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 11/08/2020 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UMMA 
UMMA / L'USAmerica intensifica la sua guerra "democratica" del petrolio in Medio Oriente
Date of publication at Tlaxcala: 15/01/2020
Original: USAmerica escalates its “democratic” oil war in the Near East
Translations available: Français  Português/Galego  Español 

L'USAmerica intensifica la sua guerra "democratica" del petrolio in Medio Oriente

Michael Hudson Михаел Хадсон

Translated by  Alba Canelli

 

I media mainstream evitano accuratamente di discutere il metodo dietro l'apparente follia dell'America nell'assassinio del generale della Guardia rivoluzionaria islamica Qassem Soleimani, che ha segnato l'inizio del nuovo anno. La logica alla base di questo assassinio era un'applicazione della politica mondiale usamericana di lunga data, non solo un'eccentricità personale dell'impulsivo Donald Trump. L'assassinio del leader militare iraniano Soleimani è stato in effetti un atto di guerra unilaterale in violazione del diritto internazionale, ma è stato un passo logico in una strategia usamericana di lunga data. E' stato esplicitamente autorizzato dal Senato nella legge di finanziamento del Pentagono approvata l'anno scorso.


Mohammad Sabaaneh

L'assassinio aveva lo scopo di intensificare la presenza usamericana in Iraq per mantenere il controllo delle riserve petrolifere della regione e per sostenere le truppe wahhabite in Arabia Saudita (Isis, Al-Qaeda in Irak, Al Nusra e altre divisioni di quella che è a tutti gli effetti la legione straniera dell'USAmerica) a sostegno del controllo USA sul petrolio del Medio Oriente come stampella per il dollaro. Questa rimane la chiave per comprendere questa politica, e il motivo per cui sta crescendo, non svanendo.

Sono stato coinvolto in discussioni su questa politica così come è stata formulata quasi 50 anni fa, quando lavoravo all'Hudson Institute e partecipavo alle riunioni alla Casa Bianca, incontrando i generali di vari think tank delle forze armate e parlando con i diplomatici delle Nazioni Unite. Il mio ruolo era quello di economista della bilancia dei pagamenti, essendomi specializzato per un decennio con Chase Manhattan, Arthur Andersen e le compagnie petrolifere nell'industria petrolifera e nella spesa militare. Queste erano due delle tre principali dinamiche della politica estera e della diplomazia usamericana (la terza preoccupazione era come fare la guerra in una democrazia dove gli elettori rifiutavano la coscrizione all'indomani della guerra del Vietnam).

I media e il dibattito pubblico hanno distolto l'attenzione da questa strategia, suscitando l'ipotesi che il presidente Trump lo abbia fatto solo per contrastare la (non) minaccia di impeachment con un attacco del tipo "annega il pesce", o per sostenere le campagne israeliane di Lebensraum (spazio vitale), o semplicemente per consegnare la Casa Bianca alla sindrome neocon iranofobica. Il vero contesto dell'azione dei neoconservatori era la bilancia dei pagamenti e il ruolo del petrolio e dell'energia come leva a lungo termine della diplomazia USA.
 
 

La dimensione della bilancia dei pagamenti

Il principale deficit della bilancia dei pagamenti usamericana è da tempo quello della spesa militare estera. Il deficit complessivo dei pagamenti, iniziato con la guerra di Corea nel 1950-51 e continuato con la guerra del Vietnam negli anni '60, è stato responsabile del disaccoppiamento del dollaro e dell'oro nel 1971. Il problema degli strateghi militari usamericani era come continuare a sostenere le 800 basi militari USA in tutto il mondo e il sostegno delle truppe alleate senza perdere la loro influenza finanziaria negli USA.
 
La soluzione si è rivelata quella di sostituire l'oro con i titoli del Tesoro USA (IOU) come base per le riserve delle banche centrali estere. Dopo il 1971, le banche centrali straniere non hanno avuto altra scelta che riciclare il loro continuo afflusso di dollari nell'economia usamericana acquistando titoli del Tesoro. L'effetto della spesa militare usamericana all'estero non ha quindi causato la caduta del tasso di cambio del dollaro e non ha nemmeno costretto il Tesoro e la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse per attirare il cambio estero per compensare il deflusso di dollari per la spesa militare. Infatti, le spese militari usamericane all'estero hanno contribuito a finanziare il deficit del bilancio federale interno degli USA.
 
L'Arabia Saudita e gli altri paesi dell'OPEC in Medio Oriente sono diventati rapidamente una roccaforte per il dollaro. Dopo che questi paesi hanno quadruplicato il prezzo del petrolio (per ritorsione nei confronti degli USA, che avevano quadruplicato il prezzo delle loro esportazioni di grano, un pilastro della bilancia commerciale usamericana), Le banche usamericane sono state sopraffatte dall'afflusso di numerosi depositi esteri - che sono stati prestati a paesi del Terzo Mondo in un'esplosione di crediti inesigibili che è scoppiata nel 1972 con l'insolvenza del Messico, e ha distrutto il credito del governo del Terzo Mondo per un decennio, costringendolo a dipendere dagli USA attraverso il FMI e la Banca Mondiale).

Per finire, naturalmente, quello che l'Arabia Saudita non risparmia in beni dollarizzati con le sue entrate derivanti dalle esportazioni di petrolio viene speso per l'acquisto di centinaia di miliardi di dollari in armi usamericane. Questo lo rende dipendente dalle forniture usamericane di ricambi e riparazioni, e permette agli USA di chiudere il rubinetto del materiale militare in qualsiasi momento, nel caso in cui i sauditi cercassero di agire indipendentemente dalla politica estera USA.
 
Così, mantenere il dollaro come valuta di riserva mondiale è diventato un pilastro della spesa militare usamericana. I paesi stranieri non devono pagare direttamente il Pentagono per queste spese. Finanziano semplicemente il Tesoro e il sistema bancario degli USA.
 
Il timore di questo sviluppo è stato uno dei motivi principali per cui gli USA sono intervenuti contro la Libia, le cui riserve di valuta estera erano detenute in oro piuttosto che in dollari, e che avevano esortato altri paesi africani a seguire l'esempio per liberarsi dalla "diplomazia del dollaro". Hillary e Obama hanno invaso, sequestrato le loro riserve auree (non si sa ancora chi si è ritrovato con questi miliardi di dollari in oro) e distrutto il governo della Libia, il sistema educativo pubblico, le infrastrutture pubbliche e altre strutture non neoliberali.
 
La grande minaccia a questo proposito è la de-dollarizzazione, poiché Cina, Russia e altri paesi cercano di evitare il riciclaggio dei dollari. Senza la funzione del dollaro come veicolo di risparmio globale - infatti, senza il ruolo del Pentagono nella creazione del debito del Tesoro che è il veicolo per le riserve globali delle banche centrali - gli USA sarebbero vincolati militarmente e quindi diplomaticamente, come è stato sotto il gold standard.
 
È la stessa strategia che gli USA hanno seguito in Siria e in Iraq. L'Iran minacciava questa strategia di dollarizzazione e il suo ruolo di stampella per la diplomazia petrolifera usamericana.
 

Mural de Eduardo Kobra, Wynwood, Miami, USA

L'industria petrolifera, un pilastro della bilancia dei pagamenti e della diplomazia estera degli USA

La bilancia commerciale è rafforzata dalle eccedenze petrolifere e agricole. Il petrolio è la chiave, in quanto viene importato dalle compagnie usamericane quasi senza alcun costo per la bilancia dei pagamenti (i pagamenti qui vanno alle sedi centrali dell'industria petrolifera sotto forma di profitti e pagamenti ai dirigenti), mentre i profitti sui ricavi delle vendite delle compagnie petrolifere usamericane ad altri paesi vengono pagati agli USA (attraverso centri di elusione fiscale off-shore, principalmente Liberia e Panama per molti anni). E, come già detto, ai paesi dell'OPEC è stato chiesto di detenere le proprie riserve ufficiali sotto forma di titoli usamericani (azioni e obbligazioni nonché titoli di debito del Tesoro, ma non acquisti diretti di società usamericane considerate economicamente importanti). Dal punto di vista finanziario, i paesi dell'OPEC sono nella lista dei clienti della zona del dollaro.
 
Il tentativo degli USA di mantenere questa stampella spiega la loro opposizione a qualsiasi azione governativa straniera per invertire il riscaldamento globale e il clima estremo causato dalla dipendenza dal petrolio del mondo sponsorizzata dagli USA. Qualsiasi azione di questo tipo intrapresa dall'Europa e da altri paesi ridurrebbe la dipendenza dalle vendite di petrolio degli USA, e quindi la capacità degli USA di controllare il rubinetto del petrolio globale come mezzo di controllo e di coercizione, ed è quindi considerata un atto ostile.
 
Il petrolio spiega anche l'opposizione degli USA alle esportazioni di petrolio russo attraverso Nordstream. Gli strateghi usamericani vogliono trattare l'energia come un monopolio nazionale usamericano. Altri paesi possono trarne beneficio come ha fatto l'Arabia Saudita - inviando le loro eccedenze all'economia usamericana- ma non per sostenere la propria crescita economica e la propria diplomazia. Il controllo del petrolio implica quindi il sostegno al continuo riscaldamento globale come parte integrante della strategia usamericana.

Come un paese "democratico" può combattere una guerra internazionale e praticare il terrorismo

La guerra del Vietnam ha dimostrato che le democrazie moderne non possono schierare eserciti per un grande conflitto militare, poiché ciò richiederebbe il reclutamento dei loro cittadini. Questo porterebbe qualsiasi governo che tentasse di ottenere tale coscrizione ad essere estromesso dal potere. E senza truppe non è possibile invadere un paese per prenderne il controllo.
 
Il corollario di questa percezione è che le democrazie hanno solo due opzioni quando si tratta di strategia militare: possono semplicemente schierare il potere aereo, bombardando gli avversari, o possono creare una legione straniera, cioè assumere mercenari o sostenere i governi stranieri che forniscono questo servizio militare.
 
Ancora una volta, l'Arabia Saudita gioca un ruolo cruciale nel controllo dei sunniti wahhabiti trasformati in jihadisti terroristi pronti a sabotare, bombardare, assassinare, far esplodere e  combattere in qualsiasi altro modo qualsiasi obiettivo designato come nemico dell'"Islam", un eufemismo per l'Arabia Saudita che agisce come stato cliente degli USA (La religione non è davvero la chiave: non sono a conoscenza di alcun attacco da parte dell'ISIS o dei suoi omologhi wahhabiti contro obiettivi israeliani). Gli USA hanno bisogno dei sauditi per fornire o finanziare i pazzi wahhabi. Quindi, oltre a svolgere un ruolo chiave nella bilancia dei pagamenti usamericani, riciclando i proventi delle esportazioni di petrolio in azioni, obbligazioni e altri investimenti, l'Arabia Saudita fornisce manodopera sostenendo i membri wahhabiti della legione straniera USA, l'ISIS e Al-Nusra/Al-Qaeda. Il terrorismo è diventato la modalità "democratica" dell'attuale politica militare usamericana.
 
Ciò che rende "democratica" la guerra del petrolio in Medio Oriente guidata dagli USA è che è l'unico tipo di guerra che una democrazia può intraprendere - una guerra aerea, seguita da un feroce esercito terroristico che compensa il fatto che nessuna democrazia può schierare un proprio esercito nel mondo di oggi. Il corollario è che il terrorismo è diventato il modo "democratico" di fare la guerra.
 
Dal punto di vista degli USA, cos'è una "democrazia"? Nel vocabolario orwelliano di oggi, significa qualsiasi paese che sostiene la politica estera degli USA. Bolivia e Honduras sono diventate "democrazie" dopo i loro colpi di stato, così come il Brasile. Il Cile sotto Pinochet era una democrazia di libero mercato in stile Chicago. Così come lo era l'Iran sotto lo scià e la Russia sotto Eltsin - ma non da quando ha eletto Vladimir Putin presidente, né lo era la Cina sotto il presidente Xi.
 
L'antonimo di "democrazia" è "terrorismo". Significa semplicemente una nazione pronta a lottare per diventare indipendente dalla democrazia neoliberale usamericana. Non include gli eserciti mandati dagli USA.
 

Mural a Shiraz, Iran

Il ruolo dell'Iran come nemesi usamericana

Cosa impedisce la dollarizzazione, il petrolio e la strategia militare degli USA? Chiaramente, la Russia e la Cina sono state prese di mira come nemici strategici a lungo termine perché cercano di stabilire le proprie politiche economiche e diplomatiche indipendenti. Ma accanto a loro, l'Iran è stato sulla linea di fuoco degli USA per quasi settant'anni.

L'odio dell'USAmerica nei confronti dell'Iran inizia con il tentativo di controllare la propria produzione di petrolio, le esportazioni e le entrate. Risale al 1953, quando Mossadegh fu rovesciato perché voleva la sovranità interna sul petrolio anglo-persiano. Il colpo di stato della CIA e dell'MI6 lo ha sostituito con il docile scià, che ha imposto uno stato di polizia per impedire l'indipendenza dell'Iran dalla politica usamericana. Gli unici luoghi fisici liberi dalla polizia erano le moschee. Questo ha reso la Repubblica Islamica la via di minor resistenza per rovesciare lo Scià e riaffermare la sovranità iraniana.
 
Gli USA hanno accettato l'indipendenza petrolifera dell'OPEC nel 1974, ma l'antagonismo verso l'Iran si è esteso a considerazioni demografiche e religiose. Il sostegno iraniano alla sua popolazione sciita e a quella dell'Iraq e di altri paesi, con la sua enfasi sul sostegno alle politiche in favore dei poveri e quasi-socialiste piuttosto che al neoliberismo, ne ha fatto il principale rivale religioso del settarismo sunnita dell'Arabia Saudita e del suo ruolo di legione straniera wahhabita degli USA.
 
Gli USA si sono opposti al generale Soleimani principalmente perché combatteva contro l'ISIS e altri terroristi sostenuti dagli USA nel loro tentativo di smantellare la Siria e sostituire il regime di Assad con una serie di governanti locali in linea con le richieste degli USA - il vecchio stratagemma britannico del "divide et impera". Occasionalmente, Soleimani aveva collaborato con le truppe usamericane per combattere i gruppi ISIS che si erano "allontanati dalla linea" - cioè dalla linea del partito USA. Ma tutto indica che si trovava in Iraq per lavorare con il governo che cercava di riprendere il controllo dei giacimenti petroliferi di cui il presidente Trump si è vantato a gran voce di aver preso il controllo.

Già all'inizio del 2018, il presidente Trump aveva chiesto all'Iraq di rimborsare agli USA il costo del "salvataggio della democrazia" bombardando ciò che restava dell'economia di Saddam. Il rimborso doveva avvenire sotto forma di petrolio iracheno. Più recentemente, nel 2019, il presidente Trump ha chiesto: perché non prendere semplicemente il petrolio iracheno? Il gigantesco giacimento petrolifero è diventato il prezzo della guerra petrolifera Bush-Cheney dopo l'11 settembre. "È stato un incontro molto mondano, discreto, in generale", ha detto una fonte, Axios, che era presente nella sala. "E proprio alla fine, Trump dice qualcosa come, ha un piccolo sorriso sul viso e dice: 'Allora, cosa faremo con il petrolio?"
 
L'idea di Trump che l'USAmerica dovrebbe "ottenere qualcosa" dalle sue spese militari per distruggere l'economia irachena e siriana riflette semplicemente la politica USA.
 
Alla fine di ottobre 2019, il New York Times ha riferito che "Nei giorni scorsi, Trump ha scelto le riserve di petrolio della Siria come nuova giustificazione per sembrare che si stia tirando indietro e dispiegando centinaia di truppe aggiuntive nel paese devastato dalla guerra. Ha detto che gli USA hanno "messo in sicurezza" i giacimenti petroliferi nel caotico nord-est del paese e ha suggerito che il sequestro della principale risorsa naturale del paese giustifica l'ulteriore espansione della presenza militare usamericana in quel paese. "L'abbiamo preso e l'abbiamo assicurato", ha detto Trump del petrolio ircaheno nel suo discorso alla Casa Bianca domenica dopo aver annunciato l'assassinio del capo dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi. Un funzionario della CIA ha ricordato al giornalista che prendere il petrolio iracheno era un impegno della campagna di Trump.
 
Questo spiega l'invasione dell'Iraq per il petrolio nel 2003, e anche quest'anno, come ha detto il presidente Trump: "Perché non prendere il loro petrolio?" Spiega anche l'attacco di Obama-Hillary alla Libia - non solo per il suo petrolio, ma anche per aver investito le sue riserve estere in oro invece di riciclare le sue entrate petrolifere in eccesso al Tesoro usamericano- e, naturalmente, per aver promosso uno Stato socialista laico.
 
Questo spiega perché i neo-conservatori usamericani temevano il piano di Soleimani per aiutare l'Iraq ad affermare il controllo del suo petrolio e a resistere agli attacchi terroristici contro l'Iraq sostenuti dagli USA e dall'Arabia Saudita. Questa è la causa immediata del suo assassinio.
 
I politici usamericani si sono screditati iniziando a condannare Trump dicendo, come Elizabeth Warren, quanto "cattivo" fosse Soleimani, come avesse ucciso i soldati usamericani nell'organizzare la difesa irachena contro le bombe stradali e altre misure per respingere l'invasione degli USA per impadronirsi del suo petrolio. Ha semplicemente parodiato l'immagine che i media usamericani  hanno dato di Soleimani come un mostro, distogliendo l'attenzione dalla questione politica del perché sia stato assassinato.

La contro-strategia alla diplomazia usamericana del petrolio, del dollaro e  del riscaldamento globale

Questa strategia continuerà, fino a quando i paesi stranieri non la respingeranno. Se l'Europa e altre regioni non lo faranno, subiranno le conseguenze di questa strategia usamericana sotto forma di una guerra crescente sponsorizzata dagli USA attraverso il terrorismo, il flusso di rifugiati, l'accelerazione del riscaldamento globale e le condizioni meteorologiche estreme.
 
La Russia, la Cina e i loro alleati hanno già spianato la strada alla de-dollarizzazione come mezzo per contenere l'impalcatura del sostegno alla bilancia dei pagamenti per la politica militare globale degli USA. Ma ora tutti si chiedono quale dovrebbe essere la reazione dell'Iran.
 
La pretesa - o, più precisamente, il diversivo - dei media usamericani nel corso del fine settimana era di ritrarre gli USA come sotto attacco imminente. Il sindaco di New York Bill de Blasio ha posto poliziotti a tutti i crocevia importanti per farci sapere quanto sia imminente il terrorismo iraniano - come se fosse stato l'Iran, non l'Arabia Saudita, a montare l'11 settembre, e come se l'Iran avesse di fatto intrapreso un'azione forte contro gli USA. I media e gli esperti televisivi hanno saturato l'etere di avvertimenti sul terrorismo islamico. I presentatori televisivi suggeriscono dove è più probabile che si verifichino gli attacchi.
 
Il messaggio è che l'assassinio del generale Soleimani aveva lo scopo di proteggerci. Come hanno detto Donald Trump e vari portavoce militari, aveva ucciso degli americani - e ora devono pianificare un enorme attacco che ferirà e ucciderà molti altri americani innocenti. Questa posizione è diventata la posizione dell'USAmerica nel mondo: debole e minacciata, che ha bisogno di una difesa forte - sotto forma di una forte offensiva.
 
Ma qual è il vero interesse dell'Iran? Se si vuole davvero indebolire il dollaro e la strategia petrolifera usamericana, la prima misura politica deve essere quella di far uscire le forze militari USA dal Medio Oriente, compresa l'occupazione usamericana dei suoi campi petroliferi. Si scopre che l'atto sconsiderato del presidente Trump ha agito da catalizzatore, provocando esattamente l'opposto di quello che voleva. Il 5 gennaio il Parlamento iracheno si è riunito per chiedere la partenza degli USA. Il generale Soleimani era un ospite, non un invasore iraniano. Sono le truppe USA che si trovano in Iraq in violazione del diritto internazionale. Se se ne vanno, Trump e i neocons perdono il controllo del petrolio - e anche della loro capacità di interferire con la mutua difesa iraniano-irachena e siriano-libanese.
 
 
Oltre all'Iraq c'è l'Arabia Saudita. È diventato il Grande Satana, il sostenitore dell'estremismo wahhabita, la legione terroristica degli eserciti mercenari usamericani che combattono per mantenere il controllo delle riserve di petrolio e di valuta del Medio Oriente, la causa del grande esodo dei rifugiati in Turchia, in Europa e in ogni altro luogo dove può fuggire dalle armi e dal denaro forniti dai sostenitori usamericani dell'Isis, di al-Qaeda in Iraq e delle loro legioni alleate wahhabite saudite.
 
L'ideale logico, in linea di principio, sarebbe quello di distruggere il potere saudita. Quel potere sta nei suoi giacimenti di petrolio. Sono già stati attaccati da modeste bombe yemenite. Se i neoconservatori usamericani minacciano seriamente l'Iran, la loro risposta sarebbe il bombardamento e la distruzione all'ingrosso dei giacimenti petroliferi sauditi, così come quelli del Kuwait e degli sceicchi petroliferi alleati in Medio Oriente. In questo modo si metterebbe fine al sostegno saudita ai terroristi wahhabiti e al dollaro USA.
 
Un tale atto sarebbe senza dubbio coordinato con un appello ai lavoratori palestinesi e ad altri lavoratori stranieri in Arabia Saudita affinché si ribellino e scaccino la monarchia e i suoi cinquemila principi e consorti.
 
Al di là dell'Arabia Saudita, l'Iran e altri sostenitori di una rottura diplomatica multilaterale con l'unilateralismo neoliberale e neoconservatore usamericano dovrebbero spingere l'Europa a ritirarsi dalla NATO, in quanto questa organizzazione funziona principalmente come strumento militare usamericano di diplomazia del dollaro e del petrolio e quindi si oppone alle politiche di cambiamento climatico e di confronto militare che minacciano di rendere l'Europa parte del vortice usamericano.
 
Infine, cosa possono fare gli oppositori usamericani alla guerra per resistere al tentativo neoconservatore di distruggere qualsiasi parte del mondo che resista all'autocrazia neoliberale USA? Questa è stata la risposta più deludente del fine settimana. E' stato un fallimento. Non è stato utile per Warren, Buttigieg e altri accusare Trump di aver agito frettolosamente senza considerare le conseguenze delle sue azioni. Questo approccio evita di riconoscere che la sua azione era effettivamente giustificata - tracciare una linea nella sabbia, dire che sì, l'America andrà in guerra, combatterà l'Iran, farà di tutto per difendere il suo controllo del petrolio in Medio Oriente e detterà ai paesi dell'OPEC le loro politiche di banca centrale, per difendere le sue legioni dell' Isis come se qualsiasi opposizione a questa politica fosse un attacco agli stessi USA;
 
Posso capire la reazione emotiva o le nuove richieste di destituzione di Donald Trump dall'incarico. Ma è un fallimento evidente, anche perché è chiaramente una mossa di parte del Partito democratico. Ancora più importante è la falsa ed egoistica accusa che il presidente Trump abbia oltrepassato i limiti costituzionali commettendo un atto di guerra contro l'Iran con l'assassinio di Soleimani.
 
Il Congresso ha approvato l'assassinio di Trump ed è colpevole quanto lui di aver approvato il bilancio del Pentagono con la cancellazione da parte del Senato dell'emendamento del 2019 del National Defense Authorization Act, che Bernie Sanders, Tom Udall e Ro Khanna hanno inserito nella versione della Camera dei Rappresentanti, non autorizzando esplicitamente il Pentagono a fare guerra all'Iran o ad assassinarne i funzionari. Quando questo bilancio è stato inviato al Senato, la Casa Bianca e il Pentagono (ovvero il complesso militare-industriale e i neoconservatori) hanno tolto questo vincolo. Era una bandiera rossa che annunciava che il Pentagono e la Casa Bianca avevano effettivamente intenzione di fare guerra all'Iran e/o assassinare i suoi leader. Il Congresso non ha avuto il coraggio di argomentare questo punto portandolo in primo piano nel dibattito pubblico.
 
Dietro a tutto questo c'è la legge dell'11 settembre di ispirazione saudita che toglie al Congresso l'unico potere di fare la guerra - la sua autorizzazione del 2002 per l'uso della forza militare, apparentemente contro Al Qaeda, ma in realtà il primo passo nella lunga storia del sostegno degli USA al gruppo che fu responsabile dell'11 settembre, i dirottatori sauditi.
 
La questione è come far capire ai politici di tutto il mondo - usamericani, europei e asiatici - come la politica del tutto o niente degli Stati Uniti d'America minacci le nuove ondate di guerra, i rifugiati, l'interruzione del commercio petrolifero nello Stretto di Hormuz e, in ultima analisi, il riscaldamento globale e la dollarizzazione neoliberale imposta a tutti i paesi. È un segno di quanto poco potere abbiano le Nazioni Unite che nessun paese chieda un nuovo processo per crimini di guerra alla Norimberga, che nessun paese minacci di ritirarsi dalla NATO o addirittura eviti di detenere riserve sotto forma di denaro prestato al Tesoro usamericano per finanziare il bilancio militare yankee.
 

 Note

[1] https://www.axios.com/trump-to-iraqi-pm-how-about-that-oil-1a31cbfa-f20c-4767-8d18-d518ed9a6543.html. L'articolo aggiunge: "Alla riunione di marzo, il Primo Ministro iracheno ha risposto: "Cosa intende? E Trump dice: "Abbiamo fatto molto, abbiamo fatto molto lì, abbiamo speso miliardi di dollari e molta gente ha parlato di petrolio".

[2] Michael Crowly, "'Keep the Oil': Trump Revives Charged Slogan for new Syria Troop Mission", The New York Times, 26 ottobre 2019. L'articolo aggiunge le seguenti informazioni: "Tieni il petrolio", racconta Trump. "Se vai in Iraq, tieniti il petrolio. Non l'hanno mai fatto. Non l'hai mai fatto". 





Courtesy of The Saker
Source: http://thesaker.is/america-escalates-its-democratic-oil-war-in-the-near-east/
Publication date of original article: 05/01/2020
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27873

 

Tags: IranGuerraMedio OrienteUSADonald Trump
 

 
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