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 17/11/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / FMI e protesta sociale
Date of publication at Tlaxcala: 19/10/2019
Original: FMI y protesta social
Translations available: Français 

FMI e protesta sociale

Reinaldo Spitaletta

Translated by  Alba Canelli

 

Ci fanno prescrizioni per il preteso sviluppo, per la produttività, per la crescita del prodotto interno lordo, per l'avanzamento della quarta rivoluzione industriale, per tutto. Tranne che per l'equità e la giustizia sociale. Ci dicono come deve funzionare il mercato interno, come deve funzionare il salario, come far sì che i poveri, che sono così numerosi, non si ribellino ma, al contrario, accettino la "servitù volontaria", senza ripugnanza, solo come soggetti che possono consumare qualcosa, che sono al di fuori delle cause della loro povertà, senza pensare, senza contestare.

Ci dicono come dovrebbe essere il sistema pensionistico e, a poco a poco, aumentano l'età pensionabile e riducono le indennità mensili. Ci danno formule magiche per vivere meglio, con stipendi ridicoli, disoccupazione crescente, licenziamenti arbitrari... E altre volte, come è stato il caso dell'ultimo direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, come far vivere una vita più breve, perché il mondo è pieno di persone anziane che mettono a rischio l'economia globale. Lo ricordate?
 
Alle nostre latitudini, dove ci sono state leggi antipopolari come se piovesse, dove abbiamo accolto senza esitazione tutto ciò che le organizzazioni internazionali ci prescrivono (o ci impongono), stanno già proclamando che i giovani, quelli sotto i 25 anni, per entrare prima nel mercato del lavoro, devono essere pagati meno, al di sotto del salario minimo. E non mancano illustri politici che sostengono che l'età pensionabile dovrebbe essere portata a settanta o ottant'anni, perché l'aspettativa di vita è aumentata. Oh, e lasciamo che sia il settore privato a gestire i fondi pensione.
 
O, in altre parole, hanno preso il problema da entrambe le parti. La signora Lagarde aveva proposto una sorta di "soluzione finale" contro gli anziani, che all'epoca ricordava, ad esempio, il romanzo di Bioy Casares, il Diario della guerra del maiale o ancora Arancia meccanica di Anthony Burgess. O, per dirla senza mezzi termini, dobbiamo sterminare i deboli, i vecchi. Farli passare a miglior vita in un altro mondo. Non solo perché sono imbarazzanti, ma anche perché costano soldi.
 
Che cosa ha proposto l'FMI al riguardo? Niente di meno e niente di più che una riduzione delle pensioni, un aumento dei contributi e la possibilità per gli Stati di "concludere contratti con assicuratori privati per coprire il rischio che le persone vivranno più a lungo del previsto". Norberto Bobbio era già morto a quel tempo, e sicuramente avrebbe organizzato una protesta contro Donna Lagarde, come quella che aveva messo in circolazione, quando il filosofo italiano aveva 80 anni: oggi gli anziani vivono una "vecchiaia offesa, abbandonata, emarginata da una società più interessata all'innovazione e al consumo che alla memoria".
 
Beh, ora gli anziani non sono più gli unici ad essere molestati. Lo stesso vale per i giovani, con proposte come quelle dell'Anif (Associazione nazionale delle istituzioni finanziarie) e della Fenalco (Federazione nazionale dei commercianti), che possono essere molto in linea con i dettami del FMI e di altri organismi analoghi e con gli interessi delle imprese transnazionali. La manodopera deve essere resa più economica. E meno diritti ha, meglio è.
 
E poiché l'FMI continua ad operare in America Latina, vale la pena di puntare all'Ecuador. I recenti avvenimenti in quel paese, dove la rivolta indigena e DI altri settori della popolazione hanno sconfitto le misure adottate dal governo di Lenin Moreno in conformità con i requisiti del Fondo, sono un esempio della dignità e della sovranità degli ecuadoriani. La violenta repressione ufficiale, che ha lasciato morti e feriti, non ha potuto sconfiggere le richieste di giustizia e la richiesta popolare di abrogare il decreto 883, il "Paquetazo" (il "paccone").
 
La leader indigena Ana María Huacho ha detto: "Dobbiamo alzarci tutti in piedi. Non ci stanchiamo. Siamo su tutte le strade. Stiamo difendendo i nostri diritti. La stampa sta riportando quello che dice il governo........ E' una stampa corrotta. Le chiediamo di pubblicare quello che diciamo, non parla dei morti e degli arresti. In dodici giorni di proteste, le popolazioni indigene dell'Ecuador hanno scosso le intenzioni dispotiche del governo e dell' FMI".
 
Ancora una volta, gli ecuadoriani hanno dimostrato che non è più tempo di servitù, discriminazione, umiliazione o sfruttamento, come ha detto una volta l'economista Manfred Max-Neef. Questo non è il momento della prostrazione o del silenzio complice.
 
Ci è stato detto di accettare la frusta come una fatalità a cui rassegnarsi. Come disse l'abolizionista Frederic Douglass: "Perché uno schiavo sia felice, non deve pensare. È necessario oscurare la sua visione morale e mentale e, per quanto possibile, annichilire il potere della ragione". 

Ci sono popoli che non si lasciano annichilire. 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://www.elespectador.com/opinion/fmi-y-protesta-social-columna-886029
Publication date of original article: 15/10/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27245

 

Tags: FMINeoliberismoAusteritàEcuadorAbya YalaChristine Lagarde
 

 
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