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 AFRICA 
AFRICA / La questione del Sahara occidentale nel 2018: vittorie diplomatiche, Rabat sotto pressione dell’ONU
Date of publication at Tlaxcala: 28/12/2018
Original: La question du Sahara occidental en 2018 : victoires diplomatiques, Rabat sous pression de l'ONU

La questione del Sahara occidentale nel 2018: vittorie diplomatiche, Rabat sotto pressione dell’ONU

Sahara Press Service (SPS وكالة الأنباء الصحراوية (واص

 

L’anno 2018 si conclude con una svolta diplomatica molto significativa nella questione del Sahara occidentale, con i negoziati di Ginevra sotto l’egida dell’ONU, contrassegnati dal serio impegno del Marocco e del Fronte Polisario, per rilanciare e per continuare, i colloqui per risolvere il conflitto.

Rabat, che ha mantenuto lo status quo, si confronta con la legge internazionale per l’organizzazione del referendum di autodeterminazione del popolo Saharawi.

Per troppo tempo è rimasto in stallo, un nuovo vento soffia sulla questione dei Saharawi, grazie agli sforzi dell’Inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale, Horst Köhler, che è riuscito a riunire le parti in conflitto, il Fronte Polisario e Marocco, attorno al tavolo delle trattative, alla presenza di Algeria e Mauritania, come stati confinanti.

Una prima, dopo i colloqui di Manhasset 2012, e ciò in conformità con la risoluzione 2414 del Consiglio di sicurezza per il rilancio dei negoziati diretti senza precondizioni.

Questo incontro è “un primo passo verso un rinnovato processo negoziale al fine di raggiungere una soluzione giusta, duratura e reciprocamente accettabile che permetta l’autodeterminazione del popolo Saharawi”, e attesta la serietà e la buona volontà del Segretario  generale Antonio Guterres, per la risoluzione del conflitto, ha reso questo tema una priorità del suo mandato dal suo insediamento nel 2017, aprendo la strada a un nuovo incontro all’inizio del 2019.



La delegazione saharawi alla tavola rotonda di Ginevra dei 2 e 6 dicembre 2018. Prossimo appuntamento in marzo 2019

2018, ricco di vittorie diplomatiche sulle manovre marocchine

Durante l’anno 2018, organizzazioni e associazioni internazionali si sono mobilitate per difendere il diritto del popolo saharawi a decidere il loro futuro attraverso un referendum di autodeterminazione, come previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite e dalla legalità internazionale dopo più di quarant’anni di lotta per la sovranità nazionale.

Questo slancio è stato sostenuto dagli stati dell’Africa e dell’America Latina e dalle autorità legali e politiche di tutto il mondo, chiedendo un dialogo che porti a una soluzione che rispetti la volontà del popolo saharawi.

Se alcuni governi europei tentano di eludere la legalità internazionale, per ragioni di “interessi economici”, sono stati sollevati diversi deputati e militanti della causa saharawi contro l’atteggiamento dei paesi dell’UE, in particolare la Francia e la La Spagna per quanto riguarda lo sfruttamento illegale delle risorse naturali, che costituisce “sostegno per l’occupante marocchino”.

Sul piano delle Nazioni Unite, lo scorso anno è stato contrassegnato dalla revoca del blocco sulla via del processo di risoluzione delle controversie, e una nuova dinamica è stata portata dal Consiglio di sicurezza, che si è rinnovato due volte (aprile e ottobre 2018), per un periodo di sei mesi solo il mandato della missione delle Nazioni Unite per l’organizzazione del referendum nel Sahara occidentale (Minurso).

Un mandato (06 mesi anziché un anno) è stato accolto positivamente, dopo che il Marocco e la francia hanno cercato di mantenere la durata abituale (un anno ). Tale decisione, secondo gli osservatori, conferma la volontà delle Nazioni Unite di accelerare la risoluzione del conflitto attraverso una soluzione che prevede l’autodeterminazione del popolo saharawi.

Sul fronte legale, il rifiuto della sovranità del Marocco sui territori e le acque adiacenti al Sahara occidentale occupato è stato rafforzato nel 2018 dalle decisioni delle corti africane ed europee, in particolare quella della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), del 27 febbraio 2018, concernente l’accordo di pesca (UE-Marocco), ma anche la decisione dell’Alta corte del Sudafrica in caso di carico di fosfato trasportato dalla nave NM Cherry Blossom , dichiarando che la Repubblica Democratica Araba Saharawi (SADR) è il “proprietario” del carico.

Meglio ancora, l’accordo aereo tra l’UE e il Marocco è stato anche provato dalla Corte europea senza applicazione al territorio del Sahara occidentale e al suo spazio aereo, confermando, ancora una volta, lo status separato e distinto di terra, mare del  Sahara occidentale.

Durante lo stesso anno, al Summit dell’Unione Africana (AU) tenutosi a Nouakchott, il Marocco ha imparato a proprie spese l’impegno dell’UA per i diritti del popolo saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza, dopo la”decisione storica” di creare un meccanismo africano per trovare una soluzione al conflitto tra SADR e Marocco, segnando una svolta nel trattamento del caso e l’inizio del “conto alla rovescia per l’occupazione marocchina”.

Messo ai piedi del muro, il regime marocchino ha cercato di ingannare l’opinione pubblica e di “indebolire” gli sforzi per risolvere il conflitto, cadendo in contraddizioni, specialmente quando il re Mohamed VI ha sottolineato in un recente discorso, L’impegno di Rabat a sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite, ma stabilisce, in cambio, condizioni e riferimenti, non riconosciuti, come prerequisito per la risoluzione del conflitto, nonché attraverso la sua affermazione dell’impegno nel quadro del Mentre si oppone al ritorno dell’ufficio dell’organizzazione pan-africana nella Laayoune occupata a collaborare con Minurso.

Inoltre, il Marocco, che mantiene la politica di fuga in avanti da oltre un decennio per sfuggire al referendum, ha continuato a violare i diritti del popolo saharawi, saccheggiando le risorse naturali, di questo territorio, iscritto dal 1966 sul Elenco dei territori non autogestiti, quindi idonei per l’applicazione della risoluzione 1514 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Dichiarazione sulla concessione di indipendenza ai paesi e ai popoli coloniali.

Tuttavia, mentre Rabat ha lavorato per mantenere lo status quo finora, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti hanno espresso la loro stanchezza, mettendo in discussione la ragione esistenziale del Minurso che non riesce a organizzare il referendum di autodeterminazione, promesso al popolo Saharawi, la missione fondamentale per la quale è stato creato nel 1991.





Courtesy of wesatimes
Source: https://www.spsrasd.info/news/fr/articles/2018/12/24/19017.html
Publication date of original article: 24/12/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=25004

 

Tags: Sahara occidentale occupatoOccupazione marocchinaHorst KöhlerONUMINURSO
 

 
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