "E 'una questione nazionale e non solo di genere!" Difficile da fare accettare, perché la società egiziana, di cui 25 milioni sono completamente analfabeti, è ancora caratterizzata da un conservatorismo ordinario. Al di fuori della piazza, i contro-manifestanti hanno sventolato cartelli con la scritta "Not Now!"

"Ma non c'ingannano!", precisa lei, "la questione femminile è una questione di trasformazione culturale e non d'ideologia. La prova è che i Fratelli Musulmani, considerati tuttavia conservatori, sono più aperti su questo tema rispetto ai partiti liberali!". Questa stessa mattina, i fratelli si sono riuniti all'esterno del palazzo del governo per chiedere la liberazione dei loro 27 militanti arrestati l'altra notte, davanti all'edificio della Sicurezza Nazionale, mentre le "sorelle" partecipavano massivamente alla manifestazione delle donne.

La fine della giornata è stata particolarmente tesa in Piazza Tahrir. Gruppi di decine di persone (i baltagui) hanno mostrato un'inquietante ostilità verso gli occupanti del luogo, alzando la tensione di una tacca. Le aggressioni si sono moltiplicate, anche contro di me. Mi resi conto che stavo diventando un testimone ingombrante ... hanno cercato di allontanarmi. Mentre raccoglievo la testimonianza di un uomo che ha insistito molto affinché lo fotografassi, un gruppo ostile mi ha circondato e le minacce sono volate. Un uomo vestito di nero poi mi ha liberata, portata nella tenda delle riunioni e infine fa arrivare la polizia militare ... ufficialmente per proteggermi. Ho lasciato il campo circondata dai soldati. Questo non ha impedito ad una folla entusiasta, da non so che, di seguirci. Arrivata alla postazione militare del Museo del Cairo Museo, che funge da quartier generale, ho dovuto aspettare al freddo per più di sette ore he mi restituissero il passaporto.

Ottima intuizione! La sera stessa, le molestie al campo, specialmente con lanci di sassi cominciarono e durarono fino all'alba. Le molestie sono riprese la mattina del 9 marzo. Al calar della notte, i resistenti della piazza Tahrir furono infine attaccati da centinaia di "baltaguis" armati di coltelli, di machete e torce incendiarie. Poco prima dell'intervento dei militari. Le persone sono state picchiate e arrestate, il campo è stato completamente distrutto, e perfino la bandiera egiziana che volava come un simbolo di rinascita al centro della piazza è stato rimossa. Come se si volesse eliminare ogni speranza di libertà e di democrazia!  [vedi i video dell'attacco]

"Abbiamo tenuto duro per quindici giorni, nonostante l'ostilità dei seguaci del sistema e la denigrazione della stampa egiziana", spiega Wael Aly, una volta ripreso dallo shock. "Con la repressione e l'arresto di centinaia di noi, "Ma non abbassiamo le braccia", aggiunge maliziosamente. Il potere arriva infine ad amplificare l'impatto delle nostre azioni". Bisogna dire che è stata una situazione calda e oggi devono raddoppiare la vigilanza. Le prime condanne sono effettivamente cadute : 15 anni di carcere.

"Noi siamo tuttavia non violenti", protesta. "Vogliamo solo vivere liberi e dignitosamente. Questa breve esperienza ha dimostrato che siamo in grado di organizzare la società e gestire i nostri affari". Infatti, la mattina dell'8 marzo, il "Consiglio degli occupanti di piazza Tahrir" aveva reso pubblica una serie di regole da rispettare e ha deciso di riorganizzare il campo. In particolare nel decidere di creare una sorta di polizia destinata a evacuare gli elementi di disturbo, riservando una tenda come luogo di culto per i Copti e i Musulmani, una per l'intendenza, una per la formazione, e una destinata a ospitare i bisognosi - un peculio dato loro ogni settimana a condizione che rinunciassero a chiedere l'elemosina. In breve, un'amministrazione comprendente la polizia, il culto, l'istruzione e le questioni sociali. Questo non vi ricorda niente? Da qualche parte in Messico, nelle montagne del Chiapas ...

Foto di Rabha Attaf





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=4251
Publication date of original article: 15/03/2011
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=4398

 

Tags: EgittoRivoluzione egizianaPiazza Tahrir
 

 
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