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 CULTURE & COMMUNICATION 
CULTURE & COMMUNICATION / Bolivia: il buco nero dell’informazione globale
Date of publication at Tlaxcala: 13/12/2019
Translations available: Español  Français 

Bolivia: il buco nero dell’informazione globale

Geraldina Colotti

 

I grandi media boliviani hanno accompagnato le manovre di Washington, che hanno tenuto nel mirino il “presidente indio” fin dal 2006


Gherio, Cuatro F, Venezuela

Alla domanda se fosse ancora possibile cambiare la Bolivia, il presidente in esilio Evo Morales, intervistato da Rafael Correa per RT, ha risposto: “Sì, ma bisogna avere i media dalla propria parte”. Come dargli torto? I suoi governi hanno cambiato il volto del paese, uno dei più poveri dell’America Latina, risollevandolo dal baratro in cui era precipitato negli anni di neoliberismo.

Tra ostacoli e conflitti che hanno mostrato la pervicacia del sistema oligarchico alleato di Washington, Evo è riuscito a realizzare le tre principali promesse della sua campagna elettorale: l’Assemblea costituente, la re-nazionalizzazione degli idrocarburi, e la riforma agraria. Molto più difficile, però, è stata la lotta contro il latifondo mediatico, pur prospettata dalla nuova costituzione che proibiva la concentrazione monopolistica.

L’ultimo rapporto dell’UNESCO, pubblicato nel 2016, indicava che oltre l’80% dei mezzi di comunicazione restavano nelle mani dei privati, e rilevava la coesistenza di “una minoranza di media comunitari, sindacali, confessionali e statali”. I giornali registrati erano circa 60, ma – indicava - quelli che “possono essere qualificati come grandi media sono: una decina di giornali privati, 7 reti televisive (una delle quali statale) e 4 reti radiofoniche (una statale)”.

I grandi media – rilevava ancora l’UNESCO – concentrano le loro attenzioni e la portata nelle tre città del cosiddetto “asse” boliviano: La Paz, Cochabamba e Santa Cruz, anche se le reti di radio e TV coprono varie zone del territorio nazionale, soprattutto dell’area urbana. I media si finanziano fondamentalmente con la pubblicità commerciale e con quella del governo, le cui risorse sono captate prima di tutto dalle reti televisive, seguite dai giornali più grandi e dalle reti radiofoniche. Il rapporto rilevava lo sforzo per potenziare l’informazione pubblica e i media di proprietà dello Stato, specialmente con la creazione della rete di radioemittenti Patria Nueva e la pubblicazione del giornale Cambio, primo nel suo genere nel XXI secolo in Bolivia.

Quanta strada abbia compiuto la Bolivia di Evo durante i suoi governi è testimoniato anche dal numero degli internauti che, in dieci anni, si è quadruplicato, passando dal 3 al 12% circa.

Il rapporto fa riferimento alla Ley General de Telecomunicaciones, Tecnologías de la Información y la Comunicación y Servicio Postal secondo la quale il quadro generale delle comunicazioni si sarebbe dovuto modificare come segue: un 33% ai privati, l’altro 33% allo Stato, il 17% ai media social-comunitari, e un altro 17% ai media indigeni.

L’arroganza di chi è abituato a possedere le principali leve dell’economia e a pilotare le coscienze mediante la proprietà dei grandi media, non ammette però simmetria. La natura del capitalismo – spiegava Marx – è vorace: se gli dai un dito, si prendono prima il braccio e poi ti divorano, calpestando quei diritti che pretendono di farti rispettare.

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Source: https://www.lacittafutura.it/esteri/il-buco-nero-dell-informazione-globale
Publication date of original article: 30/11/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27629

 

Tags: MediamenzognePropganda imperialeStato plurinazionale della BoliviaEvo Morales
 

 
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