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 23/05/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 EDITORIALS & OP-EDS 
EDITORIALS & OP-EDS / Bamiyan, Babilonia, Palmira, Notre Dame
Date of publication at Tlaxcala: 17/04/2019
Original: Bamyan, Babylon, Palmyra, Notre-Dame
Translations available: Português/Galego  Français  Español 

Bamiyan, Babilonia, Palmira, Notre Dame

Pepe Escobar Пепе Эскобар

Translated by  Silvana Fioresi
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

I Budda di Bamiyan sono stati distrutti da una setta intollerante che pretendeva di seguire l’Islam. Tutta l’Asia buddista era in lutto. In Occidente è stato a malapena notato.

Quello che restava delle rovine di Babilonia e del museo Nabucodonosor è stato occupato, saccheggiato e vandalizzato da una base di Marines usamericani durante l’operazione Shock and Awe [Colpisci e terrorizza] nel 2003. L’Occidente non ha notato niente.

A Palmira, un’oasi leggendaria sulla Via della Seta, vaste parti della città sono state distrutte da un’altra setta intollerante che pretendeva di seguire l’Islam, sotto la protezione di certi « servizi d’intelligence » occidentali. Anche in questo caso, l’Occidente non ha notato niente.

In Siria delle decine di chiese cattoliche e ortodosse sono state interamente bruciate dalla stessa setta intollerante che pretendeva di seguire l’Islam, protetta ed armata, tra gli altri, dagli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna e la Francia. L’Occidente non vi ha prestato strettamente nessuna attenzione.

Notre Dame, che per molti versi può essere considerata come la Matrice dell’Occidente, è stata in parte consumata da un incendio teoricamente accidentale.

Soprattutto il tetto: delle centinaia di travi di quercia, di cui certe datavano del tredicesimo secolo. Da un punto di vista metaforico, potrebbe essere interpretato come l’incendio del tetto che copre la testa collettiva dell’Occidente.

Cattivo karma? Infine…?

 

Omar Al Abdallat, Giordania

Veniamo ora alle cose concrete.

Notre Dame appartiene allo Stato francese, che aveva quasi totalmente trascurato questo gioiello dell’arte gotica che ha attraversato otto secoli.

Dei frammenti di arcate, di chimere, di rilievi e di garguglie non smettevano di crollare a terra per essere conservati in un deposito improvvisato nel retro della cattedrale.

Soltanto l’anno scorso, Notre Dame ha ricevuto un finanziamento di due milioni di euro per il restauro della flèche, quella che ha bruciato ed è crollata ieri.

L’intero restauro della cattedrale sarebbe costato 150 milioni di euro, secondo il più grande esperto mondiale di Notre Dame, che si trova essere l’USamericano Andrew Tallon.

In questi ultimi tempi, c’era una guerra tra i conservatori della cattedrale e lo Stato francese. 

Lo Stato francese incassava almeno 4 milioni di euro all’anno facendo pagare ai turisti l’ingresso alle torri gemelle (i campanili), ma ne riversava solo 2 milioni per la manutenzione di Notre Dame.                                                                         

Il rettore di Notre Dame ha rifiutato di far pagare l’ingresso alla cattedrale – come è il caso, per esempio, al Duomo di Milano.

Notre Dame sopravvive essenzialmente grazie ai doni, che vanno agli stipendi di solo 70 impiegati che devono non soltanto assicurare la sorveglianza delle orde di turisti, ma anche organizzare otto messe al giorno.                                                                  

Ecco cosa propone lo Stato francese per rendere questa prova meno dolorosa: organizzare una lotteria di beneficienza. In pratica, privatizzare quello che risulta della responsabilità e delle obbligazioni dello Stato.  

Allora sì: Sarkozy e Macron e i loro governi al gran completo sono direttamente e indirettamente responsabili dell’incendio.

E adesso, è l’ora della Notre Dame dei Miliardari.

Pinault (Gucci, St. Laurent) si è impegnato a versare 100 milioni di euro della sua fortuna personale per i lavori di restauro. Arnault (Louis Vuitton, Moët Hennessy) ha raddoppiato la posta e si è impegnato a dare 200 milioni di euro.

Allora perché non privatizzare questo superbo complesso immobiliare, secondo la moda del “capitalismo del disastro”? Benvenuti al condominio Notre Dame, appartamenti di lusso, hotel e centro commerciale incorporato.

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://www.facebook.com/pepe.escobar.77377/posts/10157085278236678
Publication date of original article: 16/04/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=25838

 

Tags: Incendio di Notre DameNeoliberalismoDolce Francia
 

 
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