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 14/12/2018 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 AFRICA 
AFRICA / La Francia ha una grande responsabilità nella mancata decolonizzazione del Sahara Occidentale
Lettera aperta a Emmanuel Macron
Date of publication at Tlaxcala: 24/04/2018
Original: La France a une lourde responsabilité dans la non-décolonisation du Sahara Occidental
Lettre ouverte à Emmanuel Macron

Translations available: Español  English  Português/Galego 

La Francia ha una grande responsabilità nella mancata decolonizzazione del Sahara Occidentale
Lettera aperta a Emmanuel Macron

Various Authors - Autores varios - Auteurs divers- AAVV-d.a.

 

Lettera  aperta  di  accademici  e  ricercatori internazionali  a  Emmanuel  Macron,  Presidente della Repubblica Francese

Signor  Presidente  della  Repubblica,  il  27  febbraio  2018  la  Corte  di  giustizia  dell'Unione europea,  nella  sua  sentenza  sugli  accordi  di  pesca  tra  l'Unione  europea  e  il  Marocco,  ha ricordato  molto  chiaramente  l'assenza  di  sovranità  dello  Stato  marocchino  sul  territorio  del Sahara  occidentale  e  sulle  acque  adiacenti  ed  ha  riaffermato  il  diritto  del  popolo  saharawi rappresentato dal Fronte Polisario di gestire le proprie risorse naturali nel modo che ritiene più opportuno. Questa sentenza, che impedirà ora agli Stati membri dell'UE di importare prodotti (agricoli,  della  pesca,  minerari,  ecc.)  provenienti  da  questo  territorio  non  autonomo  delle Nazioni  Unite,  non  fa  che  sottolineare  l'urgente  necessità  di  decolonizzare  pacificamente questo  territorio,  conformemente  alla  risoluzione  1514  (XV)  dell'Assemblea  generale  delle Nazioni Unite, prevista dopo la dipartita della Spagna nel febbraio 1976.

Ebbene, in questo processo, la Francia sostiene ogni anno in aprile, in seno al Consiglio di Sicurezza, la posizione marocchina di rifiutare di estendere il mandato della Missione di Pace delle  Nazioni  Unite  (MINURSO)  in  merito  al  monitoraggio  dei  diritti  umani,  nonché  di consentire  lo  svolgimento  di  un  referendum  per  l’autodeterminazione  del  popolo  saharawi, obiettivo  primario  del  « cessate  il  fuoco »  del  1991  e,  da  non  dimenticare,  richiesta  delle Nazioni  Unite  dal  1966.  Questa  posizione  permette  allo  Stato  marocchino  -  che  l'ONU, l'OUA-UA e l'UE continuano a considerare occupante di questo territorio - di proseguire la sua opera di colonizzazione promuovendo lo spostamento di popolazioni in provenienza dal Marocco,  imprigionando  e  processando  prigionieri  politici  saharawi  sul  suolo  marocchino, entrambi violazioni flagranti del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario.

Questa  posizione  inaccettabile  dello  Stato  francese  è  stata  ancora  una  volta  illustrata  il  12 febbraio,  quando  le  due  avvocate  francesi  di  diciannove  prigionieri  saharawi,  condannati  nel 2017 in un processo farsa a pene molto pesanti tra cui l’ergastolo (gruppo detto di "Gdeim Izik"), giunte in Marocco nel normale esercizio delle loro funzioni per informarsi sullo stato di salute  dei  loro  clienti,  sono  state arrestate all'arrivo  in  Marocco  ed  espulse  senza  che l'ambasciata  francese  a  Rabat  ritenesse  opportuno  intervenire.  Uno  dei  prigionieri,  Naama Asfari, la cui moglie è francese e alla quale le autorità marocchine hanno vietato di far visita a suo  marito  per  diciotto  mesi,  è  stato  immediatamente  posto  in  isolamento  in  una  prigione, cosa  che  ha  determinato  lo  scoppio  di  uno  sciopero  della  fame  tra  gli  altri  prigionieri  del gruppo, sciopero che ora sta suscitando la massima preoccupazione tra i difensori dei diritti umani che, fortunatamente, stanno seguendo la loro situazione.

Questa  ennesima  tragedia,  avallata  dallo  Stato  francese,  non  può  che  far  riflettere  sulla necessità dell'estensione del mandato della MINURSO al monitoraggio dei diritti umani nel Sahara   Occidentale,   come   richiesto   dalle   autorità   saharawi   e   dalle   organizzazioni internazionali  per  i  diritti  umani  da  molti  anni.  Questa  escalation  repressiva  da  parte  delle autorità marocchine è stata accompagnata anche da un blocco molto chiaro del territorio negli ultimi anni: le missioni di osservatori internazionali, avvocati, eletti, giornalisti, attivisti dei diritti umani, ricercatori, di nazionalità diverse, vengono regolarmente intimidite o addirittura espulse dalle forze dell'ordine marocchine.

Solo   l'organizzazione   di   un   referendum   per   l’autodeterminazione   metterà   fine   alla colonizzazione di questo territorio da parte della Spagna (ancora considerata dall'ONU come « potenza amministratrice de jure ») ieri e del Marocco oggi. Questa colonizzazione comporta attualmente una massiccia presenza di forze di polizia e militari marocchine nelle principali città di questo territorio, forze la cui missione è oggi quella di soffocare qualsiasi movimento pacifico di protesta saharawi. Ciò comporta inoltre uno sfruttamento senza freni delle risorse naturali del territorio, in particolare del fosfato e delle riserve biologiche marine, le principali risorse  ambite  del  Sahara  Occidentale.  Per  di  più  si  continua  ad  alimentare  una  politica volontaristica  di  trasferimenti  di  popolazione,  squilibrando  rapidamente  la  sociologia  del territorio. Infine, si fomenta una acculturazione pianificata della società Saharawi, basata su un'apparente  politica  di  folklorizzazione  della  cultura  locale  che  nasconde  un'impresa  più sotterranea, soprattutto nelle scuole, di emarginazione di questa stessa cultura.

Signor Presidente della Repubblica, come può lo Stato francese adoperarsi negli ultimi anni per rivendicare un ruolo di primo piano nel mantenimento dell'ordine politico regionale nel Sahara-Sahel, in particolare attraverso il suo coinvolgimento nell'operazione Barkhane e nella costituzione  del  G5  Sahel,  ritardando  nel  contempo  l'applicazione  del  diritto  internazionale nel  Sahara  Occidentale?  Come  si  può  qualificare  la  colonizzazione  come  "crimine  contro l'umanità"   (dichiarazione   di   Algeri   del   febbraio   2017),   evitando   nel   contempo   la decolonizzazione dell'ultima colonia africana, che le Nazioni Unite chiedono dal 1963, così come    l’OUA-UA    e    l’UE?    Come    si    può    rendere    possibile    un    referendum    per l’autodeterminazione  in  Nuova  Caledonia  il  4  novembre  2018,  rinviandone  costantemente l'attuazione altrove?

I firmatari di questa lettera ritengono che nulla possa giustificare la posizione francese se non interessi economici e geostrategici miopi, le cui conseguenze sono deplorevoli per la stabilità del Maghreb  e per l'emigrazione irregolare in  Europa. Come può la patria dei diritti umani allontanarsi da una popolazione che ha affidato il proprio futuro alla giustizia internazionale per  esprimere  liberamente  il  proprio  diritto  all'autodeterminazione?  Come  può  lo  Stato francese,  con  il  suo  peso  in  seno  al  Consiglio  di  Sicurezza,  condannare  indirettamente  i rifugiati saharawi di Tindouf a un nuovo decennio di miseria, angoscia e frustrazione?

Le autorità saharawi hanno accettato di fidarsi delle Nazioni Unite e di una soluzione pacifica del  conflitto,  deponendo  le  armi  nel  1991  in  cambio  della  promessa  di  un  referendum  per l’autodeterminazione  che  non  ha  ancora  avuto  luogo  e  che  ha  suscitato  un  crescente sentimento di tradimento nei confronti delle grandi potenze e in particolare della  Francia.  I giovani  nati  nei  campi  di  Tindouf  non  hanno  più  solo  per  orizzonte  l'emigrazione,  molto spesso  irregolare,  verso  l'Europa  per  cercare  legittimamente  di  inventarsi  un  futuro.  Tra questi, più di 400 richiedenti asilo saharawi vivono da quasi quattro anni in campi spontanei nel centro di Bordeaux per ottenere un asilo che la Francia oggi non potrebbe rifiutare loro, essendo tra i primi responsabili della loro sfortuna.

I  giovani  saharawi,  che  hanno  conosciuto  solo  l'esilio  o  l'occupazione,  vogliono  finalmente avere oggi accesso alla dignità, che la loro lotta pacifica dopo il cessate il fuoco del 1991 deve legittimamente  garantire  loro.  In  un  momento  in  cui,  nell'area  euromediterranea,  un  certo numero  di  giovani  delusi  si  getta  nell'estremismo  di  ogni  genere,  è  tempo  di  dare  prova  di coraggio  politico  dando  un  futuro  a  questa  giovane  nazione  saharawi  di  domani,  educata  e animata  solo  dai  valori  di  libertà,  uguaglianza  e  fraternità  che  sono  quelli  della  Nazione francese.

Signor  Presidente  della  Repubblica,  forse  c’è  ancora  tempo  perché  lo  Stato  francese corregga  la  sua  posizione  a  favore  dell'applicazione  del  diritto  nel  Sahara  Occidentale, svolgendo  un  ruolo  di  primo  piano  nella  risoluzione  pacifica  del  conflitto  insieme  alle istituzioni internazionali. Avere un Segretario generale dell'ONU (Guterres) e un suo inviato personale  (Kohler),  anch'essi  europei,  per  la  prima  volta  dal  « cessate  il  fuoco »  del  1991, rappresenta  un'opportunità  senza  precedenti  per  l'Europa,  e  la  Francia  in  prima  fila,  di svolgere   il   suo   ruolo   naturale   nel   contribuire   al   successo   del   processo   in   un'area strategicamente e storicamente vitale per l'Europa. Chiediamo pertanto allo Stato francese, di cui lei presiede il destino, di inserire la questione del Sahara occidentale all'ordine del giorno delle  prossime  riunioni  del  G5  Sahel,  di  incoraggiare  lo  Stato  marocchino  a  rispettare scrupolosamente il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario, di rilasciare i prigionieri   politici   saharawi,   di   sostenere   una   rapida   ripresa   dell'organizzazione   di   un referendum sull'autodeterminazione. Qualsiasi soluzione proposta deve basarsi sul rispetto del diritto internazionale.

Se,  d'altro  canto,  lo  Stato  francese  persistesse  nel  suo  allineamento  incondizionato  alla posizione marocchina, evitando così di svolgere un ruolo credibile nel processo di soluzione politica  condotto  sotto  l'egida  delle  Nazioni  Unite,  la  leadership  europea  che  si  desidera restituire alla Francia rischierebbe di essere danneggiata: perché l'Unione  Europea non solo sostiene il rispetto del diritto nella politica interna, ma colloca anche la sua politica estera nel quadro del rispetto e dell'applicazione del diritto internazionale.

Firmatari

 





Courtesy of CISP
Source: http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=23228
Publication date of original article: 21/04/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=23246

 

Tags: Sahara occidentale occupatoOccupazione marocchinaMINURSOONUAccordi UE-MaroccoFrancia
 

 
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