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 24/07/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / Israele, né paradiso, né inferno
Date of publication at Tlaxcala: 14/05/2019
Original: The heaven and hell that aren’t Israel
Translations available: Français 

Israele, né paradiso, né inferno

Gideon Levy جدعون ليفي גדעון לוי

Translated by  Frammenti vocali in MO: Israele e Palestina
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Due campi si sono distinti [fra gli israeliani ebrei, NdE]  durante la settimana della festa nazionale di quest'anno: uno che si rallegra ed è orgoglioso del paese, l'altro che è stufo e si vergogna. Il divario tra loro non è mai stato più ampio. Il primo gruppo si identifica con la destra, il secondo con la sinistra ed entrambi hanno torto. Paradossalmente entrambe le posizioni contraddicono la realtà: le vite di coloro che sono orgogliosi del paese non sono altrettanto buone; la maggior parte proviene da gruppi a basso reddito. I piagnoni in realtà hanno vite più facili. Israele oggi è diviso tra orgogliosi e vergognosi. I primi glorifica il presente, i secondi il passato.   

Israeliani guardano la parata aerea  su una spiaggia di Tel Aviv nel “Giorno dell'indipendenza”, 9 maggio 2019. Foto Moti Milrod

I membri del campo  fiero, ultranazionalista  e di destra adorano Benjamin Netanyahu e sono sicuri che il primo ministro abbia portato il paese a grandi altezze. Si rallegrano nelle cerimonie rituali nazionali, diventate culti della personalità. Venerano i militari, versano una lacrima alla vista di una parata aerea o di uno sciocco sbarco sulla luna e credono in un popolo eletto. Pensano che la forza sia l'unico mezzo per il successo, che gli arabi vogliano distruggerci e che il mondo intero sia contro di noi.

Se hanno qualche lamentela su questo paese, è che è troppo democratico e troppo morbido con i palestinesi. Sono la maggioranza e odiano l'altro campo.

I membri del campo vergognoso, liberale e umanista sono sicuri che l'altro gruppo ha rubato il loro paese. Odiano Netanyahu,  fonte di ogni impurità ai loro occhi  e sono sicuri che per colpa sua  il paese è stato corrotto. Aborrono l'occupazione, l'aggressione, la violenza, il militarismo e la confessionalizzazione. Sono  sicuri che la democrazia di Israele sta per essere distrutta in favore di una dittatura di stampo nordcoreano.

L' Alta corte di giustizia è il loro tempio, un falso tempio. Si domandano costantemente se Israele esisterà ancora tra un decennio. La loro speranza per i figli è che possano andarsene a vivere altrove. Sentono che la vita qui è diventata un inferno. "Guarda cosa è successo a questo posto" è il loro motto. Hanno iniziato a odiare "questo posto".

La realtà pero è questa: Israele non è né il paradiso del primo gruppo né l'inferno del secondo. Il primo gruppo è il risultato della propaganda sionista   che ha instillato in loro il dogma che nulla è paragonabile a Israele,  che Israele può fare tutto ciò che vuole ed è la vittima universale, che "democratico" significa tirannia della maggioranza ed "ebreo" significa dispotismo ebraico. Che i palestinesi non hanno diritti e non sono umani.

Le convinzioni del primo camp sono un castello di carte fatto di ignoranza, arroganza, ultranazionalismo e paure infondate. Israele non è il loro paradiso: è aggressivo, manipolativo e privo di compassione anche per i propri cittadini. Mantiene una dittatura militare nei territori occupati, emana leggi anti-democratiche e si sta deteriorando.

D'altra parte non è l’inferno  che  descrive il secondo campo. Non è mai stato il paradiso  da loro rimpianto: la loro  democrazia comprendeva il regime militare, la censura e il "libretto rosso" di appartenenza alla federazione sindacale dell’ Histadrut .

Anche il militarismo non è nato ieri:  prima del 1973 era ancora più estremo. Anche la confessionalizzazione e l'ultranazionalismo esistevano nel passato. Il Likud non ha inventato il trufolarsi nel lutto, l'occupazione o i coloni.

Sì, Israele si è deteriorato. Quelli che si vergognano del paese sono giustificati. C'è motivo di vergogna. Il più grande crimine, l'occupazione, in realtà ha scarso effetto sulla vita in Israele. Ci sono ancora isole di vita buona  e libera delle quali  godono i piagnoni e dobbiamo lottare per conservarle.

Israele non è ancora una zona disastrata. C'è un divario intollerabile tra l'apocalisse descritta da quelli che si lamentano e la loro volontà di agire. Se è così terribile, perché non fanno qualcosa? E se non fanno niente, forse non è così terribile?

Israele  non è ancora la Turchia. Netanyahu deve essere processato e deve dimettersi, ma non è il Satana che i suoi detrattori descrivono. La loro indignazione è ipocrita: quando erano al potere le cose erano migliori, ma non così tanto come affermano. Da quando  Netanyahu è al potere, qui le cose vanno male, ma non così male come suggerirebbe il loro allarme. E' come il ragazzo che gridava al lupo. Ho scritto  questa colonna liberamente. Se parliamo d’inferno, questo è nella Striscia di Gaza, ma di questo nessuno parla.

http://tlaxcala-int.org/upload/gal_20270.jpg

Carlos Latuff, 2002 (hell= inferno)

 





Courtesy of Frammenti vocali/Tlaxcala
Source: https://www.haaretz.com/opinion/.premium-the-heaven-and-hell-that-aren-t-israel-1.7223471
Publication date of original article: 12/05/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=26035

 

Tags: Destra e sinistra sionistePolitica sionistaPalestina sionista
 

 
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