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English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / Cos’è successo quando una colona ebrea ha schiaffeggiato un soldato israeliano
Date of publication at Tlaxcala: 15/01/2018
Original: What happened when a Jewish settler slapped an Israeli soldier
Translations available: Español  Français 

Cos’è successo quando una colona ebrea ha schiaffeggiato un soldato israeliano

Noa Osterreicher נועה אסטרייכר

Translated by  Daniela Trollio

 

Sia Ahed Tamimi che Yifat Alkobi sono state interrogate per aver schiaffeggiato un soldato in Cisgiordania, ma i loro casi hanno poco di più in comune: semplicemente perché una è palestinese e l’altra ebrea.

Quest’altro schiaffone non ha preso il primo posto nelle notizie della sera. Questo schiaffone, finito sulla guancia di un soldato a Hebron, non ha dato luogo ad alcuna accusa formale.  La donna che ha aggredito (il soldato) lo ha schiaffeggiato mentre questi cercava di impedirle di tirare pietre; se la sono portata via per interrogarla, ma è stata liberata lo stesso giorno e le è stato permesso di tornare a casa sua.

Prima di questo incidente, era stata condannata cinque volte: per aver tirato pietre, per aver aggredito un ufficiale di polizia e per condotta disordinata; ma non è stata incarcerata neanche una volta. In un’occasione le è stata concessa la libertà condizionale, e nelle altre è stata condannata ad un mese di lavoro comunitario e ad una multa insignificante come compensazione alle parti aggredite.

L’accusata non si è mai presentata quando è stata citata per essere interrogata e per i procedimenti legali, ma i soldati non sono andati a strapparla dal suo letto nel corso della notte, e nessun suo famigliare è stato arrestato. Ad eccezione di un breve trafiletto di Jaim Levinson sull’incidente, il 2 luglio 2010, non ci sono state praticamente alcune ripercussioni riguardo allo schiaffone e ai graffi causati da Yafat Alkobi sul viso di un soldato che l’ha colta a tirare pietre ai suoi vicini palestinesi.

La portavoce dell’esercito israeliano ha detto che le forze armate “considerano grave qualsiasi incidente violento contro le forze di sicurezza”, e – tuttavia – l’aggreditrice continua a vivere tranquillamente a casa sua. Il Ministro dell’Educazione non ha chiesto che la mettano in carcere, le reti sociali non si sono affrettate a gridare che venga violentata o assassinata, e il giornalista Ben Caspit non ha raccomandato che sia castigata, con tutto il rigore della legge, “in un luogo oscuro, senza telecamere”.

Come Ahed Tamimi, Alkobi è conosciuta da anni dalle forze di sicurezza e dalla polizia dei dintorni di dove vive,  e le due sono considerate una molestia, e anche un pericolo.

La principale differenza tra di esse è che Tamimi ha aggredito un soldato inviato da un governo ostile che non riconosce la sua esistenza, che ruba la sua terra, che uccide e assassina i suoi familiari, mentre Alkobi, una criminale seriale, ha aggredito un soldato del suo stesso popolo e religione, che è stato mandato dalla sua nazione a proteggerla; una nazione di cui ella è cittadina con privilegi speciali.

La violenza dei coloni ebrei contro i soldati nei territori occupati è stato un affare di routine per anni.

Ma anche sapendo che non serve a nulla chiede ai soldati che proteggano la popolazione palestinese dalle minacce fisiche e dal vandalismo alle loro proprietà da parte dei coloni, è difficile capire perché le autorità continuano facendo finta di non vedere, coprendo e chiudendo i casi (o non aprendoli nemmeno) quando i criminali sono di origine ebrea. C’è una quantità di prove, alcune di esse registrate su video. E tuttavia i delinquenti dormono ancora nei loro letti, incoraggiati dal mandato divino e generosamente finanziati da organizzazioni che ricevono l’appoggio statale.

In inverno è piacevole scaldarsi e rannicchiarsi sotto questo doppio standard.

Ma c’è una domanda che ogni israeliano dovrebbe farsi: Tamimi e Alkoba hanno commesso lo stesso reato. Il castigo (o la mancanza di castigo) dovrebbe essere lo stesso.

Se la scelta è tra liberare Tamimi o incarcerare Alkobi, cosa sceglieresti tu?

Tamimi deve restare sotto custodia mentre durano i procedimenti – cioè un giudizio in un tribunale militare ostile – e ci si aspetta che venga condannata alla prigione.

Alkobi, che non è stata processata per quel reato, ed è stata giudicata in un tribunale civile per reati molto più gravi, è rimasta nella sua casa durante il processo. E’ stata rappresentata da un avvocato che non ha dovuto aspettare in un posto di controllo militare per vedere la sua cliente; e il suo unico castigo è stato dover fare servizio comunitario.

I ministri del gabinetto del Likud e di Habayit Hayehudi non hanno alcuna ragione per affrettarsi ad approvare una legge che applichi la legislazione israeliana nei territori. Anche in mancanza di essa, l’unico cosa che importa è se sei nato ebreo. Tutto il resto è irrilevante.

Un famoso video dell'incidente in cui Yifat Alkobi aggredisce e insulta la sua vicina palestinese nel quartiere di Tel Rumeida (Hebron), dove i coloni si sono installati nel mezzo della popolazione palestinese:





Courtesy of CIP Tagarelli
Source: https://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.832939
Publication date of original article: 05/01/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22477

 

Tags: Ahed TamimiCisgiordaniaYifat AlkobiPalestina/Israele
 

 
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