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 ABYA YALA 
ABYA YALA / L’appello di Maduro al popolo del Venezuela, deciso a restare indipendente
Date of publication at Tlaxcala: 26/01/2019

L’appello di Maduro al popolo del Venezuela, deciso a restare indipendente

Geraldina Colotti

 

Di fronte alla grottesca situazione di un signor nessuno che ha deciso di proclamarsi presidente del Venezuela e di farsi “incaricare” dalla Casa Bianca e non dagli elettori, si sta scatenando la creatività popolare. C’è chi va in piazza inalberando un fantoccio, chi porta il ritratto di un comandante guerrigliero, chi tira fuori dal cappello il proprio “presidente” da proclamare senza tema che gli succeda niente: perché se lo dice Trump, chiunque lo può fare senza essere portato in manicomio in galera.

Tutto questo si chiama “democrazia”? Evidentemente sì, data la lunga sudditanza dei governi europei ai diktat della Troika e del Fondo Monetario Internazionale. Evidentemente sì per quei governi latinoamericani, nostalgici del tempo in cui il continente era considerato il “cortile di casa degli Stati Uniti”. Evidentemente sì per quell’Europa che ha dato un ultimatum al governo del Venezuela affinché indica al più presto “elezioni democratiche” pena il riconoscimento dell’utoproclamato “presidente a interim”. Le 25 elezioni celebrate in Venezuela e certificate da centinaia di giuristi internazionali? Carta straccia, vale di più l’investitura dall’alto di questo Juan Guaido.

Ieri Nicolas Maduro, eletto il 20 maggio con oltre 6 milioni di voti, si è rivolto alla nazione con parole di dignità e orgoglio. Ha ribadito la volontà di pace, ma anche la determinatezza a difendersi da qualunque aggressione. Tra pochi giorni – ha detto – si svolgeranno esercitazioni militari in tutto il territorio. Tutti i vertici e tutti i fronti della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) hanno stroncato le velleità di Trump e dei suoi tirapiedi, che ieri si sono riuniti nella piazza di Chacao per ascoltare il comizio del loro “presidente a interim”.

Un fantoccio coinvolto in un gioco più grande di lui, come ha ammesso durante un incontro con i vertici del chavismo, che poi ha negato. Un video mostrato in televisione dal ministro della Comunicazione Jorge Rodriguez lo ha però sbugiardato: ancora una volta appare chiaro che a tirare le fila di una destra golpista e infingarda sono gli interessi del grande capitale internazionale.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Maduro ha attaccato le posizioni neocolonialiste della Spagna e dell’Unione europea, ribadendo la sovranità del suo paese e rispedendo al mittente gli ultimatum rispetto a “nuove elezioni”. Il presidente bolivariano ha invece dato 72 ore ai diplomatici USA per lasciare il paese.

Solo 70 di loro hanno preso l’aereo per tornarsene in Nord America, scortati dalle forze di sicurezza governative (ma perché non si sono fatti proteggere da quelle “di transizione”?). Una possibilità, che si potrà verificare a breve, è che altri abbiano deciso di restare, per organizzare insieme ai loro pupilli i prossimi piani di sovversione, che prevedono il ritorno di basi militari USA sul territorio. Dagli Stati Uniti, il solito Marco Rubio ha minacciato un intervento militare immediato qualora si obbligasse i “diplomatici” a lasciare il Venezuela.

Il golpe in corso avrebbe in quel caso un altro momento di escalation verso lo scontro militare. Trump ha tentato di avere il via libera dall’OSA, ma ancora una volta sono mancati i voti necessari. In compenso, una coraggiosa attivista statunitense si è fatta sentire a lungo esponendo un cartello contro il golpe in Venezuela. Intanto, sono già stati stanziati 20 milioni di dollari per “l’aiuto umanitario” che si vorrebbe imporre immediatamente al Venezuela.

“Solo 20 milioni vi ha accordato Trump per il vostro tradimento? – ha detto Maduro rivolgendosi all’opposizione – Un’inezia – ha aggiunto rispetto a quanto spendiamo per l’acquisto di medicine e farina per il nostro popolo. E quale aiuto umanitario hanno fornito gli Stati Uniti ai paesi in tutti questi anni? I soldi li hanno messi per le bombe ora per i muri. L’unico paese che ha esportato medici e non armi è stata Cuba”.

Gli Usa hanno convocato per oggi il Consiglio Permanente dell’ONU. Maduro ha detto che, nonostante gli evidenti rischi, invierà il ministro degli Esteri Jorge Arreaza a difendere “la verità del Venezuela”. E ha aggiunto di avere già pronto il visto, perché non esclude di recarsi di persona ad esporre all’ONU le ragioni per le quali il Venezuela ha deciso di combattere per continuare a essere un paese indipendente e sovrano.

Sabato 26 gennaio alle ore 12.00 è stata convocata una manifestazione di solidarietà con il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Appuntamento in via Tartaglia davanti all’ambasciata venezuelana a Roma. Anche a Milano sempre sabato ci sarà una manifestazione di solidarietà al consolato del Venezuela in Corso Europa 5





Courtesy of Faro di Roma
Source: http://www.farodiroma.it/lappello-di-maduro-al-popolo-del-venezuela-deciso-a-restare-indipendente-di-g-colotti/?fbclid=IwAR3uVUFUE34CVM9HDLGHYMl97MOKxU9cOS2X3OrnzaEVHqLa7aGlRroguSY
Publication date of original article: 26/01/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=25171

 

Tags: VenezuelaRivoluzione bolivarianaMaduroGuaidóControrivoluzioneColpi di StatoImperialismo USAAbya Yala
 

 
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