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 17/12/2018 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 USA & CANADA 
USA & CANADA / L’assalto al nuovo colosso: la minaccia di Trump di chiudere il confine tra Stati Uniti e Messico
Date of publication at Tlaxcala: 26/10/2018
Original: The assault on the new colossus: Trump’s threat to close the U.S.-Mexican border

L’assalto al nuovo colosso: la minaccia di Trump di chiudere il confine tra Stati Uniti e Messico

Ipek S. Burnett

Translated by  Maria Chiara Starace

 

Giovedì 18 ottobre alle 4:25, il Presidente Trump è andato, come al solito, su Twitter con una minaccia di chiudere il confine tra Stati Uniti e Messico. I tweet ripetevano le stesse parole: assalto, massacro, criminali, droghe. La maggior parre di queste erano in lettere maiuscole, naturalmente.

Trump ha dichiarato che “avrebbe chiamato le forze armate degli Stati Uniti” per chiudere il confine. C’è, però, un trucco: la Posse Comitatus Act* limita la partecipazione delle forze armate alle attività di difesa nazionale. Anche se le truppe militari possono fornire sostegno agli agenti di confine in termini di logistica e di sorveglianza, viene loro proibito di impegnarsi in compiti di applicazione della legge al di fuori delle basi militari negli Stati Uniti.
 
Malgrado la contraddizione nel Posse Comitatus Act, fare entrare i militari nell’attuale discussione, sembra rilevante, dato che la funzione dei confini un tempo era militare.
 
Nel corso di tutta la storia, le mura venivano costruite intorno alle città allo scopo di impedire attacchi armati e invasioni. Oggi, tuttavia, riflette la psicologa della liberazione, Mary Watkins, l’assedio da cui ci si protegge sui confini, non è più militare, non riguarda più la probabile occupazione da parte di governanti stranieri, ma “è un assedio di persone con fame e desideri non realizzati, di persone dislocate da forze più grandi di loro.
 
Come dice il filosofo e teorico della cultura, sloveno, Slavoj Zižek, nel mondo della globalizzazione economica, dove  i beni circolano liberamente, ma le persone non possono farlo, i muri al confine tutelano coloro che sono inclusi nella sfera della prosperità economica dal flusso di immigrati, in altre parole, coloro che sono esclusi dalla prosperità. I confini, quindi, mantengono e rafforzano le divisioni economiche, e anche le ideologie xenofobe e razziste.
 
 
Il paradosso è che mentre si rivendicano  superiorità e sicurezza, le mura ai confini segnalano una instabilità di fondo. Nel libro Walled States, Waning Sovereignty, l’esperto di politica estera Wendy Brown sostiene che l’esibizione del potere teatralizzata e spettacolarizzata (e notevolmente costosa) ai confini, deriva, almeno in parte, dall’ansia. Data la loro reale inefficienza nel tenere lontani l’immigrazione illegale, il narcotraffico, e il terrorismo, i miri costruiti ai confini funzionano principalmente come “difese psichiche nazionali.”
 
Le recinzioni si innalzano sempre più in alto, quotidianamente si aggiunge filo spinato. I sensori a terra e le telecamere a raggi infrarossi controllano il buio. Gi agenti di confine armati di mitragliatrici camminano avanti e indietro, Il Congresso firma una serie continua di leggi per avere ancora più agenti, più equipaggiamento, un ulteriore stanziamento di milioni di dollari Operazione Mantenere la Posizione, Operazione Guardiani, Operazione Salvaguardia.
 
Il confine meridionale degli Stati Uniti non serve soltanto per separare gli Stati Uniti dal Messico, il Nord dal Sud. Definisce  anche il confine tra le categorie, “noi” e “loro”, costruendo così un muro ideologico e psicologico di considerazioni esclusorie, e anche di intolleranza, di timore e di odio.
Il filosofo Jacques Darrida sostiene che noi ci sentiamo davvero bene con noi stessi soltanto quando siamo disposti a ricevere l’altro. Sostiene che la presenza di uno sconosciuto o di uno straniero è come  uno specchio per noi, che ci mostra la nostra faccia  di disprezzo, di rifiuto, di paura, di ignoranza. Oppure il contrario: quella dell’ospitalità.
 
Imprigionare. Espellere. Tolleranza zero.  Disprezzo, rifiuto,  paura, ignoranza, davvero.
Nel 1903, il sonetto della poetessa Emma Lazarus, “The New Colossus”, è stato inciso su una targa di bronzo inserita sul piedistallo della Statua della Libertà.
Datemi le vostre masse stanche, povere
Accalcate che bramano di essere libere,
I rifiuti abbietti della vostra spiaggia brulicante.
Mandatemi questi, i senzatetto, coloro che sono scossi dalle tempeste,
Sollevo la mia lampada accanto alla porta dorata.

Le masse che si affollano che vanno verso nord dall’Honduras, dal Guatemala e da El Salvador, e che  hanno scatenato le recentissime minacce e insulti del Presidente Trump, dicono che ci sono i richiedenti asilo che scappano dalla violenza delle gang, che cercano sicurezza, stabilità e lavoro. Sono gli stanchi, i poveri, i miserabili, i senzatetto. Si avvicinano lentamente, ma soltanto per scoprire che la lampada  è stata posata per terra, la luce è spenta e la porta dorata è stata chiusa con violenza. 





Courtesy of ZNet Italy
Source: https://www.counterpunch.org/2018/10/23/the-assault-on-the-new-colossus-trumps-threat-to-close-the-u-s-mexican-border/
Publication date of original article: 23/10/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=24436

 

Tags: MessicoUSARazzismoDonald TrumpPovertàGlobalizzazione
 

 
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