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 27/07/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 AFRICA 
AFRICA / Malainin Lakhal: “Il conflitto nel Sahara Occidentale è l’ultimo caso di decolonizzazione in Africa”
Date of publication at Tlaxcala: 16/07/2017
Original: “The conflict in Western Sahara is the last case of decolonization in Africa”: Malainin Lakhal

Malainin Lakhal: “Il conflitto nel Sahara Occidentale è l’ultimo caso di decolonizzazione in Africa”

Milena Rampoldi ميلينا رامبولدي میلنا رامپلدی Милена Рампольди

Translated by  Lidia Ciavarella

 

Qui di seguito, un’importante intervista al giornalista e attivista politico saharawi Malainin Lakhal. Abbiamo parlato della sua biografia, della sua battaglia per il Sahara Occidentale, del colonialismo marocchino, di quanto sia importante la sua lotta poetica e politica per il dimenticato popolo saharawi che vive nell’ultima colonia africana.

Raccontaci quali sono stati i passi più importanti della tua battaglia di vita per il Sahara Occidentale.

Come la maggior parte dei giovani saharawi della mia generazione ho vissuto i primi giorni dell’occupazione e dell’oppressione marocchina nel Sahara Occidentale, ho dovuto adattarmici, ho imparato a combatterla invece di sottomettermi al volere coloniale.

Ho studiato nelle scuole coloniali marocchine, ma sono riuscito a mantenere la mia identità e a sfuggire a tutti i tentativi di lavaggio del cervello, cose che facevano alla loro stessa gente. Il regime marocchino è arrivato nel Sahara Occidentale con una politica di colonizzazione totale. Non solo ha puntato ai militanti della resistenza, uccidendoli, imprigionandoli e torturandoli, ma ha colpito anche i normali cittadini, persino i saharawi meno impegnati politicamente. E chiaramente bambini e studenti sono stati i bersagli principali di una politica educativa completa che mirava a isolare un’intera generazione dalla sua storia, dalla sua cultura e ovviamente da ogni possibile tendenza politica che appoggiasse la libertà. Ma come sempre accade in questi casi, sono state proprio queste politiche a innescare sospetto e resistenza tra noi giovani. Siamo riusciti a individuare la propaganda e le bugie del regime marocchino, e a smascherarle con mezzi semplicissimi. In generale è questo l’ambiente in cui sono cresciuto. Un ambiente di colonizzazione, oppressione, ma anche di resistenza dignitosa.

Come migliaia di saharawi, sono stato vittima di sparizione forzata, prigionia, tortura e maltrattamenti. Proprio il genere di trattamenti che tutti i popoli colonizzati hanno subito prima di dare avvio alla resistenza. Alla fine degli anni Ottanta ho militato da studente nel movimento segreto saharawi, poi, a metà degli anni Novanta, sono entrato nel movimento dei laureati disoccupati, e infine, dal 1997 ho optato per una resistenza più aperta e diretta. Le mie armi stavano facendo crescere la consapevolezza, scrivendo e dimostrando pacificamente, organizzando dimostrazioni e reclutando militanti pronti a unirsi al movimento. Nel 2000 ho dovuto lasciare il mio territorio occupato e raggiungere i campi profughi saharawi perché la persecuzione della polizia marocchina stava diventando troppo pericolosa per la mia sicurezza e integrità fisica. Nei campi ho intrapreso la carriera giornalistica e servito come membro di varie organizzazioni della società civile saharawi, specialmente AFAPREDESA (Associazione delle famiglie dei prigionieri e desaparecidos saharawi), l’Unione giornalisti e scrittori saharawi (UPES), il sindacato dei lavoratori saharawi (UGT Sario) e l’Osservatorio delle risorse naturali del Sahara Occidentale, per citarne alcune. Sto ancora lottando per la liberazione del mio paese, usando la mia penna e la mia voce per richiamare l’attenzione. Scrivo in vari organi di stampa nazionali e internazionali.


Perché è così importante parlare al mondo del Sahara Occidentale?

Non solo è importante! Si tratta di una questione di vita o di morte per l’intero sistema legale e politico internazionale. Il conflitto nel Sahara Occidentale è l’ultimo caso di decolonizzazione in Africa, dove la potenza coloniale, il Marocco, preparato dalla sua ex colonizzatrice, la Francia, sta cercando di negare a una nazione intera il diritto basilare e fondamentale di autodeterminazione. Si tratta di un caso di violazione del diritto internazionale. Un tentativo di espandere il territorio marocchino per includerne un altro mediante l’uso della forza. Un caso di diniego dei principali diritti fondamentali di libertà, espressione, movimento, diritti culturali ed economici. Un caso in cui un colonizzatore sta semplicemente negando a un popolo tutti i suoi diritti, riuscendo a farla franca perché la Francia, e forse qualche altro governo, ritiene che i diritti umani non contino nulla, ciò che conta sono i loro interessi e la possibilità di sfruttare le risorse naturali di una nazione colonizzata in totale impunità. Questi governi, tra l’altro, sono gli stessi che predicano a favore dei diritti umani e fingono di difenderli sempre e dovunque. Un’ipocrisia incredibile.

Perché il colonialismo marocchino è ancora presente? Quali sono i motivi principali?

I motivi principali della persistente occupazione marocchina sono politici, economici e geografici. Il Marocco necessita di un conflitto, internazionale o regionale, per distogliere l’attenzione della sua gente dai loro problemi reali, che altro non sono che il regime e le sue armi. Un’altra ragione è economica. Ogni anno il Marocco guadagna miliardi di dollari dall’occupazione. Basta seguire le centinaia di navi cargo che ogni anno trasportano il fosfato sottratto dalle zone occupate per farsi una minima idea della portata di questo saccheggio. Un valido esempio è il cargo trattenuto dalla giustizia sudafricana da inizio di maggio a Port Elizabeth. Pesa 45000 tonnellate per un valore di 4 o 5 milioni di dollari. Immagina quanti milioni di dollari sta guadagnando il Marocco con le più di cento navi cargo localizzate nel 2008 dalla Western Sahara Resource Watch. Ogni anno centinaia di imbarcazioni lasciano i porti del Sahara Occidentale piene di fosfato, pesce, sabbia, e ultimamente abbiamo scoperto anche che i marocchini stanno estraendo oro dalle zone occupate per trafficarlo con i Paesi del Golfo.

Infine ci sono i motivi geografici e geostrategici, che fanno sì che il Marocco voglia sacrificare tutto pur di mantenere l’occupazione. Da un punto di vista geografico, il Marocco è un paese piccolo, soprattutto perché il 60% del suo territorio è inutilizzabile per via della natura montuosa o arida di molte regioni. Non ha risorse naturali significative e ha più di 30 milioni di bocche da sfamare. Perciò, l’espansione del territorio nel Sahara Occidentale significa annettere al Regno 268.000 chilometri quadrati, ricchi di minerali e abitati da una piccola nazione che non raggiunge il milione di persone. Significa dare al Marocco 1400 chilometri di coste ricche di pesce, e un deserto in cui è possibile generare tutte le energie rinnovabili, grazie al sole intenso, al vento e alle forti onde sulla costa. Dal punto di vista geostrategico, il Marocco sta favorendo i piani e le strategie dell’Occidente, specialmente della Francia, e inoltre non può permettere all’Algeria di essere la principale potenza regionale. Diversamente dal Marocco, l’Algeria è geograficamente molto estesa, e diversamente dal Marocco è anche molto ricca di risorse. Quindi ha tutti gli ingredienti per essere una super potenza africana, Qualcosa che la Francia non permetterebbe mai. Questi sono alcuni dei motivi, ce ne sono molti altri di cui ho già parlato in una precedente intervista pubblicata da AfricaSpeaks4Africa.org, un sito web africano-americano.

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Parlaci delle principali violazioni dei diritti umani perpetrate dal Marocco contro il popolo saharawi

La violazione principale, naturalmente, è quella del principio di autodeterminazione dei popoli. La seconda è l’espansione del suo territorio mediante l’uso della forza. Poi viene una serie di diritti civili, politici, culturali ed economici. Tutte queste violazioni sono ben documentate da tutte le organizzazioni internazionali che puoi immaginare, Amnesty, Human Rights Watch, Frontline, e Fondazione Kennedy, per citarne solo alcune, oltre ai numerosi rapporti da parte dei relatori speciali delle Nazioni Unite, specialmente del relatore speciale sulla tortura. Ma hai mai sentito di una sola denuncia o condanna del Marocco da parte dell’ONU? Mai. Comincio a credere che parlare di tutte queste violazioni e farle uscire allo scoperto sia solo una perdita di tempo vista l’assenza della cosiddetta comunità internazionale, più interessata ai reality show televisivi che alla vita reale e alle sofferenze umane nel mondo, causate da politiche criminali e da regimi come quello marocchino.

ProMosaik ritiene che la poesia politica possa mandare un importante messaggio di solidarietà per il popolo saharawi. Cosa ne pensi?

Io stesso sono un poeta; o almeno lo ero, visto che è da molto tempo che non sento il desiderio di scrivere poesie sui miei sentimenti. È emotivamente molto pesante scrivere poesie, specialmente quando gli indici di ascolto continuano a diminuire un po’ovunque, incluso il mio paese che è altrimenti famoso per i suoi poeti tradizionali, capaci di muovere il popolo meglio di qualsiasi politico.

Ciò nonostante, concordo sul fatto che la poesia possa essere un ottimo mezzo per trasmettere la storia, il messaggio e i sentimenti del Sahara Occidentale, come nazione, popolo, individui. So anche che nei campi profughi saharawi c’è un enorme patrimonio di poesia politica – prodotto da alcuni poeti simbolo – che merita di essere reso noto a un pubblico più vasto.

Cos’hai ottenuto finora con i tuoi scritti e qual è il tuo sogno per il futuro?

Ho aperto gli occhi di migliaia di studenti, giovani donne e uomini, studenti e ricercatori che ho incontrato una sola volta, o che hanno letto alcuni dei miei scritti. Ho tenuto centinaia di conferenze in vari paesi in giro per il mondo, dando a molte persone l’opportunità di conoscere quale sia il vero problema e cosa sia davvero a rischio in questo conflitto. Perché molti penseranno o diranno che la lotta del Sahara Occidentale non li riguarda, mentre si sbagliano totalmente. Questo conflitto riguarda ogni persona, in ogni luogo del mondo, che abbia a cuore la propria libertà. L’appropriazione del territorio del Sahara Occidentale è un test da parte del Marocco e delle potenze che lo supportano. Se ci riesce, ogni altra nazione forte potrà impadronirsi di ogni altra nazione debole, e imporre il suo colonialismo come un fatto compiuto proprio come vorrebbe fare il Marocco. Costituirebbe un precedente, e in futuro nessuno potrà protestare contro la colonizzazione. È così che la penso. Ed è buffo che un altro paese arabo, il Qatar, ultimamente stia cominciando a subire una prepotenza simile da parte degli Stati limitrofi. Dico agli abitanti del Qatar che prima supportavano il Marocco: Benvenuti nel nostro mondo!

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://promosaik.blogspot.com.com/2017/07/malainin-lakhal-conflict-in-western.html
Publication date of original article: 09/07/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=20952

 

Tags: Malainin LakhalSahara occidentale occupatoOccupazione marocchinaResistenza saharawiRASDUltima colonia africanaSolidarietà internazionale
 

 
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