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 19/10/2018 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 USA & CANADA 
USA & CANADA / Il massacro di My Lai: cinquanta anni dopo
Date of publication at Tlaxcala: 07/02/2018
Original: The My Lai Massacre: fifty years later
Translations available: Français 

Il massacro di My Lai: cinquanta anni dopo

Howard Lisnoff

Translated by  Maria Chiara Starace

 

Il 1968 è stato un anno sconvolgente. La rivoluzione era nell’aria in tutto il globo dall' Europa al Messico, agli Stati Uniti e oltre. Vivere in tempi rivoluzionari era esaltante, specialmente se visto sullo sfondo dei sistemi fascisti di governo e della politica, cresciuti oggi in tutto il mondo.

Ci sono stati gli assassinii di Martin Luther King e di Kennedy. C’è stata la  sanguinosa Convenzione Democratica di Chicago con la polizia antisommossa e la nomina del compassato Hubert Humphrey che non riusciva  a cambiare idea rispetto alle critiche a Lyndon Johnson per il pantano che era il Vietnam.

“Domanda: E dei bebè? Risposta: E dei bebè.” Manifesto dell' Art Workers Coalition, 1970.

 

C’erano i candidati favorevoli alla pace che furono sconfitti. E poi c’era Richard Nixon che per tutta la sua presidenza  ha mandato avanti  la Guerra del Vietnam con la sua relativa  barbarie infinita.

E c’è stato il massacro di My Lai e il suo insabbiamento che si è fatto strada nella coscienza nazionale grazie a notizie di testimoni oculari. Il giornalista investigativo Seymour Hersh diede la notizia a livello nazionale con un cablogramma pubblicato dal Dispatch News Service il 12 novembre 1969. La grottesca natura pervasiva della Guerra del Vietnam era diventata un pilastro dei notiziari della notte e nella coscienza di coloro disposti ad ascoltare.

Per coloro che forse hanno necessità di un’introduzione alla storia della zona vicino alla costa centrale del Vietnam del Sud, dirò che i villaggi che costituivano My Lai venivano chiamati “città rosa” per il colore delle risaie nella zona intorno vicino al mare. I villaggi furono attaccati da un’unità della divisione Americal dell’Esercito degli Stati Uniti in una compagnia guidata dal Luogotenente William Calley. Oltre 500 uomini, donne e bambini senza armi furo uccisi spietatamente come una presunta vendetta per un precedente attacco che aveva ucciso i membri di quella unità dell’esercito degli Stati Uniti.

Michael Bilton e Kevin Sim presentano la storia di My Lai nel libro: Four Hours in My Lai (Quattro ore a My Lai).

La cosa notevole riguardo al massacro di My Lai è stata che non fu un avvenimento isolato, ma che piuttosto rifletteva le continue brutali violazioni della legge internazionale che era ed è codificata nelle Convenzioni di Ginevra. Specificamente, va contro le regole della guerra uccidere i civili non combattenti. My Lai fece una parodia di quelle leggi secondo le attestazioni dei testimoni e  la documentazione fotografica delle masse di civili non armati che giacevano nei fossi e lungo la strada. Molti sul fronte interno non considerarono l’uccisione di madri con i neonati in braccio collegate in alcun modo con la battaglia contro il comunismo, anche se quella era la giustificazione di una brutale carneficina di quel genere. Pochissimi bambini leggono Marx. Le etichette di “muso giallo” e “Charlie” (idiota) erano i nomi razzisti dati ai Vietnamiti per disumanizzarli. Il furto del tesoro nazionale alle necessità umane per la guerra è stato messo in luce quando Martin Luther King Jr. nel marzo 1967 fece il suo discorso “Oltre il Vietnam” a New York.

La lista delle vittime al museo di My Lai. Foto di Nissa Rhee, giugno 2014

 

Spesso coloro che volevano riferire le atrocità in Vietnam venivano minacciati dai colleghi soldati o ufficiali. Alcuni soldati si rifiutarono di partecipare all’omicidio di massa. Altri intervennero per fermarlo.

Ero ritornato dall’addestramento di base e avanzato nelle forze armate soltanto sei mesi prima che venissero riportate notizie sulle uccisioni a My Lai. Avendo visto la grottesca insensatezza dell’addestramento militare durante la Guerra del Vietnam, ero proprio sulla buona strada per diventare un oppositore della guerra. Diecine di migliaia di altri avrebbero preso la stessa strada. Soltanto i massacri a Kent State e a Jackson State nel maggio del 1970, erano in attesa di fissare il ribrezzo per tutte le cose che avevano a che fare con la guerra.

Molti vollero credere che il massacro a My Lai fosse l’azione aberrante di pochi…di poche mele marce. Però nell’articolo “Civilian Killings Went Unpunished,” (Los Angeles Times, 6 agosto 2006) Nick Turse e Deborah Nelson documentano, oltre ogni livello di dubbio che la documentazione dei militari e del governo dimostrano che una schiera di soldati statunitensi in Vietnam perpetrarono massacri che comprendevano il coinvolgimento di ogni singola divisione delle forze armate. Questo massacro è stato compiuto da una minoranza nell’esercito, ma questi incidenti con massacri continuarono nel corso della guerra. Le conte delle vittime nemiche richiesta dai comandanti non erano sufficienti a dare una spiegazione della strage e non erano neanche lo spauracchio dell’anticomunismo.

I dossier che i giornalisti del Times portarono alla luce facevano “parte di un archivio una volta segreto” che dimostrava 320 presunti incidenti, escluso My Lai, che “vennero confermati da investigatori dell’esercito.” In effetti, la testimonianza della Inchiesta Winter Soldier nel 1971 a Detroit, organizzata dal gruppo Reduci del Vietnam contro la guerra (Vietnam Veterans Against the War – VVAW), si può considerare che corrobori queste accuse ufficiali.

E questi attacchi contro civili non armati “non erano limitati a poche unità di canaglie.”

Ricostituzione del massacro al museo di My Lai. Foto di Nissa Rhee, giugno 2014

 

Quando ci furono i massacri nei campus degli Stati Uniti, la guerra era considerata con sfavore dalla maggior parte delle persone interrogate per i sondaggi, come lo era anche il movimento contro la guerra. La grande maggioranza delle proteste, tuttavia, erano pacifiche.

Dato che il 50° anniversario del massacro di My Lai si avvicina, il 16 marzo 2018, potrebbe essere una cosa che fa ricordare che un caos letale contro gli innocenti accompagna sempre la guerra. Il settembre 2001 è stato prova di questo. E’ importante che migliaia di persone siano state uccise a causa delle sanzioni contro l’Iraq nei decenni passati, o che l’Organizzazione Mondiale per la Sanità nel 2017 ha riferito che 500.000 persone soffrivano di colera durante la guerra in Yemen sostenuta dagli Stati Uniti e guidata dai Sauditi? The Independent  ha riferito che fino al 2017 più di 5 milioni di persone erano fuggite dalla guerra in Siria. Questa è soltanto una guerra e l’accoglienza di quei profughi in fuga è oggetto di uno scandalo internazionale con un piccolissimo numero di questi che raggiunge gli Stati Uniti, paese che ha chiesto un cambiamento di regime in Siria dove ora mantiene una presenza di truppe.

Ronald Reagan ha provato a mettere in una luce positiva la Guerra del Vietnam quando la etichettata come “nobile causa”, parlando davanti a un gruppo di reduci  durante la campagna presidenziale degli anni ’80. Coloro che si interessano  delle affermazioni della storia e che vogliono mantenere un senso di umanità, sanno che Reagan quel giorno non era nulla di più che un attore. Voleva preparare la gente per nuove guerre!

Dato che l’adagio che dice che il personale è politico è qualcosa di valore appreso dal decennio che va dagli anni ’60 all’inizio degli anni ’70, molti sono rimasti coinvolti  politicamente e anche nelle proteste. Conosco quattro reduci dell’epoca del Vietnam nella zona dove vivo. Tre sono veterani e il quarto era un oppositore della guerra. Un reduce mi ha detto che, mentre era arrivato a conoscere la guerra come una cosa sbagliata, desiderava poter essere stato al confine canadese e avere sparato agli obiettori. Quel reduce aveva sofferto i danni dell’esposizione al defoliante Agente Arancio. Il secondo reduce riparava elicotteri in Vietnam e ora si occupa di faccende  dei reduci. Il terzo reduce è un avvocato di successo che ho sentito per caso dire alle persone, a un incontro politico, che aveva ucciso dei bambini mentre combatteva in Vietnam. L’ultimo reduce che conosco era nella Guardia Nazionale ed era sparito da un addestramento con un’unità delle forze speciali, mentre altri nella stessa unità cercavano di ucciderlo. Ha scambiato la sua Ford Mustang per la sua vita ed è stato assolto onorevolmente dopo che è ritornato nelle forze armate. La sua storia sembra vera dato che un mio compagno d’armi e altre Guardie Nazionali e riservisti furono brutalmente attaccati e ii loro abbigliamento militare e gli scarponi furono distrutti mentre facevano addestramento avanzato in una base in Georgia dove mi ero preparato durante l’epoca della Guerra del Vietnam.

Cinquanta anni dopo My Lai il massacro continua e le lezioni apprese da quelle atrocità si sono presto perdute nella nebbia della guerra. Anche la somma importanza delle leggi della guerra è stata eliminata in quella nebbia.

Il principale monumento sul sito del massacro. Foto di Nissa Rhee, giugno 2014

 





Courtesy of ZNet Italy
Source: https://www.counterpunch.org/2018/01/30/the-my-lai-massacre-fifty-years-later/
Publication date of original article: 30/01/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22662

 

Tags: Massacro di My LaiCrimini di guerra USAGuerra del VietnamImperialismo USA
 

 
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