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 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Funzionari degli USA hanno offerto denaro a un mio amico per smantellare la rete elettrica di Teheran
Una storia che getta luce sull’interruzione elettrica provocata in Venezuela
Date of publication at Tlaxcala: 16/03/2019
Original: US officials offered my friend cash to take down Tehran’s power grid
Shedding light on Venezuela power outage

Translations available: Português/Galego  Español  Français  فارسی 

Funzionari degli USA hanno offerto denaro a un mio amico per smantellare la rete elettrica di Teheran
Una storia che getta luce sull’interruzione elettrica provocata in Venezuela

Sharmine Narwani شارمين نرواني

Translated by  Francesco Giannatiempo

 

Ci sono voluti un blackout elettrico a livello nazionale in Venezuela, rumori di un cyber attacco e i tweet compiacenti da parte di ufficiali degli USA per richiamarmi alla mente la misteriosa storia di un mio caro amico iraniano-usamericano di nove anni fa.

 

Un mio amico, un ingegnere di cui non farò il nome per ovvie ragioni e che in quest’articolo chiameremo ‘Kourosh’—  nel 2010 mi ha rivelato di essere stato avvicinato da due “impiegati del Dipartimento di Stato” che gli hanno offerto $250.000 per “fare qualcosa di veramente semplice” durante il suo imminente viaggio di ritorno a Teheran.

Kourosh si era completamente stranito perché non aveva idea di come questi due tizi sapessero innanzitutto del suo viaggio in Iran, e poi che non avesse il becco d’un quattrino.

Non era una persona di particolare interesse politico, benché avesse partecipato ad alcune proteste a Washington all’indomani delle rabbiose proteste delle elezioni presidenziali del 2009. Era solo uno dei numerosi ingegneri iraniani-usamericani nell’area tecnologica  Washington-Maryland-Virginia alla ricerca di una vita decente.

Kourosh disse ai funzionari usamericani di non essere interessato e che, se l’Iran dovesse aver bisogno di cambiamenti, allora gli unici a doverlo fare sarebbero stati i residenti in Iran.

L’ho pregato di lasciarmi scrivere questa storia, ma reagiva nervosamente e si è rifiutato. Durante l’anno dopo o quello successivo, sono tornata alla carica e lui mi ha dato qualche informazione in più, senza però cambiare idea sulla pubblicazione. Ecco di seguito ciò che mi aveva rivelato:

I tizi del Dipartimento di Stato da allora lo hanno avvicinato una seconda volta. Gli hanno offerto ulteriori dettagli sul lavoro da fare. Volevano che lui mettesse fuori uso la rete elettrica di Teheran in cambio dei $250k. Loro avevano bisogno di qualcuno con capacità tecniche, benché gli dissero che il lavoro fosse semplice. Lui sarebbe dovuto andare in una specifica località nell’area di Teheran con un computer portatile o un dispositivo di comunicazione simile e digitare un codice.

Kourosh mi ha perfino riferito il codice. Mi disse di averlo memorizzato e di poterlo ripetere durante il sonno. Eccolo: 32-B6-B10–40-E (simbolo al posto dell’epsilon).

Va bene, non è il vero codice, ma sembra proprio quello: stesso formato, stessa sequenza e quantità di numeri e lettere. Mi spiace, ma non mi sento a mio agio nel pubblicare il codice, casomai fosse quello valido.

Se qualcuno di voi sapesse cosa potrebbe rappresentare questo codice, per favore scrivete un commento. Un mio collega con conoscenze di ingegneria mi ha detto: “Questa potrebbe essere una password per una rete elettrica o per apparecchiature controllate da un sistema elettronico o di computer. Le aziende produttrici hanno codici che usano per eliminare gli errori o per ripristinare un sistema. I sistemi di controllo sono tutti elettronici e qualche volta per svariate ragioni (p.e. un terremoto) qualcosa viene provocata e il sistema si spegne. Quindi solitamente viene ripristinato stando nelle sue prossimità inserendo un nuovo codice. Non c’è bisogno di essere fisicamente presenti se si ha la possibilità di inserirsi abusivamente nel sistema, benché sia ovviamente più difficile da fare. Se loro (gli usamericani) avevano bisogno di qualcuno fisicamente presente durante il tentativo di sabotaggio, probabilmente significa che non avevano un accesso remoto al sistema.”

Davvero non riesco a capire perché Kourosh avesse ricevuto quel tipo di dettagli, a meno che non volesse portare a termine quest’atto di sabotaggio per conto del governo USA; ma lui mi ha assicurato di non averci mai pensato — di essere stato solo “curioso” durante il secondo incontro. “Nemmeno per sogno,” mi disse. “Immaginati se l’avessi fatto e la nonna o il padre di qualcuno fosse morto perché la loro macchina salva-vita si fosse spenta.”

Ricordo questi dettagli perché ne ho discusso con parecchie persone il e intorno al 2010, senza rivelare il nome di Kourosh. Oggi, riporto alla luce il vecchio messaggio di facebook che avevo inviato all’autore e attivista iraniano-usamericano Trita Parsi del Consiglio Nazionale Iran-USA con sede a Washington (NIAC), all’epoca un blogger dell’Huffington Post. Trita mi ha dato il permesso di pubblicare le schermate come seguono:

 https://cdn-images-1.medium.com/max/800/1*R94ShXGhAUqRkHDi_MxwBg.png

(Da Sharmine Narwani a Trita Parsi:

Trita hai sentito qualcosa di iraniani-usamericani avvicinati da appaltatori del governo USA a cui hanno chiesto di coinvolgerli in un sabotaggio in Iran?

Ho un amico che recentemente mi ha confidato che lui (un ingegnere) è stato avvicinato e gli è stato chiesto di “fare qualcosa di veramente semplice” ma proprio quando farà visita alla sua famiglia in Iran.)

Per favore, fammi sapere se hai sentito anche solo una cosa del genere.

 

(Da Trita Parsi a Sharmine Narwani:

mai sentito cose simili – fammi sapere cosa trovi. Intanto, non sorprenderti)

 

Rivelazioni. Anni fa, mio marito che è iraniano-usamericano e io gestivamo un’azienda internet nel settore delle telecomunicazioni a Washington e io ero uno dei fondatori del Iranian-American Technology Council; perciò conoscevo molti ingegneri e gente proprio del settore tecnologico.

Mi sono ricordata di aver scritto proprio a Trita, perché lui era particolarmente introdotto nel cuore politico di questa comunità. Sarebbe estremamente pericoloso per me stessa e i colleghi del mio settore se il governo USA stesse reclutando ingegneri civili iraniani-usamericani come sabotatori per altri paesi.

Quest’approfondita indagine da parte della giornalista d’inchiesta Whitney Webb sull’interruzione di corrente elettrica in Venezuela rivela alcuni dettagli interessanti su di un piano per un cyber attacco contro l’Iran da parte dell’amministrazione Bush. Denunciato dal New York Times nel 2016, il piano “Nitro Zeus”  —  che coinvolgeva il Comando Cibernetico USA  — avrebbe avuto, tra le altre cose, come obiettivo pezzi cruciali della rete elettrica iraniana.

Bisogna notare, comunque, che i funzionari USA avevano chiesto a Kourosh di sabotare la rete elettrica di Teheran sotto l’amministrazione Obama. Naturalmente, parti del piano Nitro Zeus sono rimasti sul tavolo nonostante il cambio di governo, dei partiti e delle politiche.

Tornando al Venezuela

È stata una settimana estenuante per i venezuelani che hanno avuto a che fare con il blackout nazionale che ha portato il paese all’immobilità. Lo scorso giovedì, un “incidente” all’impianto elettrico della diga Guri nello stato bolivariano  — impianto che genera circa l’80% dell’elettricità nazionale  — ha lasciato almeno 20 dei 23 stati federali venezuelani senza energia.

Appena l’energia è tornata negli stati centrali, un secondo “cyber attacco” avvenuto di sabato ha fatto ripiombare il paese nell’oscurità. Le autorità governative hanno accusato i funzionari USA di aver lanciato  l’attacco alle infrastrutture elettriche venezuelane, dicendo che presenteranno le prove di ciò all’ONU e ad altre organizzazioni internazionali.

Gli USA hanno ribattuto, dando la colpa dell’interruzione elettrica alla corruzione e alla negligenza del governo del Presidente Nicolás Maduro —  contro cui Washington ha organizzato un per altro inutile tentativo di colpo di stato nei mesi scorsi.

Ma nel mezzo di questo avanti e indietro tra avversari di vecchia data, bollettini e analisi più precisi stanno iniziando a venire fuori, e suggeriscono che un attacco cibernetico degli Usa contro la rete elettrica del Venezuela è uno scenario davvero possibile – persino probabile. Come riporta dal Forbes Magazine Kalev Leetaru:

“Nel caso del Venezuela, la vaga idea che un governo come gli USA interferisca con la loro rete elettrica è davvero molto realistica. Le operazioni cibernetiche con controllo remoto raramente richiedono una significativa presenza sul campo, rendendole così un’ideale operazione di cui negare l’influenza.”

E continua dicendo: “Le interruzioni di energia elettrica e di connessione così estese come quella subita dal Venezuela la scorsa settimana sono anche conseguenza delle moderne strategie cibernetiche. Tagliare la corrente durante l’ora di punta, assicurando il massimo impatto sulla società civile e un abbondante impatto mediatico di immagini post-apocalittiche, ricade perfettamente nella matrice di una tradizionale operazione di influenza.”

Per quelli come noi che abbiamo speso anni nella copertura di notizie della guerra irregolare degli USA nel Medio Oriente, l’obiettivo delle infrastrutture è parte integrante di questo tipo di guerre —  qualche volta attraverso scioperi, altre per mezzo di operazioni per procura e di sabotaggio.

E non sto solo parlando dei cyber attacchi come quello fatto dagli USA e da Israele con il virus Stuxnet che ha distrutto centinaia di centrifughe negli impianti nucleari iraniani.

In Siria, per esempio, l’esercito USA ha appositamente colpito le maggiori infrastrutture economiche  sotto la maschera dei ‘combattenti ISIS.’ Sebbene non siano limitate a queste, le infrastrutture includono i giacimenti petroliferi, i pozzi e gli impianti, le stazioni di trasformazione elettrica, gli impianti di gas, i ponti, i canali, un numero vitale di dighe e di bacini idrici nella fascia agricola settentrionale —  e gli impianti di produzione elettrica.

E i procuratori o delegati supportati dagli USA – cioè parte del Pentagono e dell’”esercito irregolare” della CIA in Siria—  hanno colpito industrie panificatrici, silos di grano e stabilimenti per la macinatura della farina al fine di privare una popolazione dei prodotti principali dell’alimentazione base.

Opposta alle guerre convenzionali, la guerra irregolare degli USA cerca di usare velatamente le operazioni di influenza per deviare la massima parte della popolazione di un paese, la cosiddetta “classe media non impegnata,” nell’appoggio al cambio di regime. Distruggere infrastrutture, creare carenze, scatenare violenza politica, diffondere propaganda: questi sono tutti passaggi delineati nel manuale delle Special Forces Unconventional Warfare (Forze Speciali della Guerra Non Convenzionale) dell’esercito USA per creare una popolazione scontenta che verrà deviata sul governo da loro deciso.

E la guerra cibernetica è l’ultimo teatro di scontro del Pentagono, che ora sta apertamente intensificando i propri investimenti  in “armi cibernetiche letali”, indipendentemente e senza badare alle perdite civili che questi attacchi si lasceranno dietro.

Finora, in Venezuela circa 20 persone vengono ritenute morte a causa dei blackout, sebbene io abbia visto alcune fonti dell’opposizione orientate su un numero di 70 vittime.

Il blackout del Venezuela fa parte della guerra cibernetica degli USA contro un avversario latinoamericano? Gli USA hanno utilizzato la guerra cibernetica per attaccare le infrastrutture dell’Iran?

E l’anatra fa qua qua?

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://bit.ly/2CkXkXQ
Publication date of original article: 14/03/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=25571

 

Tags: Blackout elettrici provocatiImperialismo USAIranVenezuela
 

 
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