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 27/04/2018 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 EUROPE 
EUROPE / Le torture della CIA in Europa all'esame del Tribunale Penale Internazionale
Date of publication at Tlaxcala: 12/01/2018
Original: Las torturas de la CIA en Europa bajo la lupa de la Corte Penal Internacional

Le torture della CIA in Europa all'esame del Tribunale Penale Internazionale

David Morales Urbaneja

Translated by  Alba Canelli

 

L'ufficio del procuratore dell'Aia ha chiesto di aprire un'inchiesta sull'Afghanistan per crimini di guerra che include abusi di prigionieri in Polonia, Romania e Lituania. Gli Stati Uniti tenevano lì i centri di detenzione con la complicità dei loro governi

Facciamo un viaggio nel tempo. 20 settembre 2001, Washington. Il presidente degli Stati Uniti, George Walker Bush, fa un discorso solenne al Congresso rivolgendosi a una nazione che si chiede ancora perché è stata attaccata. Il texano apprezza la solidarietà della comunità internazionale, parla della ricostruzione di New York e menziona l'odio dei terroristi verso la democrazia. Nomina anche una persona, Osama bin Laden, e un paese, l'Afghanistan, sconosciuto a quel tempo al 99% dei suoi concittadini. È lì dove gli Stati Uniti inizieranno la loro "guerra al terrore" e avverte il resto delle nazioni che si aspetta la massima collaborazione. "O siete con noi o siete con i terroristi", dice Bush.

Come sarebbe questa nuova guerra? Il presidente risponde: "Siamo un paese risvegliato dal pericolo e chiamato a difendere la libertà. Il nostro dolore si è trasformato in rabbia e la nostra rabbia nella risoluzione. Sia che portiamo i nostri nemici alla giustizia o rendiamo giustizia ai nostri nemici, la giustizia sarà fatta". I membri del Congresso applaudono all'unisono e si alzano in piedi. Bush alza lo sguardo, lo abbassa un po' per bagnarsi le labbra e lo rialza. Sa che il momento storico gli impedirà di sentire le dissonanze in una camera soggiogata.

Ciò che il presidente stava dicendo era che la "pax americana" era al di sopra del diritto penale internazionale e nessun tribunale lo avrebbe fermato a causa dei suoi metodi. L'operazione "Enduring Freedom" iniziò due settimane dopo e gli Stati Uniti, insieme ad una coalizione internazionale, schierarono truppe in Afghanistan per rovesciare il suo governo. Sono ancora lì 16 anni dopo.

Gli echi di quei tamburi di guerra sono stati avvertiti in una lussuosa dimora di Philadelphia il 15 dicembre 2011. Il padre della Psicologia Positiva, Martin Seligman, ha ricevuto nella sua casa accademici americani e israeliani e funzionari dell'FBI e della CIA. Lo scopo era di discutere un suo studio, datato 1975, che potrebbe avere un'applicazione pratica in questa nuova guerra contro il terrorismo. Seligman ha detto che quando un cane soffre di scariche elettriche finisce indiscriminatamente per non prendere misure per evitarle, anche se gli si apre una via di fuga. Interiorizza ciò che gli esperti chiamano "impotenza appresa".
 
Quell'incontro non fu mai reso pubblico e non ci sono registrazioni, ma cementò il brutale sistema di tortura che la CIA successivamente stabilì. Questo è quello che Mark Fallon, un esperto in difesa passato dal Dipartimento di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, scrive in un libro pubblicato quest'anno, Unjustifiable Means (Mezzi ingiustificabili).

Le conclusioni della riunione di Philadelphia richiesero una copertura legale che arrivò presto. Il 7 febbraio 2002, la Casa Bianca ha annunciato che non avrebbe applicato le Convenzioni di Ginevra ai combattenti talebani e di al-Qaeda, dando via libera alla tortura. Tre mesi dopo, Bush non ratificò lo Statuto di Roma, lo carta fondamentale della Corte Penale Internazionale che Bill Clinton aveva firmato. Impedì così alla neonata istituzione dell'Aja di avere giurisdizione negli Stati Uniti. La "guerra al terrore" ha continuato il suo corso e gli Stati Uniti hanno invaso l'Iraq nel 2003 con l'inestimabile collaborazione di Tony Blair e José María Aznar, sostenendo che il governo di Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa che non apparvero mai.

Facciamo ora un salto in avanti nel tempo. 9 novembre 2017, L'Aia. Il procuratore generale della Corte Penale Internazionale, Fatou Bensouda, invia un video ai media in cui afferma: "Per decenni, il popolo afghano ha sopportato il flagello del conflitto armato. Dopo un accurato esame preliminare della situazione, sono giunto alla conclusione che tutti i criteri legali richiesti dello statuto di Roma per avviare un'indagine sono stati soddisfatti". Sospetta di tre attori: i talebani, le forze di sicurezza afgane e membri dell'esercito degli Stati Uniti e della CIA.

Una Camera preliminare della corte sta attualmente valutando di dargli il via libera. Si saprà nei prossimi mesi ed è molto probabile che i giudici daranno il via libera. A partire da quel momento, l'Ufficio del procuratore sarà autorizzato a visitare altri paesi, raccogliere prove e intervistare le vittime. Se pensa che ci siano prove sufficienti, potrebbe anche chiedere mandati di arresto. Almeno 54 detenuti hanno subito torture, trattamenti crudeli, stupri e altre forme di violenza sessuale nelle carceri afghane controllate dagli Stati Uniti, secondo l'ultimo rapporto dell'Ufficio di Bensouda. Abu Ghraib è escluso dall'inchiesta perché l'Iraq non è uno Stato membro della Corte Penale Internazionale.

Il pubblico ministero documenta anche gli abusi contro altri 24 detenuti nei centri di detenzione della CIA situati in Polonia, Lituania e Romania "principalmente tra il 2003 e il 2004". Cioè, non solo imprigionarono prigionieri senza processo e in paesi come l'Afghanistan o l'Iraq, ma anche nel vecchio continente. Sono stati commessi crimini di guerra in territorio europeo all'inizio del XX° secolo? Andiamo nel dettaglio.

Polonia: un paese già condannato

Il caso della Polonia è già parzialmente documentato a livello giudiziario. Una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del luglio 2014, ha costretto questo paese a risarcire 230.000 euro a due prigionieri: Abu Zubaydah e Abd al-Nashiri. Entrambi sono stati trasferiti alla base militare di Stare Kiejkuty, a circa 150 chilometri da Varsavia e vicino all'aeroporto di Szymany, tra il 4 e il 5 dicembre 2002.

La corte si basava su rapporti declassificati della CIA per descrivere con terrificante precisione le "tecniche di interrogatorio migliorate", un termine usato dagli USamericani per evitare la parola "tortura", usata con al-Nashiri. Ad esempio, un ufficiale lo ha minacciato con una pistola semiautomatica durante un interrogatorio per farlo parlare. Poiché non lo fece, lo misero nella sua cella e lo incatenarono. Poco dopo, lo stesso soldato entrò, puntò la pistola contro la sua testa e premette il grilletto tra una e due volte, simulando la sua esecuzione.

Il rapporto della CIA continua. "Probabilmente lo stesso giorno, l'interrogatore ha usato un trapano elettrico per spaventare al-Nashiri (...) è entrato nella sua cella e ha avviato il motore mentre il detenuto era nudo e incappucciato". Nessuna delle minacce di morte ha fornito informazioni agli interrogatori. I servizi segreti USamericani hanno documentato altri abusi, come "sollevarlo dal pavimento per le braccia mentre è legato alla schiena con una cintura" o usare "un pennello rigido per indurre dolore".

Un rapporto della Croce Rossa citato nella stessa sentenza spiegava che al-Nashiri era rimasto sospeso al soffitto con i polsi incatenati (...) per diversi giorni di fila" ed era "minacciato di essere sodomizzato" ". Il 6 giugno 2003, fu trasferito in un'altra prigione segreta a Temara, vicino a Rabat, in Marocco.

La Corte di Strasburgo ha ritenuto comprovato che "le autorità polacche sapevano" dell'esistenza della prigione segreta della CIA, ma non potevano spiegare perché Varsavia si era arrischiata in una simile impresa. La spiegazione è arrivata a pochi mesi dall'altra parte dell'Atlantico, in quanto il Senato degli Stati Uniti ha declassificato un rapporto sul programma di detenzione della CIA che recitava come segue: "Per incoraggiare i governi a ospitare clandestinamente centri di detenzione, o per aumentare il sostegno di quelli esistenti, la CIA ha fornito milioni di dollari in pagamenti in contanti a funzionari governativi stranieri".

I paesi che hanno collaborato non sono stati nominati, ma i centri di detenzione sono stati identificati per colori, e gli incroci di dati con altri documenti pubblici hanno chiarito che la prigione "blu" era quella della Polonia. Le sue autorità avevano dato il consenso ad ospitarla e aveva detenuti "oltre le sue capacità", secondo un altro dispaccio dell'intelligence usamericana.

Le conseguenze politiche furono immediate. L'ex presidente della Polonia, il socialdemocratico Aleksander Kwasniewski, ha chiamato la stampa il giorno successivo e ha ammesso di aver dato il permesso alla CIA di usare la base militare di Stare Kiejkuty, ma ha negato di sapere che lì si praticasse la tortura. Ha detto di non avere informazioni sui pagamenti effettuati dagli USamericani e ha assicurato che il centro è stato chiuso alla fine del 2003 grazie alla pressione del governo. Perché ha acconsentito allora? Ha spiegato che gli Stati Uniti potrebbero restituire il favore se la sicurezza nazionale polacca fosse minacciata e ha invocato un'ipotetica minaccia russa.

Lituania: tortura nell'Unione Europea?

L'UE ha fatto la più grande espansione nella sua storia nel maggio 2004, quando è passata da 15 a 25 membri. Tra questi c'era la Lituania, che ha aderito anche alla Convenzione europea sui diritti umani il cui articolo 3 proibisce categoricamente la tortura. Le regole, in teoria, erano chiare.

Vari rapporti hanno accusato la Lituania di aver ospitato per anni un centro CIA, ma l'ABC News è stata la prima a collocarla sulla mappa. Un ampio rapporto nel 2009 ha denunciato l'esistenza di un centro di detenzione della CIA in un'ex scuola di equitazione, a 20 chilometri dalla capitale, nel corso del 2005. Le autorità lo hanno permesso perché erano grate agli Stati Uniti per averli fatti entrare nella NATO.

Il rapporto ha indotto il Parlamento lituano a richiedere un'indagine approfondita. La sua conclusione è stata che la CIA ha stabilito non uno, ma due centri di detenzione: il primo nella scuola di equitazione e il secondo in una casa situata nella stessa capitale, a Vilnius, secondo quanto riferito dai media nazionali. Tuttavia, non è stato dimostrato che questi edifici fossero adibiti ad ospitare i prigionieri. Per cosa sono stati usati allora? "Il vero scopo delle strutture non può essere rivelato perché è un segreto di stato", ha detto il procuratore alla stampa lituana.

La scusa non è durata a lungo. Il rapporto del Senato degli Stati Uniti sulla tortura della CIA declassificato nel 2014 menzionava in diverse occasioni il centro di detenzione "violetto", aperto all'inizio del 2005 e che secondo numerose indagini era in Lituania. È stato rivelato che uno dei suoi prigionieri, Mustafa Ahmad al-Hawsawi, aveva bisogno di assistenza medica dopo l'interrogatorio, ma i funzionari locali si sono rifiutati di trasferirlo in un vicino ospedale per paura che la stampa lo scoprisse.

L'incidente ha causato enormi tensioni con la CIA, che ha messo in dubbio la volontà del paese ospitante di "partecipare come inizialmente concordato", indicano gli stessi dispacci. Gli Stati Uniti hanno chiuso le strutture nel 2006 e hanno trasferito i detenuti nel centro di detenzione "marrone", che secondo diverse ricerche si trovava in Afghanistan. Abu Zubaydah, il detenuto che ha già vinto una causa contro la Polonia a Strasburgo, ha denunciato di aver attraversato anche la Lituania e ha portato questo paese davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, in un caso che è in attesa di decisione.

Romania: abusi in piena Bucarest

Un'indagine giornalistica dell'Associated Press e di un media locale, pubblicata nel dicembre 2011, ha localizzato il centro di detenzione della CIA in Romania: un edificio dell'Ufficio Nazionale delle Informazioni Classificate situato a di Bucarest, in un quartiere residenziale e a pochi minuti dal cuore della capitale. È stato inaugurato nell'autunno del 2003 dopo che l'intelligence USamericana aveva svuotato il centro polacco.

Due dei prigionieri che sono passati da lì erano Janat Gul e Hassan Ghul. Accusati di essere agevolatori di Al-Qaeda, hanno sperimentato allucinazioni dopo aver sofferto di privazioni del sonno per decine di ore. Un medico constatò che Ghul soffriva di "notevole affaticamento fisiologico", "spasmi muscolari addominali e alla schiena", "leggera paralisi delle braccia, delle gambe e dei piedi" a causa delle ore trascorse "in posizione sospesa" e dei regimi intensi di privazione del sonno, fino a 59 ore consecutivi, in alcuni casi, secondo i dispacci della CIA stessa.

Nel maggio 2005 arrivò in Romania Abu Faraj al-Libi, un presunto membro di al-Qaeda detenuto in Pakistan, che ha sofferto per le "tecniche di interrogatorio avanzate" per un mese. In quel periodo si lamentò di una perdita dell'udito, ma i suoi rapitori non gli credettero e andarono avanti. Si fermarono solo quando i dottori della CIA avvertirono di "inaccettabili rischi medici o psicologici". Al-Libi fu trasferito un anno dopo a Guantánamo, dove gli dovettero impiantare un apparecchio acustico.

Arrivò il momento in cui il capo del centro rumeno contattò i suoi superiori per parlare delle sue preoccupazioni: la funzione dell'edificio di Bucarest si stava trasformando da "produzione di informazioni" (ottenendo informazioni dai prigionieri) a "struttura di detenzione a lungo termine". Tuttavia, i piani sono saltati in pochi mesi. Il Washington Post ha denunciato nel novembre 2005 l'esistenza di centri CIA nelle ex repubbliche sovietiche. Non ha dato nomi di paesi, ma questo ha spinto le autorità rumene a chiedere agli Stati Uniti di chiudere la prigione "in poche ore", cosa che è accaduta settimane dopo.

La Romania ha negato i fatti per anni, ma il suo ex capo dell'intelligence Ioan Talpes ha riconosciuto nel 2014, in un'intervista con Der Spiegel online, che il suo paese ospitava "almeno" una di quelle prigioni. Il motivo, come per la Lituania, era di favorire il suo ingresso nella NATO. Non era preoccupato che ci fossero torture lì? "Quello che facevano lì gli americani era affare loro", ha detto Talpes.

Due delle conclusioni del rapporto del Senato sul programma di detenzione della CIA sono particolarmente scioccanti. La prima, che "le tecniche migliorate di interrogatorio non erano un mezzo efficace per ottenere informazioni accurate". Cioè, la tortura non ha funzionato perché le confessioni hanno risposto ai desideri degli interrogatori, non a nuovi dati o nomi che potevano essere utilizzati dai servizi di intelligence. La seconda, che dei 119 documenti esaminati dal Senato, "almeno 26 furono arresti illegittimi" perché "non rispettavano gli standard legali di detenzione". Cioè, più del 20% non sarebbe dovuto mai essere imprigionato perché non avevano fatto nulla.

Bush sapeva dove queste e altre prigioni si erano diffuse in mezzo mondo? La relazione del Senato chiarisce: "Il presidente ha chiesto di non essere informato delle posizioni dei centri di detenzione della CIA per assicurarsi di non rivelare informazioni accidentalmente". Tale e quale.

Gli Stati Uniti si oppongono all'inchiesta

La domanda ora è fino a che punto potrebbe arrivare l'inchiesta dell'Aia. Il Pentagono ha già avvertito che la rifiuta completamente. Uno dei suoi portavoce ha detto che "non avrebbe garanzie né è appropriata" e che qualsiasi indagine dovrebbe essere fatta da loro stessi. In passato, gli ostacoli messi da alcuni stati hanno rovinato il lavoro dell'Ufficio del Procuratore, che ha visto crollare interi casi perché le prove sono scomparse nel paese in cui i crimini erano avvenuti o i testimoni hanno cambiato la loro testimonianza all'ultimo minuto.

I paesi europei indicati e l'Afghanistan devono rispondere ai possibili appelli della corte perché hanno ratificato lo Statuto di Roma. Tuttavia, le autorità afghane diffidono molto del movimento Bensouda. "Credetemi, non sono contenti delle loro indagini, hanno fatto tutto il possibile per paralizzarle", ha detto a CTXT una fonte di alto livello dell'Aia.

La Corte Penale Internazionale si basa sul principio di complementarità, ovvero interviene solo se rileva che le autorità nazionali non conducono indagini o se non sono autentiche. Bensouda, in un recente rapporto, ha affermato che in Polonia, Lituania e Romania "vengono condotte indagini penali" in materia, ma li avverte che continuerà a valutare se tali indagini siano autentiche e riguardino "le stesse persone (... ) identificate dall'Ufficio del Procuratore".

Il tono contro gli Stati Uniti è più severo: "Non sembra che sia stato effettuato alcun processo per esaminare la responsabilità criminale di coloro che hanno sviluppato, autorizzato o assunto l'applicazione da parte dei membri della CIA delle tecniche di interrogatorio", ha detto il procuratore.
L'ufficio del procuratore dell'Aia non ha come politica generale quella di rivolgersi agli autori diretti dei crimini, ma alle più alte autorità che hanno dato l'ordine di commetterli. Mark Fallon, ex membro del Department of Homeland Security degli Stati Uniti, segnala nel suo libro "Mezzi ingiustificabili" due alti funzionari. Il primo è Geoffrey D. Miller, il generale che ha esteso il programma di tortura della CIA, prima a Guantánamo e poi in Iraq. Si è ritirato nel 2006, ma gli avvocati francesi e tedeschi hanno spinto per iniziative legali nei loro paesi per processarlo per crimini di guerra. Il secondo è nientemeno che Donald Rumsfeld, Segretario alla Difesa degli Stati Uniti tra il 2001 e il 2006 che, secondo Fallon, autorizzò personalmente il generale Miller ad applicare la tortura.

L'Aia avrà il coraggio di perseguire autorità come Rumsfeld? Il caso rappresenta un'arma a doppio taglio per la corte. Servirebbe a purificare la sua immagine di essere "una corte per l'Africa", perché al momento tutti i suoi condannati vengono dal continente nero. Alcuni sognano di vedere gli alti funzionari dell'amministrazione Bush seduti sul banco degli imputati e le aspettative create sono state importanti. Se la procura alla fine facesse un passo indietro e non riuscisse a raccogliere prove sufficienti per accusarli di crimini di guerra, la sua immagine pubblica sarebbe seriamente danneggiata.

Facciamo una finzione politica e immaginiamo che, alla fine, la corte osasse emettere i mandati di arresto. La stampa internazionale aprirà le sue copertine con il movimento dell'Aia e guadagnerebbe il rispetto degli attori che fino ad ora hanno visto i suoi passi con diffidenza. Tuttavia, una delle grandi debolezze della corte diventerebbe evidente: la sua dipendenza dagli stati.

La corte non ha la sua polizia e ha bisogno che gli Stati facciano gli arresti, ma gli USamericani, sicuramente si rifiuterebbero di mandare i loro a L'Aia. Ci sarebbero appelli alla comunità internazionale a nome delle vittime e dei diritti umani, ma tutto rimarrebbe una dichiarazione di intenti. Alla fine prevarrebbe quella vergognosa verità che a L'Aia non piace sentirsi: la giustizia universale si applica solo dove le grandi potenze lo consentono. 





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://ctxt.es/es/20180103/Politica/16991/cia-torturas-europa-guantanamo-la-haya.htm
Publication date of original article: 11/01/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22460

 

Tags: Guerra al terroreCIAUSATorturaIraqEuropaUnione EuropeaPoloniaLituaniaNATOTribunale Penale Internazionale
 

 
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