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 19/04/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / L’industria mediatica infanga WikiLeaks e Julian Assange
Date of publication at Tlaxcala: 13/01/2019
Original: Corporate media smears WikiLeaks and Julian Assange
Translations available: Español 

L’industria mediatica infanga WikiLeaks e Julian Assange

Oscar Grenfell

Translated by  Giuseppe Volpe

 

Numerosi canali dell’industria mediatica hanno iniziato l’anno pubblicando attacchi scurrili e derisori contro WikiLeaks e il suo fondatore Julian Assange.

La copertura ha il carattere di una campagna politica coordinata con i motivi più sinistri. Il suo scopo consiste nel legittimare l’intensificata persecuzione di Assange da parte dei governi statunitense e britannico che stanno perseguendo il giornalista e editore a causa della denuncia da parte di WikiLeaks dei loro crimini di guerra, intrighi diplomatici e spionaggio illegale della popolazione statunitense e mondiale.
 
Articoli virtualmente identici sono stati pubblicati questa settimana da alcune delle pubblicazioni più rinomate di tutto il mondo tra cui il Times di Londra, il Washington Post e l’Australian. Tutti sono stati concentrati su diffamazioni personali contro Assange e su tentativi di minimizzare l’immensa minaccia ai diritti democratici posti dalla vendetta a guida USA contro di lui.
 
Il pretesto per tali esternazioni velenose è stato la pubblicazione di una e-mail confidenziale inviata da WikiLeaks a organizzazioni mediatiche che confutava 140 falsità riguardo ad Assange apparse sulla stampa. Il documento chiedeva che i destinatari della e-mail si astenessero dal presentare come fatti le affermazioni diffamatorie.
 
Una versione della e-mail è stata pubblicata per la prima volta in rete il 7 gennaio da Emma Best, un’auto descritta “attivista della trasparenza”. L’”attivismo” della Best ha incluso numerose denunce di WikiLeaks che echeggiano gli argomenti chiave del governo statunitense e delle sue agenzie di spionaggio. E’ divenuta mediaticamente nota per aver “rivelato” l’anno scorso discussioni private in rete di sostenitori di WikiLeaks.
 
Il tenore della copertura seguita al testo sul blog della Best è sintetizzato da un campione di titoli mediatici: “Julian Assange non supera il test della puzza” (Washington Post), “WikiLeaks non vuole che i giornalisti scrivano della ‘scarsa igiene personale’ di Julian Assange” (Observer), “WikiLeaks vuole che si smetta di affermare che Julian Assange si sbianca i capelli, mangia con le mani o ha una cattiva igiene” (Business Insider Australia) e “WikiLeaks non vuole che si scriva che Julian Assange vive in un armadio ‘sotto le scale’” (Mashable).
 
In altre parole un mucchio di pubblicazioni si è impossessato della e-mail come occasione per strombazzare alcune delle menzogne più degradanti circolate in precedenza riguardo ad Assange per minare il sostegno popolare di massa di cui egli gode.
 
Dagli articoli non si avrebbe idea che il loro soggetto è uno dei maggiori prigionieri politici del mondo, la cui richiesta di asilo è stata sostenuta dalle Nazioni Unite. O che medici abbiamo ripetutamente avvertito che la continua detenzione involontaria di Assange nella piccola ambasciata ecuadoriana di Londra pone gravi rischi alla sua salute in rapido deterioramento.
 
Né agli individui che hanno apposto la loro firma alla diffamazione di Assange interessa che i tentativi statunitensi di processarlo sono mirati a far fuori la libertà di stampa e a creare un precedente legale per rinchiudere qualsiasi giornalista o rivelatore che sfidi il potere costituito.
 
Sono rappresentanti di quello che il giornalista e regista di fama mondiale John Pilger ha appropriatamente descritto come “giornalismo di Vichy”, con riferimento al regime francese che collaborò con l’occupazione nazista del paese durante la Seconda Guerra Mondiale. Il loro scopo è sopprimere la verità, infangare coloro che denunciano crimini governativi e difendere lo status quo.
 
L’atteggiamento dei media di sistema nei confronti di WikiLeaks è stato sintetizzato dall’articolo sul Times che è stato ripubblicato con evidenza sull’Australian. Denunciava Assange per la sua “lunga carriera nel rivelare segreti altrui”. Analogamente l’Observer ha condannato gli “assolutisti della trasparenza governativa”.
 
Gli autori dell’articolo e le organizzazioni che pubblicano la loro sozzura, non fanno alcun tentativo di celare il fatto che si identificano di tutto cuore con le agenzie di spionaggio, i governi e le imprese la cui corruzione e i cui crimini sono stati rivelati da WikiLeaks. Sono addolorati che le pubblicazioni di WikiLeaks abbiano documentato crimini di guerra a guida USA di dimensioni storiche in Iraq e in Afghanistan, interferenze imperialiste statunitensi in tutto il mondo e spionaggio della CIA, per citare solo alcune delle rivelazioni più notevoli.
 
La stessa e-mail di WikiLeaks ha segnalato la relazione tra interessi governativi e la circolazione di fango contro Assange.
WikiLeaks, ha affermato il documento, ha pubblicato “le rivelazioni più vaste e accurate della storia sulla CIA, il Dipartimento di Stato, il Pentagono, la politica statunitense e l’Arabia Saudita, tra molte altre. Prevedibilmente, data la natura di alcune di queste entità, sono state successivamente diffuse molte falsità riguardo a WikiLeaks e al suo editore”.
 
La e-mail ha indicato che le menzogne mediatiche contro Assange si sono intensificate dal marzo dell’anno scorso, quando l’Ecuador gli ha tagliato le comunicazioni, l’accesso a Internet e il diritto di ricevere la maggior parte dei visitatori. WikiLeaks ha osservato che la portata degli attacchi contro il suo fondatore è stata “dovuta forse a un’idea scorretta che Assange in una tale grave situazione non abbia mezzi per difendere la sua reputazione dalle falsità.”
 
WikiLeaks in particolare ha evidenziato un articolo del Guardian dello scorso novembre che affermava che Assange aveva incontrato il lobbista politico e consulente statunitense Paul Manafort presso l’ambasciata ecuadoriana nel 2013, 2015 e inizi del 2016. L’accusa era mirata a collegare il fondatore di WikiLeaks a Manafort, che in seguito è stato consigliere della campagna elettorale di Trump ed è stata un bersaglio chiave di un’inchiesta del Procuratore Speciale statunitense a proposito di una presunta collusione tra Trump e il governo russo.
 
Da novembre l’articolo è stato totalmente screditato. La direttrice del Guardian, Kath Viner, e gli autori dell’articolo – più segnatamente lo scribacchino anti WikiLeaks Luke Harding – hanno eluso tutte le domande riguardo al carattere fraudolento delle loro accuse e non hanno fatto alcun tentativo di provarle.
 
Nonostante ciò, molti dei commenti sulla e-mail di WikiLeaks hanno ripetuto le menzogne del Guardian, segnalando solo di passaggio che erano state contestate. Molti degli articoli hanno dichiarato, senza alcuna prova, una relazione tra WikiLeaks e la Russia. Business Insider Australia ha dichiarato allegramente: “Alcuni considerano WikiLeaks uno strumento dello spionaggio russo, considerata l’interferenza russa nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 e il ruolo di WikiLeaks nel diffondere e-mail private dell’assistente di Hillary Clinton, John Podesta”.
 
In realtà WikiLeaks ha pubblicato nel 2016 documenti fatti trapelare che rivelavano che il Comitato Nazionale Democratico aveva cercato di manipolare le primarie del partito contro il senatore Bernie Sanders nell’interesse della guerrafondaia e agente della grande industria Hillary Clinton. WikiLeaks ha anche pubblicato discorsi segreti tenuti dalla Clinton a banche di Wall Street nei quali si impegnava a soddisfare le loro richieste.
 
Nessuno degli articoli calunniosi contro Assange si è preso il disturbo di citare che WikiLeaks ha pubblicato centinaia di migliaia di documenti dalla Russia, molti dei quali denunciavano il regime autoritario di Vladimir Putin.
 
Che le diffamazioni più recenti contro Assange siano state pubblicate in evidenza dall’Australian e dal Sidney Morning Herald non fa che evidenziare il ruolo vergognoso dei media australiani negli attacchi contro l’editore di WikiLeaks, che è un cittadino australiano.

La complicità della dirigenza politica e mediatica australiana sottolinea l’importanza delle dimostrazioni convocate in marzo dal Socialist Equality Party a Sydney e Melbourne. Il SEP si batterà per mobilitare la classe lavoratrice sulla richiesta che il governo australiano usi la sua forza diplomatica e il suo discernimento legale per assicurare un trasferimento sicuro di Assange in Australia con una garanzia incondizionata contro l’estradizione negli USA.    





Courtesy of ZNet Italy
Source: https://www.wsws.org/en/articles/2019/01/11/assa-j11.html
Publication date of original article: 11/01/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=25090

 

Tags: WikileaksUSAJulian AssangePropagandaMedia
 

 
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