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 22/10/2020 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 IMAGE AND SOUND 
IMAGE AND SOUND / E se la storia fosse andata diversamente?
Sulla serie fotografica "Correzione storica" di Maxine Helfman
Date of publication at Tlaxcala: 26/09/2020
Translations available: Français 

E se la storia fosse andata diversamente?
Sulla serie fotografica "Correzione storica" di Maxine Helfman

Igiaba Scego

 

La fotografa americana Maxine Helfman ha immaginato un passato diverso per gli africani: non di schiavitù. Risultato? Ritratti presi in prestito ai pittori fiamminghi. O alla corte dei Medici. Li abbiamo fatti commentare dalla scrittrice Igiaba Scego

La fotografa Maxine Helfman è cresciuta nell'America dei diritti civili. Nell'America di Rosa Parks, Malcolm X, James Baldwin, Martin Luther King. Lei bianca guardando la lotta degli afroamericani ha capito che quel sistema di privilegio bianco e anglosassone doveva essere distrutto. Come molti la sua coscienza non accettava quel mondo dove i bianchi avevano tutto e gli altri, soprattutto gli afroamericani, nemmeno le briciole. Un mondo ingiusto che umiliava, lacerava e distruggeva i corpi.

Le è sempre stato chiaro che la sua America aveva dichiarato guerra ai corpi neri. Per un afroamericano era difficile formarsi, sognare, spesso era anche difficile rimanere vivo. Ora tutti abbiamo davanti agli occhi le immagini di George Floyd con un ginocchio sul collo, tutti lo abbiamo visto morire appena pochi mesi fa. Ma George Floyd non è stato l'unico ad essere stato ucciso brutalmente dalla polizia in questi nostri anni '20. Sono tanti i nomi dei nuovi martiri da Treyvon Martin a Tamir Rice, da Breonna Taylor a Eric Garner. 

E come se il Novecento negli Stati Uniti si ripetesse uguale a se stesso. Come ritornare a quel 1968 quando Martin Luther King fu ucciso. Nella sua vita Maxine Helfman, come tutti gli statunitensi, ha visto tutto questo, ma invece di ignorare, volgere lo sguardo altrove, fare come se nulla fosse, ha guardato la sua società dritto negli occhi e le ha messo in faccia tutto quello che era sbagliato.

La serie (che potete vedere qui sotto) Historical Correction, parte da questa ingiustizia, da questa storia negata. Uomini e donne che hanno subito e stanno ancora subendo un sistema di oppressione che dura da 400 anni. Donne e uomini che nelle fotografie di Maxine Helfman ci guardano dentro il cuore e ci interrogano.

Ad una prima occhiata le persone ritratte nelle fotografie, vestiti come fiamminghi del '600, potrebbero far pensare a molti ad un cosplay o al carnevale. Guardando le foto eleganti e solo apparentemente levigate di Maxine Helfman alcuni potrebbero usare parole come irreale, inaudito, impossibile. Ma Maxine e le sue “correzioni” partono da una prospettiva molto reale invece. Foto che in un certo senso ci mostrano come sarebbe potuta andare la grande Storia se schiavitù e  colonialismo non ci fossero stati.

Ed ecco che quei personaggi con le gorgiere e la pelle nera ci sembrano usciti da un film di fantascienza, un passato alternativo che forse avrebbe potuto produrre un presente alternativo. Ma le sue “correzioni” ci parlano anche della complessità della storia. D'altronde ci dimentichiamo spesso che la storia dell'Africa (e quindi degli afrodiscendenti che in quell'Africa hanno le loro radici antiche) non inizia con il colonialismo o la tratta atlantica.

Per capirlo basterebbe sfogliare il  bel volume edito da Einaudi, L'Africa Antica, curato da François-Xavier Fauvelle, che ci porta a spasso in una storia che inizia in Africa ventimila anni fa, attraversa numerosi regni, e arriva al seicento quando un nuovo ordine globale travolge il continente. L'Africa ha più storie e più geografie. E anche gli afrodiscendenti partecipano di questa molteplicità di storie. E lì che l'antichità ci mostra una varietà che raramente abbiamo studiato a scuola. Ed ecco che le gorgiere, le armature, le brache, le tuniche non diventano solo “correzioni”, ma proiezioni di una reale presenza nera nelle strade d'Europa.

Basterebbe solo guardare il quadro di un anonimo pittore, Chafariz d’el-Rei, datato 1570–80, per capirlo. Il quadro, oggi al Museu Coleçao Berardo, mette su tela più di 100 personaggi, la maggior parte afrodiscendenti. E ci sono persone di tutti i tipi e tutte, diremo con una parola moderna, classi. C'è il ladro portato via dai gendarmi, ma c'è anche il cavaliere vestito con una ricca mantella che passeggia ignaro della folla che ha intorno. Alcune persone lavorano duro, altre sono intente nelle incombenze domestiche, c'è chi balla, c'è chi si sfiora con un bacio, chi si rende ridicolo. E sono tutti lì, tutti neri e tutti rinascimentali. Lisbona era all'epoca una città dove la presenza nera era visibile, tanto da avere un quartiere chiamato Mocambo dove la popolazione afrodiscendente viveva libera. Ed è questa la grande rivelazione del quadro custodito alla coleçao Berardo, non tutti gli afrodiscendenti in Europa erano schiavi, ma c'era anche una popolazione di neri liberi.

http://tlaxcala-int.org/upload/gal_23247.jpg

Giorgio Vasari, ritratto di Alessandro de' Medici, detto 'il Moro", 1534. Uffizi

E la storia dell'arte rinascimentale e barocca sembra in questo dialogare con le fotografie di Maxine Helfman. Ed ecco che in quei fiamminghi dalla pelle nera di Helfman, è facile rivedere Rubens e Rembrandt che hanno ritratto afrodiscendenti nei loro quadri. E non sono i soli nomi che ci vengono in mente. Dovremmo citare la dignitosa schiava africana con il lume di Annibale Carracci; i ritratti (dal Bronzino al Vasari) del duca di Firenze Alessandro de Medici figlio di una schiava, Simonetta Collevecchio, e un Papa, poi sempre per restare in casa Medici il ritratto di Pontormo di Maria Salviati e la piccola Giulia de Medici, figlia di Alessandro, con il suo faccino tondo che già portava in quella sua pelle ambrata l'Italia e l'Africa.

 Jacopo Carucci, detto il Pontormo, ritratto di Maria Salviati de’ Medici e Giulia de’ Medici, Walters Art Museum, Baltimora

Carpaccio Miracolo Rialto

E poi come non ricordare Veronese, Tiepolo, Carpaccio. Di quest'ultimo alle Gallerie dell'Accademia a Venezia è custodito un quadro maestoso, Il Miracolo della Croce a Rialto (o Guarigione dell'ossesso) del 1494. Il miracolo del titolo si trova confinato in una loggetta laterale, al centro invece oltre la vita brulicante di Venezia, con i suoi commerci e le sue chiacchiere, c'è un ragazzo nero, un gondoliere, vestito di rosso e con delle calze dai motivi geometrici. Un gondoliere che domina la scena con la sua eleganza e che con il suo solo essere lì, al centro del quadro, ci fa capire come Venezia fosse internazionale già in quei secoli antichi. 



Gentile Bellini, Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo, 1500. Gallerie dell'Accademia, Venezia

Nella stessa sala della galleria  c'è un  quadro di Gentile Bellini, Il Miracolo della Croce caduta nel canale di San Lorenzo, che sembra quasi dialogare con quel gondoliere. Infatti tra i tanti che si tuffano per recuperare la reliquia c'è anche un ragazzo africano, Bellini lo disegna a torso nudo con accanto una donna, forse un membro della servitù come lui o chissà la sua amante, che lo tiene per mano. Una scena che ci mostra con due tratti come non solo Venezia, ma l'Europa intera fosse più  multietnica di quello che ci siamo sempre immaginati. Ora a colmare questa lacuna sulle presenze nere nel continente sta per uscire in ottobre nel mercato britannico il libro di Olivette Otele, la prima storica di ruolo afrodiscendente della Gran Bretagna, African Europeans, the untold history. Un libro molto atteso che, come le foto di  Maxine Helfman, promette di correggere lo sguardo dell'Occidente.


Imim 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Romante

Idotenyin

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Nevaeh

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Esales

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Esirah 

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Enen

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Sirch

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Nedeaj

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Yelrah

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Semaj

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Wettham

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Ynothna

Ynothna

 





Courtesy of La Repubblica
Source: https://rep.repubblica.it/pwa/d/2020/09/26/news/e_se_la_storia_fosse_andata_diversamente_-268386311/?ref=nl-rep-f-lid
Publication date of original article: 26/09/2020
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=29696

 

Tags: Historical Correction, Maxine HelfmanAfricani in EuropaSchiavitùAfricani-AmericaniAfricani-EuropeiAfropolitaniRappresentazione degli africaniAfricani nella pittura rinascimentale
 

 
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