TLAXCALA تلاكسكالا Τλαξκάλα Тлакскала la red internacional de traductores por la diversidad lingüística le réseau international des traducteurs pour la diversité linguistique the international network of translators for linguistic diversity الشبكة العالمية للمترجمين من اجل التنويع اللغوي das internationale Übersetzernetzwerk für sprachliche Vielfalt a rede internacional de tradutores pela diversidade linguística la rete internazionale di traduttori per la diversità linguistica la xarxa internacional dels traductors per a la diversitat lingüística översättarnas internationella nätverk för språklig mångfald شبکه بین المللی مترجمین خواهان حفظ تنوع گویش το διεθνής δίκτυο των μεταφραστών για τη γλωσσική ποικιλία международная сеть переводчиков языкового разнообразия Aẓeḍḍa n yemsuqqlen i lmend n uṭṭuqqet n yilsawen dilsel çeşitlilik için uluslararası çevirmen ağı

 21/10/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 EUROPE 
EUROPE / Non è la stessa cosa
La risoluzione del Parlamento europeo sull'Importanza della memoria storica europea per il futuro dell'Europa
Date of publication at Tlaxcala: 09/10/2019
Original: No es lo mismo
La resolución del Parlamento europeo sobre la Importancia de la memoria histórica europea para el futuro de Europa


Non è la stessa cosa
La risoluzione del Parlamento europeo sull'Importanza della memoria storica europea per il futuro dell'Europa

Rafael Poch

Translated by  Alba Canelli

 

Come il Parlamento europeo approva la versione della storia della Seconda Guerra Mondiale, della destra polacca, conformemente ai piani strategici degli USA sul continente.

Con la risoluzione del 19 settembre sull'Importanza della memoria storica europea per il futuro dell'Europa, il Parlamento europeo ha compiuto un nuovo e vergognoso passo avanti nella riscrittura della storia europea. Su iniziativa di 19 deputati, di cui 18 polacchi e uno lettone, una felice coalizione di conservatori, liberali, nazionalisti, socialdemocratici e alcuni verdi, ha approvato, con 535 voti favorevoli, 66 contrari e 52 astensioni, "una ritirata ideologica nei peggiori tempi della guerra fredda", secondo le parole della Federazione internazionale dei combattenti della resistenza (FIR).

La risoluzione afferma la curiosa tesi che "la seconda guerra mondiale è stata il risultato diretto del famigerato Trattato di non aggressione nazista-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come Patto Molotov-Ribbentrop. L'Unione Sovietica e la Germania nazista, i due principali avversari della seconda guerra mondiale, vengono nuovamente presentati come gemelli: "due regimi totalitari che condividono l'obiettivo di conquistare il mondo, dividendo l'Europa in due zone di influenza. Con un nuovo segno di uguaglianza, gli Stati membri sono invitati a "commemorare il 23 agosto come Giornata europea delle vittime dello stalinismo e del nazismo a livello nazionale e dell'Unione", e sono chiamati a sollevare lo spirito bellicoso agitando le "giovani generazioni" per "promuovere la capacità di resistere alle moderne minacce alla democrazia".

Una vecchia ideologia di nuovo funzionale

Non c'è nulla di innocente in questo miscuglio ed è direttamente collegato alle attuali e artificiali tensioni della "nuova guerra fredda" che hanno portato ad un quarto di secolo di emarginazione della Russia da un sistema di sicurezza atlantista diretto contro di essa, attraverso l'allargamento della NATO, l'abbandono degli accordi di disarmo e l'installazione di infrastrutture militari lungo i suoi confini. E non si tratta di qualcosa di nuovo.

In passato, mettere il segno dell'uguaglianza tra nazismo e comunismo era estremamente funzionale nel dopoguerra, quando il fronte alleato della coalizione anti-hitleriana di cui l'URSS era il pilastro fondamentale, si è fratturato dando origine alle nuove tensioni tra le potenze del mondo bipolare che conosciamo come Guerra Fredda tra gli USA e l'URSS. Il parallelismo e l'equivalenza tra nazismo e comunismo stalinista riabilitò gli ex nazisti tedeschi che costruirono la Repubblica Federale Tedesca, integrandoli nella prima linea del fronte comune anticomunista in Europa. Grazie alla teoria dei totalitarismi di un segno o dell'altro, gli ex nazisti furono esonerati dalla metà della loro colpa: da un lato erano colpevoli di atrocità, ma dall'altro erano stati precursori nella lotta contro il nuovo nemico, che avevano anticipato identificandolo, anche se si trattava di un'ideologia alquanto sbagliata. Nella Germania occidentale, dove non c'era quasi nessuna denazificazione, bastava un piccolo esercizio verbale di pentimento per diventare democratici cristiani, liberali e persino socialdemocratici, non solo senza negare il loro impulso contro il comunismo, ma rivendicandolo. Franco ha fatto buon uso di quella stessa risorsa riciclando l'alleanza criminale del suo regime con i poteri dell'asse per trasformare la Spagna in una base militare aeronavale del mondo libero e riserva spirituale dell'Occidente.

Mantenere la divisione continentale

Ora quella stessa ideologia, che nell'Europa degli anni '60, '70 e '80 sarebbe stata considerata una spudorata assurdità reazionaria, avanza, spinta dalla dinamica di nuove tensioni con la Russia post-sovietica (il cui "comunismo" è pari a zero), accusata di "minacciare l'Europa" nonostante le sue spese militari siano più di quattordici volte inferiori a quelle del conglomerato nordatlantico che la circonda. In questa sciocchezza, che ritrae un aspetto del ritorno dell'Europa oscura, non c'è nulla di casuale.
 
Alcuni paesi dell'Europa orientale, nemici storici della Russia, vengono utilizzati per la strategia di divisione continentale promossa da Washington. E' noto, e i documenti ufficiali degli strateghi di Washington lo proclamano da anni, che rendere impossibile all'Unione europea di ascendere come soggetto autonomo, ad esempio con una politica indipendente in Medio Oriente, è l'obiettivo strategico degli USA sul continente, per cui è imperativo mantenere una tensione artificiale con la Russia. Un rapporto normalizzato tra l'Unione europea e la nazione più popolata d'Europa e più ricca di risorse, oltre al suo principale fornitore di energia, è una condizione sine qua non per questa ipotetica autonomia.

I governi di paesi come la Polonia e le repubbliche baltiche agiscono come il cavallo di Troia di questo scopo, con il quale i loro governi ultraconservatori sintonizzano - per ragioni storiche ben comprensibili, dato il rapporto tempestoso di questi paesi con la Russia nel XIX° e XX° secolo. Al loro ingresso nella NATO e nell'UE gli USA hanno dato la priorità per questo motivo e i loro governi hanno in questo ruolo di stimolo anti-russo il lor principale elemento di influenza a Washington e Bruxelles. E' significativo che la risoluzione chieda di "incoraggiare, in particolare tra le giovani generazioni, la forza di resistenza alle moderne minacce alla democrazia", dando per scontata la leggenda della "minaccia russa" all'Europa che quei paesi proclamano istericamente, nonché di "prendere misure decise" di fronte alla "guerra dell'informazione contro l'Europa democratica con l'obiettivo di dividerla", cioè di mettere a tacere l'apparato propagandistico russo sul continente che assicura un pluralismo di propaganda che indebolisce i monopoli consolidati.
 
La spudoratezza dei deputati polacchi e la follia dei deputati che hanno votato a favore di questa risoluzione, molti dei quali probabilmente senza leggerla o comprenderla, arriva a chiedere la dichiarazione della Giornata internazionale degli eroi della lotta contro il totalitarismo, il 25 maggio, anniversario dell'esecuzione di un soldato anticomunista polacco, Witold Pilecki, internato ad Auschwitz dai nazisti in una rocambolesca storia e poi giustiziato dai comunisti polacchi come agente militare del governo polacco. L'intenzione qui è eminentemente nazionale: imbiancare la scandalosa complicità della Polonia nell'Olocausto, così come la sintonia della Polonia con i nazisti, con i quali firmò un accordo di non aggressione nel 1934. La Polonia è stata complice dello smembramento nazista della Cecoslovacchia nel 1938 e i suoi leader hanno avuto una grande responsabilità nella successiva rovina della loro nazione, cosa di cui preferiscono non parlare. L'Europa deve odiare i russi, secondo il nazionalismo polacco, e per farlo falsifica e manipola ciò che è necessario.

"Totalitarismi di uno o altro segno"

La cosiddetta teoria del totalitarismo ha cercato di spiegare il fatto storico che nel XX° secolo alcuni sistemi avevano un livello di coercizione e di controllo politico talmente superiore a quello della maggior parte delle dittature, da meritare una nuova categoria. Ma il termine totalitarismo non ha un chiaro contenuto e chiari inconvenienti. Uno di questi è che non si tratta di un concetto storico, ma propagandistico il cui uso è stato generalizzato durante la guerra fredda. In pratica è servito a riabilitare i nazisti e a mobilitare l'Occidente contro il comunismo. Da quel termine, i propagandisti occidentali introdussero l'idea del "comunismo" e dello stalinismo come dispotismo estraneo al passato, ignorando ogni spiegazione storica. La storia dell'autocrazia e dell'assolutismo russo, con una lunga tradizione secolare e di cui lo stalinismo è stata autentica espressione nelle condizioni tecniche del XX° secolo, è semplicemente scomparsa a beneficio di una crociata ideologica volta a demonizzare la pericolosa idea di livellamento sociale.
 
Fu così che una teologia del male spiegò, ad esempio, la complessa storia dell'accordo tedesco-sovietico dell'agosto 1939, che viene dopo, e non prima, analoghi accordi di non aggressione firmati dalla Polonia con i nazisti contro l'URSS, o lo spettacolo di Monaco che convinse definitivamente i sovietici che i liberali occidentali si sarebbero alleati con i nazisti contro l'URSS, o almeno lasciarli fare nell'Est, come conferma lo stesso Hitler nelle sue riflessioni postume trascritte dal suo ultimo segretario personale, Martin Bormann.
 
Dopo la sconfitta del fascismo nella seconda guerra mondiale, la teoria del totalitarismo è stata usata per presentare il nazismo e il comunismo stalinista come fratelli gemelli, ignorando la differenza ideologica fondamentale; che non può esserci un nazismo "buono", contrariamente a qualsiasi approccio umanista, ma può esserci un socialismo "buono" che sviluppa ideali umanistici radicalmente antagonisti dell'antiumanesimo stalinista.

Il punto di vista di Primo Levi

Tutto questo era abbastanza banale nell'Europa della Guerra Fredda. In uno dei libri più importanti del secolo, la Trilogia di Auschwitz (1971), Primo Levi, sopravvissuto di quella cattedrale della storia europea, raccontava in questi termini le differenze tra il Lager tedesco e quello sovietico. La principale, ha detto, "consiste nel suo scopo":
I Lager tedeschi costituiscono qualcosa di unico nella sanguinosa storia dell'umanità: al vecchio fine di eliminare o terrorizzare l'avversario politico, hanno unito un fine moderno e mostruoso, quello di cancellare dal mondo interi popoli e culture. Dal 1941 circa, sono diventate gigantesche macchine della morte: camere a gas e crematori erano stati deliberatamente progettati per distruggere vite e corpi umani su una scala di milioni; l'orrendo primato appartiene ad Auschwitz, con 24.000 morti in un solo giorno nell'agosto 1944. I campi sovietici non erano e certamente non sono luoghi di soggiorno piacevoli, ma nemmeno negli anni più bui dello stalinismo era espressamente ricercata la morte dei prigionieri in essi: era un evento abbastanza frequente e veniva tollerato con brutale indifferenza, ma in sostanza non era voluto; era, insomma, un sottoprodotto dovuto alla fame, al freddo, alle infezioni, alla stanchezza. In questo cupo confronto tra due modelli di inferno, dobbiamo aggiungere che nel Lager tedesco, in generale, si entrava per non uscire: nessun altro fine era previsto se non la morte. Nei campi sovietici, invece, c'era sempre un termine: ai tempi di Stalin i "colpevoli" erano talvolta condannati a pene molto lunghe (anche di quindici e vent'anni) con spaventosa leggerezza, ma rimaneva una speranza di libertà, per quanto minima. 
Da questa fondamentale differenza nascono gli altri. I rapporti tra guardie e prigionieri in Unione Sovietica sono meno disumanizzati: appartengono tutti allo stesso popolo, parlano la stessa lingua, non sono "superuomini" e "sottouomini" come sotto il nazismo. I malati, anche male, sono curati; di fronte a un lavoro troppo duro, è concepibile una protesta individuale o collettiva; le punizioni corporali sono rare e non troppo crudeli: è possibile ricevere lettere e pacchi di cibo da casa; in una parola, la personalità umana non è negata o totalmente perduta. Al contrario, almeno per quanto riguarda ebrei e zingari, nel Lager tedesco lo sterminio è stato quasi totale: non si è fermato nemmeno davanti ai bambini, morti per centinaia di migliaia nelle camere a gas, un caso unico tra le atrocità della storia umana. Come conseguenza generale, i livelli di mortalità sono molto diversi nei due sistemi. Apparentemente, nell'Unione Sovietica, nel periodo più difficile, la mortalità è stata del 30% di tutti quelli entrati, una percentuale intollerabilmente alta, senza dubbio; ma nel Lager tedesco, la mortalità è stata del 90-98%. 
In conclusione, i campi sovietici rimangono una deplorevole manifestazione di illegalità e disumanizzazione. Non hanno nulla a che fare con il socialismo, al contrario: si distinguono nel socialismo sovietico come una brutta macchia; sono da considerare piuttosto come una barbarie ereditata dall'assolutismo zarista da cui i governi sovietici non hanno saputo o voluto liberarsi. Chiunque legga le Memorie della Casa dei Morti, scritte da Dostoevskij nel 1862, non avrà difficoltà a riconoscere le stesse caratteristiche carcerarie descritte da Solzhenitsin cento anni dopo. Ma è possibile, o meglio, è facile immaginare un socialismo senza Lager: in molte parti del mondo è stato realizzato. D'altra parte, un nazismo senza Lager non può essere immaginato.

La storia è un'opera in costruzione. Ogni generazione, gruppo sociale e nazione la riscrive costantemente a modo suo. Ciò di cui stiamo assistendo oggi nell'Unione Europea è la riscrittura di una versione della storia della seconda guerra mondiale della destra polacca, conformemente ai piani strategici degli USA  per mantenere il continente diviso e in tensione interna. 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://rafaelpoch.com/2019/10/02/no-es-lo-mismo/
Publication date of original article: 02/10/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27174

 

Tags: NATORussiaEuropaURSSPropagandaNazismoSocialismoGuerra Fredda
 

 
Print this page
Print this page
Send this page
Send this page


 All Tlaxcala pages are protected under Copyleft.