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 17/09/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
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IMAGE AND SOUND / Libia 1911: Tripoli, bel suol d'amore, una canzone di propaganda coloniale italiana
Date of publication at Tlaxcala: 11/03/2011
Translations available: Français 

Libia 1911: Tripoli, bel suol d'amore, una canzone di propaganda coloniale italiana

TLAXCALA ΤΛΑΞΚΑΛΑ ТЛАКСКАЛА تلاكسكالا 特拉科斯卡拉

 

È una canzone di propaganda scritta nel 1911, all'alba dell'impresa libica con la quale Giolitti intendeva dar sfogo alle tensioni interne del Paese.

Gaetano Salvemini definì la Libia "uno scatolone di sabbia" e tale infatti appariva a chiunque prima che negli anni '60 vi fosse scoperto il petrolio. Eppure vedi come qui lo scatolone di sabbia venga dipinto come un luogo, un Eden di delizie, di fertilità, di ricchezza e gloria.

Gea Della Garisenda, avvenente stella dell'operetta, cantò queste strofe, al Teatro Belbo di Torino nel 1911, coperta solo da un drappo tricolore. A far esplodere l'entusiasmo del pubblico tanto bastava. I soldati partiranno per il fronte libico accompagnati dal sorriso di una bella donna, fraintendendo volentieri tra la generosità di forme della cantante seminuda e la supposta generosità della Nazione che li manda ad una "passeggiata" militare sotto il sole d'Africa.

La canzone in questione inaugura il delirio della canzone patriottico-colonialista, un misto di banalità, retorica e rozzezza, che accompagnerà puntualmente le avventure italiane in terra d'Africa.

La canzone A Tripoli, che oggi suona vagamente sinistra al ricordo del sangue che costò la tardiva vocazione coloniale italiana, all'epoca fu un successo clamoroso: la pesantezza bandistica della sua musica parve solennità verdiana, la retorica dei suoi versi grande poesia.

La canzone tornò poi in voga nel ventennio fascista.

Eppure canzoni come questa in modo beffardo e macchiettistico alimentino false chimere rendendo ciechi e ignari di fronte ai rischi che una guerra puo provocare.

Forse è il gioco di retorica e demagogia.

(G/B)

Cantata da Claudio Villa, antifascista e convinto comunista per l’ antologia LP:ANTOLOGIA DELLA CANZONE ITALIANA VOL. 2 1973

 

 

A Tripoli

Melody - Arona - Corvetto, 1911
 
1. Sai dove s'annida più florido il suol?
Sai dove sorride più magico il sol?
Sul mar che ci lega coll'Africa d'or,
la stella d'Italia ci addita un tesor.

Refrain:
Tripoli, bel suol d'amore,
ti giunga dolce questa mia canzon,
sventoli il Tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce è la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarà italiana al rombo del cannon.   
                                
2. A te, Marinaro, sia l'onda sentier;
sia guida Fortuna per te Bersaglier;
và e spera, soldato, Vittoria è colà...
Hai teco l'Italia che gridati: va!

Refrain: Tripoli, bel suol d'amore, ecc.

3. Al vento africano che Tripoli assal
già squillan le trombe la marcia real.
A Tripoli i turchi non regnano più:
già il nostro vessillo issato è laggiù...

Refrain: Tripoli, bel suol d'amore, ecc.

4. Un bel militare voleva da me
un sì per qualcosa (sapete cos'è).
Gli dissi ridendo: "Tu avrai quel che vuoi;
ma prima, birbante, va' a Tripoli, e poi..."!

Refrain: Tripoli, bel suol d'amore, ecc.

E la sua parodia

Inno a Tripoli

anonimo[ca. 1911]
 

Una feroce ed amara parodia contro la guerra coloniale italiana in Libia, che si concluse con l'annessione del paese nordafricano (durata fino alla fine della II guerra mondiale).
È sull'aria di "Tripoli bel suol d'amore".


Testo ripreso da "Il deposito"

Sai dove si stende
più sterile il suol?
Sai dove dardeggia
sanguigno più il sol?
Di madri il singhiozzo
di spose il dolor
son doni che reca
quest'Africa d'or

Tripoli suol del dolore
ti giunga in pianto
questa mia canzon
sventoli il bel tricolore
mentre si muore
al rombo del cannon

Naviga su fornitore
benigna è l'ora
e bella è l'occasion
Tripoli tu sei l'amor
il dolce sogno
dell'italo succhion

Tripoli suol del dolore
ti giunga in pianto
questa mia canzon
sventoli il bel tricolore
mentre si muore
al rombo del cannon

A te marinaio
va mesto il pensier
tu salva la pelle
se puoi bersaglier
va e spera vittoria
soldato perchè
vi resta in Italia
chi mangia per te

Naviga su fornitore
benigna è l'ora
e bella è l'occasion
Tripoli tu sei l'amor
il dolce sogno
dell'italo succhion

Al nero fratello
del suolo fatal
darem la pellagra
e marcia real
A Tripoli i turchi
non regnano più
le forche d'Italia
rizziamo laggiù.

Tripoli suol del dolore
ti giunga in pianto
questa mia canzon
sventoli il bel tricolore
mentre si muore
al rombo del cannon

Naviga su fornitore
benigna è l'ora
e bella è l'occasion
Tripoli tu sei l'amor
il dolce sogno
dell'italo succhion.

Il testo integrale della parodia, senza indicazione dell'autore, apparve su La Risaia-Giornale socialista vercellese, il 6 aprile 1912.

Fonte : http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?lang=it&id=2783#agg6424

 




 

Dietro la foto di Omar al Muktar, l'attualità della guerra

Manlio Dinucci, il manifesto, 12/6/2009
 

 Le polemiche sulla visita di Gheddafi hanno fatto perdere di vista il significato della foto che portava sul petto, quella di Omar al Mukhtar catturato nel 1931 dai militari italiani. Una finestra sulla nostra storia, che il Partito democratico e l'Italia dei Valori si sono precipitati a chiudere. Forse perché ancora di scottante attualità.

Agli inizi del Novecento l'Italia di Giolitti decise di occupare la Libia, parte dell'impero ottomano che si stava sgretolando. Dietro vi erano gli interessi della finanza, soprattutto quella vaticana già penetrata in Libia attraverso il Banco di Roma, e dei grossi industriali, che volevano una guerra perché aumentasse la spesa militare. Precedute da un bombardamento navale, le truppe italiane sbarcarono a Tripoli il 5 ottobre 1911. L'occupazione fu accompagnata da una forte propaganda. Mentre nei café-chantant si cantava «Tripoli, bel suol d'amore», sui giornali cattolici si scriveva «il nostro diritto su questa colonia è stato affermato col cannone» e nella chiesa pisana dei Cavalieri, addobbata di bandiere strappate ai turchi nel Cinquecento, il cardinale Pietro Maffi benediceva i fanti italiani in partenza per la Libia, esortandoli a «incrociare le baionette con le scimitarre» per portare nella chiesa «altre bandiere sorelle e redimere così l'Italia, la terra nostra, di novelle glorie».

L'invasione della Cirenaica e della Tripolitania, con un corpo di spedizione di oltre 100 mila uomini al comando di 24 generali, suscitò l'immediata resistenza della popolazione. La repressione fu spietata: furono fucilati o impiccati circa 4.500 arabi, tra cui donne e ragazzi. Molti altri furono deportati a Ustica e in altre isole, dove morirono quasi tutti di stenti e malattie. Iniziava così la lunga storia della resistenza libica, che sfidò la sempre più dura repressione soprattutto nel periodo fascista. Nel 1930, per ordine di Mussolini e dei generali Badoglio e Graziani, vennero deportati dall'altopiano cirenaico 100 mila abitanti, poi rinchiusi in una quindicina di campi di concentramento lungo la costa. Qualsiasi tentativo di fuga veniva punito con la morte. Per ordine di Mussolini e di Italo Balbo, l'aeronautica impiegò anche bombe all'iprite, proibite dal Protocollo di Ginevra del 1925. La Libia fu per l'aeronautica di Mussolini ciò che Guernica fu in Spagna per la luftwaffe di Hitler: il terreno di prova per armi e tecniche di guerra più micidiali.
 

I partigiani libici, guidati da Omar al Mukhtar, si batterono fino all'ultimo. Nel 1931, per tagliare loro i rifornimenti fu fatto costruire da Graziani, sul confine tra Cirenaica ed Egitto, un reticolato di filo spinato lungo 270 chilometri e largo alcuni metri. Individuato da un aereo, Omar al Mukhtar venne ferito e catturato. Fu impiccato il 16 settembre 1931, all'età di 73 anni, nel campo di concentramento di Soluch, di fronte a ventimila internati costretti ad assistere all'esecuzione, per «il reato più grave, quello di aver preso le armi per staccare questa Colonia dalla Madre Patria».

Fonte: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090612/

 


L'impiccagione di Omar Mukhtar 1l 16 settembre 1931

Occupazione italiana e resistenza in Libia 1911-1931

 

Fonte: Dr. Ibrahim Ighneiwa, http://www.libya-watanona.com





Courtesy of Tlaxcala
Publication date of original article: 11/03/2011
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=4200

 

Tags: LibiaOccupazione italianaResistenzaGuerra colonialeItaliaGrazianiBalboMussoliniHitlerOmar Al MukhtarGheddafiPropagandaStoria
 

 
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