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 AFRICA 
AFRICA / Macron a Tunisi: Quando la rondine crede di fare primavera
Date of publication at Tlaxcala: 04/02/2018
Original: Macron à Tunis : quand l’hirondelle croit faire le printemps
Translations available: Español 

Macron a Tunisi: Quando la rondine crede di fare primavera

Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

Translated by  Alba Canelli

 

E' venuto, ha parlato (molto), ha sorriso (sempre): Emmanuel Macron ha trascorso 48 ore a Tunisi prima di volare a Dakar, parte di una lunga tradizione della Quinta Repubblica. La Tunisia di Bourguiba e il Senegal di Senghor sono stati le creature dilette della metropoli, ad essere presentati come esempi di "moderazione" contro i cattivi, Nasser, Ben Bella, Nkrumah e Sekou Toure. A 60 anni dalle indipendenze, questi due paesi rimangono i cocchi dell'Europa social-liberale, destra e sinistra confuse.

La Tunisia si prepara alla tanto attesa visita di Emmanuel Macron...

Il Presidente Esebsi: "Sbrigatevi, ragazzi!"

Vignetta di -Z-

Macron ha schierato l'artiglieria pesante, promettendo a dritta e a manca: 500 milioni qua, 100 là, 50 laggiù. La Francia raddoppierà la sua "presenza economica", sorgerà un'università franco-tunisina, che formerà gli studenti dell'Africa sub-sahariana. Sei alleanze francesi fioriranno nel territorio dell' Ifirqya, che ospiterà il Vertice della Francofonia nel 2020. Una parte del debito tunisino verso la Francia si trasformerà in investimenti. Insomma, come si dice in francese, tutto bagna nell'olio.

L'olio: parliamone. La Tunisia, uno dei maggiori produttori mondiali di olio d'oliva, esporta centinaia di migliaia di tonnellate di liquido prezioso nell'Unione Europea, principalmente in Italia, sfuso all'ingrosso. Questo olio, una volta confezionato, viene esportato come "Made in Europe" nel resto del mondo. Arrivato a New York e Los Angeles, raggiunge prezzi così astronomici che gli Yankees hanno inventato lo spray all'olio d'oliva per condire le loro insalate. I tunisini di base, d'altra parte, non hanno i mezzi per mettere l'olio d'oliva nella loro insalata méchouia, nemmeno vaporizzato. Il suo prezzo è passato da 3,5 dinari nel 2011 a 12-17 dinari nel 2018. Quindi meno del 20% dell'olio consumato dai tunisini è di oliva. L'80% è olio di mais, girasole, colza ecc. importato dall'Europa, che costa quattro volte di meno. È che, vedete, lo Stato tunisino sovvenziona i prezzi al consumo degli oli importati ma non quelli dell'olio nazionale.

Questo è solo un banale esempio del patto neocoloniale che ha reso la Tunisia un sub-wilaya (*) dell'Unione Europea. Già nel 1972, il governo del tempo, rompendo con il "socialismo desturiano"(**) dei primi anni, introdusse il Codice degli investimenti, che offriva enormi vantaggi alle società europee che vi si stabilivano, trasformando praticamente il paese in una grande zona libera. Poi, con l'entrata in vigore dell'Accordo di Associazione tra l'Unione europea e la Tunisia del grande democratico Ben Ali, nel 1995, la distruzione delle industrie nazionali è stata completata: i prodotti fabbricati nell'UE invadono mercati e supermercati. 

Risultati: i tunisini mangiano yogurt Danone, pasta Barilla, olio Lesieur e pomodori coltivati ​​con semi ibridi certificati UE. Dall'entrata in vigore dell'accordo, tra un terzo e la metà delle aziende tunisine sono scomparse, mentre le filiali di aziende tedesche, francesi, italiane e belghe sono fiorite ovunque. 130.000 tunisini e tunisine lavorano attualmente in 1.400 aziende francesi situate nel paese, per stipendi medi mensili di € 200. E nel paradiso tunisino, i boss francesi ed europei non avevano bisogno delle leggi Macron per usare e sfruttare a volontà il lavoro servile. Secondo i piani di Macron, queste imprese dovrebbero diventare 2800 con 260.000 lavoratori.
 

Gli addetti alle comunicazioni di Macron si affrettarono a mettere sulle sue pagine Twitter e Feisbuc un video di 20 minuti che mostrava il bagno di folla che aveva preso alla Porte de France (antico nome di Bab El Bhar, la Porta del Mare ), all'ingresso della Medina. Selfie, parole dolci, ma soprattutto una supplica: "Visti, per favore". E una voce discordante: "Liberate George Ibrahim Abdallah". Degli amici tunisini, vedendo questo video, mi hanno detto: "Ci vergogniamo di essere tunisini". Così abbiamo deciso di rinominare la Porta Bab El Hchouma, Porta della Vergogna.
 
Nel frattempo, i precari delll'istruzione pubblica continuano il loro sit-in e lo sciopero della fame, che hanno chiamato "Assoumoud" (La Resilienza) e la popolazione del bacino minerario di Gafsa continua a bloccare la produzione di fosfati. Con le stesse rivendicazioni della loro grande rivolta nel 2008. Per loro, la primavera è ancora in attesa e sono sordi ai cinguettii della rondine dell'Eliseo.

N.d.T.:
(*) In diversi paesi, il termine in arabo: wilāya, pl. wilāyāt, o le denominazioni derivate da esso (per esempio il turco vilayet o eyalet, il persiano velâyet, lo swahili wilaya, l'uzbeco viloyat) si riferiscono a un determinato livello di divisione amministrativa; a seconda dei casi può essere tradotto come "stato", "regione", "provincia" o "distretto".
(**) Il Partito Socialista Desturiano, ovvero Partito Socialista Costituzionale, è stato un partito politico tunisino. Nel 1962 il Neo-Destur decise l'adozione del socialismo e di un regime a partito unico, rinominandosi nel 1963 Partito socialista desturiano.




Courtesy of Tlaxcala
Source: https://bastayekfi.wordpress.com/2018/02/02/macron-a-tunis-quand-lhirondelle-croit-faire-le-printemps/
Publication date of original article: 02/02/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22623

 

Tags: AfricaTunisiaEmmanuel MacronFranciaColonialismoLavoroUnione EuropeaUE
 

 
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