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 01/06/2020 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
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 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Le monete nuove dell’imperatore
La rivoluzione monetaria post-Covid19
Date of publication at Tlaxcala: 26/03/2020
Translations available: English  Français  Deutsch 

Le monete nuove dell’imperatore
La rivoluzione monetaria post-Covid19

Leopoldo Salmaso

 

Speriamo di poter raccontare presto questa nuova edizione di una vecchia fiaba.

Nei testi di economia la primavera del 2020 segna la fine della scarsità monetaria, prima in Europa e poi nel resto del mondo.

Tutto avvenne per un processo spontaneo, naturale, che solo pochi fra i soliti ignoti riconobbero fin dalle prime fasi, assistendo impotenti al fiasco delle loro armi classiche: né l’ipnosi mediatica né la repressione poliziesca poterono impedire lo sviluppo autonomo degli eventi. Sarebbe stato come tentare di fermare la pioggia o, appunto, il ritorno della primavera dopo un inverno economico prolungato e inasprito con ogni possibile artificio finanziario, comunicativo, politico e militare.

La famigerata “moneta-debito”1 era stata lo strumento tanto subdolo quanto micidiale per asservire individui, imprese e nazioni, nel nord e nel sud del mondo. Solo pochi stati ribelli, i cosidetti “Stati Canaglia”2, vi si erano opposti, ma furono ricondotti all’ovile “con le buone” (sanzioni economiche e colpi di stato telecomandati) o “con le cattive” (bombardamenti, invasioni, esemplare impiccagione o linciaggio dei riottosi leader).

Un controllo globale così efficace e pervasivo sembrava destinato a consolidarsi sempre più, invece collassò in breve tempo, a causa degli stessi meccanismi che fino ad allora lo avevano garantito. Tutto sfuggì di mano a seguito della diffusione quasi-epidemica di un virus, Covid19, poco più letale della comune influenza stagionale. Il primo focolaio epidemico si manifestò in Cina, e si sarebbe risolto in un “fuoco di paglia” come era già accaduto nel 2002 e nel 2012 con virus della stessa famiglia. Questa volta, invece, i padroni del mondo vollero strafare. Vollero cogliere l’occasione per rimandare a cuccia il gigante asiatico che stava reclamando un posto sempre più prominente nel consesso globale. Così scatenarono i propri media e, in un intervallo di tempo che ancora oggi fa la fortuna degli astrologi (esattamente fra il capodanno occidentale e quello cinese), la paura e l’odio globale furono concentrati sulla Cina, mettendola al tappeto economicamente. Per pochi mesi.

Però non tutte le ciambelle riescono col buco: quel virus, e ancor più i media, si comportarono come un boomerang che tornò indietro e colpì il cacciatore con un effetto molto più devastante di quanto non avesse fatto con la preda.

Il cacciatore fu colpito proprio sul naso (l’Italia): ci fu un modesto sanguinamento che si poteva risolvere con un semplice tampone. Invece a quel punto si commise l’errore fatale, peraltro imposto dal sadomasochismo strutturalmente insito in quel sistema di potere: al cacciatore non parve vero di poter dare una bella lezione anche al proprio naso che, da sempre, egli giudicava troppo lungo e troppo largo, sgraziato, impertinente al punto da voler competere coi nasini francesi o con le perfette piramidi nasali teutoniche…

A dir la verità, da almeno cinquant’anni il cacciatore aveva intrapreso una serie di interventi di liposuzione sul proprio corpo, e in particolare su quel nasone, ma ora si presentava l’occasione per un intervento più radicale, e si procedette senza esitare né porsi dubbi sulle possibili controindicazioni. Del resto una crioterapia simile aveva funzionato “egregiamente” cinque anni prima sul mento (la Grecia) che era stata “troppo spavalda”.

Ebbene, prima che l’équipe iniziasse l’intervento vero e proprio, bastò anestetizzare quel naso e gli eventi procedettero autonomamente, naturalmente, in pochi minuti…


Adesso chiudiamo questa metafora e torniamo alla storia reale: non furono pochi minuti ma poche settimane. Poche, ma quante bastarono a far crollare l’intero castello di carta del sistema finanziario-monetario mondiale.

L’Italia ebbe le frontiere sigillate, le scuole e i luoghi di ritrovo chiusi; restarono in funzione solo le attività produttive essenziali. 60 milioni di cittadini segregati in casa, col permesso di uscire solo per fare la spesa o per altre necessità inderogabili.

Decidere tali misure era stato arduo per i leader italiani, ma tutto sommato si rivelò facile da eseguire e da far rispettare, con tanti mugugni ma con pochi incidenti degni di nota. La psicosi collettiva era stata messa nel conto, anzi, era parte integrante del piano: non solo quello di rimandare a cuccia la Cina ma anche, e soprattutto, quello di avere cittadini occidentali sempre più spaventati, quindi sempre più docili. Del resto in Europa vigeva incontrastato il principio: punirne uno per educarne cento!

Insomma, tutto sembrava procedere ancor meglio del previsto, e invece l’autolesionismo di tutte quelle manovre prese a rivelarsi quando il governo italiano fu costretto a emanare ogni giorno, più volte al giorno, provvedimenti urgenti per tamponare le falle che si andavano progressivamente aprendo nell’intero sistema-paese, con un effetto domino inesorabile. Solo per citare alcune tappe fondamentali: le scuole chiuse provocarono una impennata dei congedi lavorativi parentali per la necessità di custodire e accudire i bambini; la sospensione delle attività sociali comportò la paralisi di gran parte del settore terziario; la sospensione o riduzione delle attività produttive non essenziali colpì il settore secondario, e anche in parte quello primario.

Tralascio i passaggi intermedi e arrivo subito alla conclusione: l’economia reale subì un rallentamento drammatico, ma si adattò spontaneamente e tempestivamente ai nuovi equilibri che erano imposti dai bisogni essenziali. Anzi, molti autori segnalarono importanti e duraturi effetti collaterali, sia individuali che sociali e ambientali, indubbiamente positivi.

La finanza crollò, e non mi riferisco alle quotazioni di borsa, ma a qualcosa di ben più fondamentale. Infatti si potè bloccare o ridurre tutto, tranne il pagamento degli stipendi. E si dovette sospendere pro tempore anche la riscossione di tasse e imposte, dapprima in settori ristretti, poi sempre più allargati e infine, dopo solo pochi giorni, in ogni settore.

Mano a mano che queste misure calmavano gli animi in Italia, cresceva il malcontento nel resto d’Europa, con rimpalli di recriminazioni e accuse, minacce, ultimatum incrociati fra Roma, Bruxelles, Parigi, Berlino. Più forte di tutti urlava il cartello di Visegràd, mentre la Troika (BCE, FMI, Commissione) restava in disparte più che poteva. I media mainstream, non potendo ignorare quel frastuono, seguivano la classica strategia di spostare continuamente l’attenzione su questioni marginali, perciò si dibatteva su tutto tranne che su stipendi e tasse. Epperò in Italia gli stipendi continuavano a essere pagati, e le tasse non venivano riscosse, in uno strabismo collettivo europeo in cui gli italiani svolgevano davvero, e ora per obbligo, il ruolo che fino ad allora era stato loro affibbiato secondo stereotipi più o meno fondati: quello delle cicale.

Fatto sta che la BCE taceva e pagava. Rimproverava e pagava. Lanciava ultimatum e pagava…

Intanto si moltiplicavano i focolai epidemici in Europa e USA, non abbastanza da eguagliare i tassi di mortalità che ogni anno reclama la comune influenza stagionale, ma più che abbastanza per alimentare la guerra di tutti contro tutti, in una specie di gioco dei quattro cantoni in cui l’accusatore di ieri diventava l’untore di oggi: uno scenario in apparenza comico, e in sostanza tragico.

Poi, in capo a tre mesi, quella virosi si spense, tanto che oggi viene menzionata solo in testi ultraspecialistici di medicina e scienze biologiche. Però qualsiasi studentello di scuola secondaria sa che cosa sia la “Primavera 2020”. Magari non capisce bene quando i suoi genitori parlano dei tempi in cui bisognava lavorare sodo per pagare l’affitto o il mutuo e altri strani balzelli, però, se interrogato, lui risponde a pappagallo: “la primavera 2020 segnò la fine della scarsità monetaria!”. Perché? Perché un terzo degli europei si trovò costretto a fare la cicala, magari non per tre mesi come gli italiani, ma quanto bastò perché tutti, cicale e formiche in tutta Europa, si rendessero conto che stipendi, tasse, mutui, bollette non venivano pagati con monete d’oro, metallo davvero scarso, e neppure più con banconote: venivano pagati con gli elettroni di un sistema computerizzato.

E tutto si può dire degli elettroni, tranne che siano scarsi!

– “Già, confesso che anch’io, all’epoca, tiravo il libretto in faccia agli studenti se all’esame non rispondevano a pappagallo: “gli elettroni che girano nel sistema informatico bancario mondiale svolgono la stessa funzione che in passato svolgeva l’oro, quindi devono essere scarsi!”.

– “Eravamo tutti così: per metà narcotizzati e per metà ricattati, se no te la sognavi la cattedra universitaria!. Oggi ti prendono per pazzo se rispolveri qualche vecchia teoria economica, mentre, prima del 2020, veniva preso per pazzo chiunque mettesse in dubbio il “sacrosanto principio della scarsità monetaria”.”

Quel castello di carte si sgretolò perché gli europei, grazie a quell’epidemia viral-mediatica, fecero una serie di esperienze concrete e collettive che smentirono categoricamente tre secoli di teorie e prassi monetarie.

Dapprima essi constatarono che l’economia reale, sia pure temporaneamente dimezzata, procedeva senza intoppi. Intanto i loro introiti, moltiplicati per la sospensione delle tasse e di tanti altri pagamenti, nonché per il crollo delle spese voluttuarie e consumistiche, permettevano loro di mettere da parte in un mese quanto prima non riuscivano a risparmiare in un anno. Un’ulteriore gradevole sorpresa venne in estate, quando tutti poterono permettersi lunghe e agiate vacanze, con famigliari o amici, grazie a una frazione dei soldi messi da parte in primavera.

A nulla valsero gli ammonimenti delle Cassandre che, con la BCE in testa, anticipavano sciagure sotto forma di “un ritorno ai tempi dell’inflazione a due cifre”. Anzi, più le Cassandre imperversavano sui media, più i lavoratori alzavano barricate in difesa dei benefici (ri)conquistati, e meno l’inflazione accennava a crescere. Col senno di oggi gli “esperti” di quei giorni si rivelano o palesemente confusi o reticenti, comunque pervicacemente aggrappati ai dogmi della “moneta-debito”.

– “Aggrappati per amore o per forza, con i diktat del FMI, e con la pistola della NATO alla tempia! Bisogna dire che quel virus fu davvero ‘provvidenziale’ perché paralizzò gli USA nei mesi successivi, permettendo a noi di liberarci dal vecchio giogo. Oggi il dollaro è una fra le tante monete nel paniere mondiale, e gli stessi cittadini statunitensi ne sono felici, ma allora il loro “stato profondo” avrebbe scatenato una guerra mondiale pur di difendere il monopolio del dollaro…

– “Già. Così il FMI dovette ammettere quello che oggi è pacifico: che l’inflazione non deriva affatto da eccesso di moneta ma da scarsità di beni e servizi essenziali. E che nella categoria “essenziale” si può ben inserire tutto quanto soddisfa i bisogni non solo fisici, ma anche psichici, sociali ed estetici delle persone e dei gruppi organizzati.

Oggi, con un’economia sostenibile al 95%, non c’è praticamente limite alla produzione di beni e servizi. La robotizzazione diffusa ci consente di lavorare poche ore, qualche giorno alla settimana, e solo per passione, per diletto, o comunque per scelta. Caduto lo spauracchio dell’inflazione, ognuno di noi percepisce la rendita di base universale incondizionata, dalla culla alla tomba, e le accuse di “fare la cicala” non hanno più ragion d’essere perché chi vuole fare la formica, anche solo un po’, ottiene incentivi monetari più che generosi (moneta-credito, senza tasso di interesse).

– “E ti ricordi le tasse? Oggi le studiamo come un oggetto archeologico…”.

– “In effetti la persistenza fino al XXI secolo di strumenti così iniqui sul piano sociale, e addirittura controproducenti sul piano economico, sfida ogni comprensione storica: si spiega solo con un pervicace disegno imposto e mantenuto ad oltranza da elite antidemocratiche. L’alternativa più razionale, il demurrage3, era già stata sperimentata con successo un secolo prima, e con l’avvento dei computer poteva essere un gioco da ragazzi, almeno a partire dal primo giorno del 2000. Ce n’è voluto del tempo, ma oggi abbiamo un mondo più giusto, più sostenibile, e più pacifico. E finalmente noi economisti rendiamo merito ai pionieri4 che prima del 2020 ignoravamo, o addirittura denigravamo…”.

– “Benedetta Primavera 2020!. Un virus che ebbe scarso rilievo nella storia della medicina scardinò l’economia classica, semplicemente rivelando che l’imperatore era nudo”.

Note

1 Fino al 2020 ogni emissione monetaria comportava un debito matematicamente inestinguibile, in crescita inesorabile.

3 La moneta elettronica, appena emessa, incomincia a perdere valore a un tasso intrinseco, come gli elementi radioattivi. Cioè: la tassa è intrinseca in ogni unità monetaria, invece che colpire le attività produttive.





Courtesy of Moneta Bene Comune
Source: http://www.monetabenecomune.it/le-monete-nuove-dellimperatore
Publication date of original article: 13/03/2020
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=28457

 

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