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 24/08/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 ASIA & OCEANIA 
ASIA & OCEANIA / Isaka Varsham: Piove sabbia a Rayalaseema, in India
Date of publication at Tlaxcala: 20/07/2019
Original: It’s raining sand in Rayalaseema
Translations available: Français  Español 

Isaka Varsham: Piove sabbia a Rayalaseema, in India

Palagummi Sainath పాలగుమ్మి సాయినాథ్ पालागुम्मि साईनाथ

Translated by  Alba Canelli

 

Il cambiamento dei modi di coltivazione, il restringimento della copertura forestale, l'esplosione del numero di pozzi di irrigazione, la morte di un fiume hanno prodotto tra gli altri effetti drammatici su terra, aria, acqua, foreste e clima nel distretto di Anantapur, Stato dell'Andhra Pradesh in India.

Foto Rahul M./PARI

E' una classica ambientazione del cinema indiano. Sullo sfondo di dune e depressioni con una piccola spolverata di vegetazione a macchia, l'eroe si alza dalle sabbie ardenti di una botte per ridurre i cattivi in ​​poltiglia. Aggiungendo un sacco di calore e polvere a quello che offre generosamente la natura, porta il film a una conclusione felice (tranne che per i cattivi). Innumerevoli film indiani hanno messo in scena quelle scene in una desolata regione selvaggia del Rajasthan. O anche nelle gole della Chambal Valley nel Madhya Pradesh.
 


Ma eccola qui, l'arida e desolata ambientazione del video qui sotto non deve nulla al Rajasthan o a Chambal. Si trova nell'estremo sud della penisola, nel Rayalaseema, una regione dell'Andhra Pradesh. Questa zona specifica di circa 1.000 acri nel distretto di Anantapur - una volta coperta dalla coltivazione del miglio - si è inesorabilmente trasformata in un deserto nel corso dei decenni. Questo è dovuto a fattori spesso paradossali - creando il tipo di spazio ricercato dalle troupe cinematografiche.

Nel villaggio di Dargah Honnur, dove risiedono i principali proprietari terrieri di questa zona, è stato difficile convincere chiunque a credere che non fossimo degli scout, che non eravamo in ricognizione.  "E' per quale film? Quando sarà girato? "La domanda era sia esplicita che implicita. Alcuni mostravano una rapida diminuzione di interesse quando apprendevano che eravamo giornalisti.

I creatori del film in telugu - Jayam Manade Raa ( La Vittoria è nostra ) - che hanno reso famoso il posto, hanno girato quelle scene di combattimento qui tra il 1998 e il 2000. Come ogni cineasta commerciale, degno di questo nome, avrebbero armeggiato con il loro "set" per migliorare l'effetto del deserto. "Abbiamo dovuto sradicare il nostro raccolto (per il quale ci hanno compensato)", dice Pujari Linganna, 45 anni, la cui famiglia possiede i 34 ettari in cui è stato girato il combattimento. "Abbiamo rimosso vegetazione e piccoli alberi in modo che risultasse più reale". L'abilità del cameraman e l'uso intelligente dei filtri hanno fatto il resto.

Se i creatori di Jayam Rae Manade girassero un nuovo episodio oggi, 20 anni dopo, avrebbero avuto molto meno lavoro da fare. Il tempo e la natura martoriata, oltre all'incessante attività dell'uomo hanno portato al deserto tutti i miglioramenti che potevano sperare.

Questa scena girata un una cornice arida e selvaggia (vedi il video), non è stata girata nel Rajasthan o Chambal, ma proprio in fondo alla penisola, nella regione del Rayalaseema dell'Andhra Pradesh.

Ma è un curioso angolo del deserto. E' ancora una regione agricola - perché c'è ancora acqua appena sotto la superficie. "Abbiamo trovato l'acqua a soli 15 piedi sotto", dice P. Honnureddy, figlio di Linganna. In gran parte dell'Anantapur, i pozzi di irrigazione non trovano acqua prima dei 150-180 metri. In alcune parti del distretto hanno superato la soglia di 300 metri. Eppure, in questo momento, vediamo l'acqua sgorgare da un pozzo profondo 10 cm. Tanta acqua, così vicina alla superficie, in questa zona calda e sabbiosa?

"L'intera area si trova in un letto del fiume", spiega Palthuru Mukanna, un contadino di un villaggio vicino. Quale fiume? Non vediamo nulla. "Hanno costruito una diga circa 50 anni fa, a circa 25-30 chilometri da Honnur, sul fiume Vedavathi che scorreva qui. Il nostro tratto di Vedavathi (un affluente del Tungabhadra - chiamato anche Aghari) si è semplicemente prosciugato".

"Questo è effettivamente quello che è successo", dice Malla Reddy del Centro Ecologico (del Rural Development Trust di Anantapur). Poche persone conoscono la regione così bene come lui"Il fiume è forse morto ma nel corso dei secoli, ha contribuito a creare un serbatoio sotterraneo di acqua e ora è inesorabilmente sfruttato. Ad un ritmo che presagisce un disastro imminente".

Quel disastro non tarderà ad arrivare. "20 ani fa c'era una sola trivellazione", dice VL Himachal, 46 anni, un contadino con 5 ettari nell'area desertificata. "Era tutta agricoltura pluviale. Oggi ci sono tra i 300-400 pozzi in circa 400 ettari. E prendiamo l'acqua a 10-12 metri, a volte più in basso". Il risultato è un pozzo per ogni tre acri, o anche meno.

Questa è tantissimo, e sottolinea Malla Reddy, anche per Anantapur che "ha quasi 270.000 pozzi, anche se la capacità di carico del distretto è di 70.000. E quasi la metà di questo enorme numero è secca quest'anno".
 
 

Vent'anni fa: Pujari Linganna (a sinistra: a destra con suo figlio P. Honnureddy), dovette sradicare la vegetazione per una ripresa cinematografica. Oggi, il tempo e le attività umane hanno contribuito alla desertificazione. (Foto: Sinistra: Rahul M / PARI Destra: P. Sainath / IRAP)

Allora, a cosa servono i pozzi d'irrigazione in queste terre erose? Cosa si coltiva? Ciò che spicca nella zona che stiamo esplorando non è nemmeno il raccolto di arachidi onnipresente del distretto, ma bajra (miglio perlato o piccolo miglio). Questo miglio è coltivato qui per la moltiplicazione delle sementi. Non per il consumo o il mercato, ma per le compagnie di sementi che hanno stipulato contratto con gli agricoltori per questo lavoro. Si possono vedere piante maschili e femminili disposte in modo ordinato in file adiacenti. Le aziende stanno creando un ibrido di due diversi ceppi di bajra. Questa operazione richiederà molta acqua. Ciò che rimane della pianta dopo l'estrazione dei semi sarà utilizzato, nel migliore dei casi, come foraggio.

"Stiamo guadagnando 3.800 rupie (49 €) al quintale per questo lavoro di replicazione dei semi", afferma Pujari Linganna. Sembra poco, considerando la manodopera e le cure richieste, e il fatto che le imprese venderanno queste sementi alla stessa categoria di agricoltori a prezzi molto elevati. Un altro coltivatore di questa zona, YS Shantamma, dice che la sua famiglia guadagna 3.700 rupie al quintale.

Shantamma e sua figlia Vandakshi dicono che il problema di coltivare qui non è l'acqua. "Abbiamo l'acqua nel villaggio anche se non abbiamo l'acqua corrente a casa". Il loro problema qui è la sabbia che - oltre all'enorme volume che già esiste - può accumularsi molto rapidamente. E camminare anche su distanze brevi su una spiaggia di diversi metri di profondità può essere stancante.

"Può semplicemente distruggere il lavoro che hai fatto", dicono madre e figlia. P. Honnureddy è d'accordo, mostrandoci il tratto sotto una duna di sabbia dove aveva diligentemente sistemato file di piante - non più di quattro giorni fa. Ora sono solo solchi ricoperti di sabbia. Questo villaggio, situato in una zona sempre più arida, battuto da vento forte, conosce tempeste di sabbia.

"Tre mesi all'anno - piove sabbia in questo villaggio", dice Basha, un altro agricoltore del deserto. "Entra nelle nostre case, nel nostro cibo. I venti portano la sabbia nelle case, anche quelle che non sono così vicine alle dune". Le reti a maglia fine o le porte supplementari non funzionano sempre. "Isaka varsham [pioggia di sabbia] fa parte delle nostre vite ora, viviamo con essa"
 

A sinistra: le file di piante di Honnureddy accuratamente disposte sono state coperte dalla sabbia in quattro giorni. A destra: YS Shantamma e sua figlia Vandakshi dicono: "[la sabbia] può semplicemente distruggere il lavoro che hai fatto". (Foto: Sinistra: P. Sainath / PARI Destra: P. Sainath / IRAP)


Le sabbie non sono estranee al villaggio di D. Honnur. "E' vero, sono diventate più intense", dice Himachal. Molti cespugli e arbusti che formavano efficaci frangivento sono scomparsi. Himachal parla dell'impatto della globalizzazione e dell'economia di mercato. "Ora calcoliamo tutto in denaro. Gli arbusti, gli alberi, tutta la vegetazione scomparvero perché la gente voleva usare ogni pezzo di terra per le coltivazioni commerciali", E "se una pioggia di sabbia cade quando i semi germogliano", dice il contadino Tippaiah, 55 anni, "tutto è distrutto". I rendimenti sono inferiori nonostante l'accesso all'acqua. "Otteniamo tre quintali di arachide per acro", afferma l'agricoltore KC Honnur Swamy, 32 anni. La resa media del distretto è di circa cinque.

Non vedono alcun valore nei frangivento naturali? "Scelgono solo alberi che hanno un valore commerciale", dice Himachal. Quelli, non adatti a queste condizioni, non possono assolutamente crescere qui. "Inoltre, le autorità continuano a dire che ci aiuteranno a piantare alberi, ma non ne viene fuori nulla".
 
"Alcuni anni fa", ha detto Palthuru Mukanna, "Diversi funzionari governativi stavano lavorando nell'area delle dune per un'ispezione. Il loro safari nel deserto finì male, il loro 4x4, impantanato nelle sabbie, ha dovuto essere trainato dagli abitanti del villaggio con un trattore", aggiunge Mukanna. "Ci sono anche periodi, dice il contadino Mokha Rakesh, "in cui la corriera non può arrivare dall'altra parte del villaggio".

La perdita di arbusti e foreste è un problema dell'intera regione di Rayalaseema. Solo nel distretto di Anantapur, l'11% dell'area è classificato come "superficie boschiva". La copertura forestale effettiva si è ridotta a meno del 2%. Ciò ha avuto un'inevitabile impatto su suolo, aria, acqua e temperature. L'unica grande foresta che si vede ad Anantapur è la giungla di mulini a vento - migliaia di loro - che punteggiano il paesaggio ovunque, anche al confine con il mini-deserto. Questi sono arrivati su terreni acquistati o affittati a lungo termine, da aziende produttrici di mulini a vento.

Di ritorno a D. Honnur, un gruppo di coltivatori del deserto ci ha assicurato che le cose sono sempre state così. Poi presentano prove convincenti del contrario. Le sabbie sono sempre state lì, sì. Ma la loro forza, a causa delle tempeste di sabbia, è cresciuta. C'erano più arbusti e copertura arborea in precedenza. Pochissimo ora. Hanno sempre avuto l'acqua, sì, ma si apprende poi che il loro fiume è morto. Che c'erano pochissime perforazioni due decenni fa, centinaia adesso. Tutti sono a conoscenza del forte aumento de numero di episodi meteorologici estremi negli ultimi due decenni.

Il regime di precipitazioni è cambiato. "Per parlare solo del periodo in cui abbiamo bisogno di pioggie, direi che sono il 60% in meno", dice Himachal. "Ci sono meno piogge intorno a Ugadi [Capodanno Telugu, di solito ad aprile] in questi ultimi anni". Anantapur è interessata - in misura limitata - dai monsoni estivi e invernali [da giugno a settembre, NdT] e [da settembre in poi], ma non ne beneficia pienamente.
 

Foto in alto: la sabbia è pervasiva, dice Basha, un altro coltivatore del deserto, "entra nelle nostre case; entra nel nostro cibo". Foto in basso: l'unica vasta foresta di Anantapur ora è la giungla di mulini a vento che si vedono all'orizzonte. (Foto: Rahul M./PARI)

Anche negli anni in cui il distretto riceve la sua piovosità media annua di 535 mm - la loro frequenza, durata e portata sono stati terribilmente irregolari. In alcuni anni, le piogge si sono spostate dalla stagione di coltivazione a quella di maggese. A volte, ci sono stati forti diluvi nelle prime 24-48 ore e grandi periodi di siccità in seguito. L'anno scorso, alcuni mandal (cantoni) hanno registrato periodi secchi di quasi 75 giorni durante la stagione delle colture (da giugno a ottobre). Con il 75% della popolazione di Anantapur nelle aree rurali e l'80% impiegati nell'agricoltura (o come agricoltori o lavoratori), questo si rivela devastante.

"Ci sono stati solo due anni 'normali' negli ultimi due decenni", afferma Malla Reddy del Centro Ecologico. "In ognuno dei rimanenti 16 anni, due terzi e tre quarti del distretto sono stati dichiarati colpiti dalla siccità. Negli ultimi 20 anni, c'erano tre siccità ogni dieci anni. I cambiamenti iniziati alla fine degli anni '80 si sono aggravati ogni anno".

Un distretto che un tempo ospitava una grande varietà di miglio si è sempre più convertito a colture commerciali come le arachidi. Come risultato, è stato scavato un gran numero di pozzi di irrigazione. (Un rapporto dell'Autorità nazionale per le aree inondate di pioggia afferma che ora ci sono "sacche dove lo sfruttamento delle falde acquifere ha superato il 100 percento").

"Quarant'anni fa, avevamo uno schema chiaro - tre siccità in 10 anni - e gli agricoltori sapevano cosa piantare. C'erano tra 9 e 12 diverse colture e un ciclo di coltivazione stabile", afferma CK 'Bablu' Ganguly. È a capo del Collettivo Timbaktu, una ONG che si concentra sul miglioramento economico dei poveri rurali in questa regione. Il suo impegno di quattro decenni gli ha permesso di acquisire una conoscenza approfondita dell'agricoltura della regione.

"L'arachide [che ora copre il 69 per cento della superficie coltivata ad Anantapur] ci ha fatto quello che ha fatto in Africa, nel Sahel. La monocoltura che abbiamo adottato, non ha alterato solo le condizioni idrografiche. Siccome l'arachide non sopporta l'ombra, le persone rimuovono gli alberi. Il suolo di Anantapur è stato distrutto. Il miglio è stato decimato. L'umidità è sparita, che rende incerto il ritorno all'agricoltura pluviale. "I cambiamenti delle colture hanno anche indebolito il ruolo delle donne nell'agricoltura. Tradizionalmente, esse erano le custodi dei semi di varie colture pluviali coltivate qui. Una volta che i contadini hanno iniziato ad acquistare sementi sul mercato per coltivare gli ibridi commerciali che hanno invaso Anantapur (come con l'arachide), il ruolo delle donne è stato ridotto a quello dell'aratura. Nel corso di due generazioni, molti agricoltori hanno perso le abilità nella complessa arte di coltivare molteplici e svariate colture sugli stessi campi.
 

Il nipote di Linganna Honnur Swamy (in alto a sinistra) e Nagaraju (in alto a destra) sono i coltivatori del deserto, con i loro trattori e carri trainati da buoi (in basso) lasciano profondi solchi nella sabbia. (Foto: Rahul M./PARI in alto a sinistra e in basso a destra: P. Sainath / IRAP)

Le fattorie foraggiere rappresentano ora meno del 3 per cento della superficie coltivata. "Anantapur una volta aveva uno dei più alti numeri di piccoli ruminanti del paese", dice Ganguly. "I piccoli ruminanti sono la migliore risorsa - proprietà mobili - di antiche comunità di pastori tradizionali come i Kurubas. Il ciclo tradizionale in cui le greggi dei pastori fornivano il letame post-raccolto ai campi degli agricoltori sotto forma di sterco e urina - viene adesso interrotto dai modi di coltivazione e dall'agricoltura chimica. In questa regione, la pianificazione ha colpito i settori più marginali della popolazione".

A Honnur, Himachal ammette la diminuzione della biodiversità agricola locale e le sue conseguenze. "Una volta, in questo stesso villaggio, avevamo bajra, fagiolo dall'occhio nero, pisello piccione, ragi, miglio di coda a volpe, soia verde, fagioli di campo ..." fa una lista. "Molto più facili da coltivare, ma l'agricoltura pluviale non porta denaro". L'arachide l'ha fatto, per un po'.

Il ciclo di coltura delle arachidi è di circa 110 giorni. Di questi, copre solo il suolo, proteggendolo dall'erosione, per 60-70 giorni. Nell'epoca in cui venivano coltivati ​​nove diversi tipi di miglio e legumi, essi offrivano al terreno la loro ombra protettiva da giugno a febbraio di ogni anno, con l'una o l'altra coltura sempre a terra.

A Honnur, Himachal è pensieroso. Sa che i pozzi d'irrigazione e le colture commerciali hanno portato grandi benefici agli agricoltori.  Osserva inoltre la tendenza al ribasso in questo settore, che si manifesta con l'aumento delle migrazioni nella misura in cui i mezzi di sussistenza diminuiscono. "Ci sono sempre oltre 200 famiglie che cercano lavoro al di fuori", dice Himachal. Questo è un sesto delle 1.227 famiglie registrate nel censimento del 2011 per questo villaggio nel mandal di Anantapur. "Circa il 70-80% di tutte le famiglie sono in debito", aggiunge. Il disagio agricolo è stato alto ad Anantapur per due decenni - ed è il distretto dell'Andhra Pradesh più colpito dai suicidi dei contadini.
 
Pujari Linganna in piedi fuori dalla sua casa

Pujari Linganna (Foto: P. Sainath / IRAP)

Palthuru Mukanna

Palthuru Mukanna (Foto: Rahul M./PARI)

V. L. Himachal

VL Himachal (Foto: P. Sainath / IRAP)

"I tempi del boom dei pozzi d'irrigazione è finito", dice Malla Reddy. "Lo stesso vale per le colture commerciali e le monocolture". Tutti e tre, proliferano ancora tuttavia, sotto l'impulso di questa trasformazione fondamentale, dalla policoltura delle colture alimentari alla "creazione di prodotti per nuovi mercati".

Se il cambiamento climatico è solo un segno che la natura si sta risistemando, cosa vediamo in Honnur e Anantapur? Inoltre, gli scienziati ci dicono che i cambiamenti climatici colpiscono regioni e aree naturali molto grandi. Honnur e Anantapur sono solo unità amministrative, punti semplici sulla mappa, troppo piccoli per essere rilevanti. È possibile che cambiamenti su larga scala in regioni molto più grandi possano talvolta aggravare i fenomeni bizzarri che si verificano nelle sotto-regioni al loro interno?

Quasi tutti gli elementi del cambiamento locale sono il risultato dell'intervento umano. L'epidemia di trivellazioni, il passaggio massiccio alle colture commerciali e alle monocolture, la perdita di biodiversità, che potrebbe essere la migliore difesa di Anantapur contro i cambiamenti climatici, il continuo esaurimento della falda freatica, la distruzione della sottile copertura forestale in questa regione semi-arida, il danneggiamento dell'ecologia dei pascoli e un grave degrado del suolo; l'intensificazione dell'agricoltura chimica guidata dall'industria; lo sgretolamento delle relazioni simbiotiche tra fattoria e foresta, pastori e agricoltori - e la perdita di mezzi di sostentamento, la morte dei fiumi. Tutti questi hanno chiaramente influenzato le temperature, le condizioni meteorologiche e il clima - che a loro volta hanno ulteriormente accentuato questi processi.

Se l'azione umana, guidata da un modello di sviluppo economico impazzito, è un fattore determinante nei cambiamenti che stiamo vivendo, c'è molto da imparare da questa regione e da molte altre simili.
 
"Forse dovremmo chiudere i pozzi d'irrigazione e tornare alle coltivazioni pluviali", dice Himachal. "Ma è troppo difficile."
 
Il progetto di reporting sui cambiamenti climatici del PARI (Archivio popolare dell'India rurale) a livello nazionale fa parte di un'iniziativa sostenuta dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP/PNUD) per catturare i cambiamenti climatici attraverso le voci e le esperienze della gente comune.
 

Rayalaseema comprende quattro distretti meridionali nello stato dell'Andra Pradesh, ovvero Anantapur, Chittoor, Kadapa (Cuddapah) e Kurnool. 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://ruralindiaonline.org/articles/its-raining-sand-in-rayalaseema
Publication date of original article: 08/07/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=26569

 

Tags: IndiaAgricolturaBiodiversitàAgricolturaMultinazionaliAcquaRayalaseemaAndhra PradeshDesertificazioneCambio climatico
 

 
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