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English  
 EUROPE 
EUROPE / Norman Finkelstein: Charlie Hebdo è sadismo e non satira
Date of publication at Tlaxcala: 28/02/2015
Original: Norman Finkelstein: Charlie Hebdo is sadism, not satire

Norman Finkelstein: Charlie Hebdo è sadismo e non satira

Mustafa Caglayan

Translated by  Cristina Bassi

 

Nella Germania nazista, c’era un settimanale antisemita chiamato Der Stürmer. Era diretto da Julius Streicher, famoso per per essere uno dei piu’ violenti sostenitori della persecuzione degli Ebrei durante gli anni ’30.

Cio’ che tutti ricordano di Der Stürmer, sono le sue macabre caricature di Ebrei, le persone che dovevano affrontare la diffusa discriminazione e persecuzione in quella epoca. Le sue rappresentazioni avvallavano tutti i comuni stereotipi sugli Ebrei: il naso a uncino, l’avidità, la lussuria. 
"Mettiamo che ...nel mezzo della morte e distruzione, due giovani Ebrei si presentino senza invito ai quartier generali delle redazioni di Der Stürmer ed ammazzino lo staff per averli umiliati, degradati sminuiti, insultati," cosi dice Norman Finkelstein, a cui abbiamo fatto delle domande.
Finkelstein è professore di scienze politiche ed autore di numerosi libri tra cui : “The Holocaust Industry”  e “Method and Madness.”
"Che reazione avrebbe davanti a questo?," ha detto Finkelstein, figlio di sopravvissuti all’Olocausto.
 

Norman Finkelstein

Finkelstein delinea quindi una analogia tra l’attacco ipotetico al settimanale tedesco e l’attacco mortale del 7 gennaio a Parigi, ai quartier generali della rivista satirica Charlie Hebdo, che si è concluso con 12 morti, incluso il suo redattore e dei vignettisti di fama.
Il settimanale è noto per pubblicare materiale controverso, inclusi fumetti spregevoli sul Profeta Maometto, pubblicati nel 2006 e 2012. L’attacco ha scatenato una enorme protesta globale, con milioni di francesi, ed altri nel mondo, scesi in piazza in sostegno alla libertà di stampa, dietro lo slogan delle manifestazioni che recitava "Je suis Charlie,” o “I am Charlie.”
Cio’che han fatto le caricature di Charlie Hebdo sul Profeta Maometto, non era “satira” e quel che hanno provocato non sono “idee”, ha detto Finkelstein.
“Satira è quando è diretta verso se stessi, facendo si che il proprio entourage personale rifletta su cio’ che fa o dice, oppure quando è diretta a persone che hanno potere e privilegio”, ha detto
"Ma quando qualcuno è povero in canna, disperato, destituito, quando li prendi in giro, quando prendi in giro un senzatetto, questa non è satira," ha detto Finkelstein.
"Questo è, ti suggerisco il termine, sadismo. C’è una enorme differenza tra satira e sadismo Charlie Hebdo è sadismo, non satira"
I “disperati e disprezzati” di oggi sono i Musulmani, ha detto, considerando il numero di paesi Musulmani scossi da morte e distruzione, come nel caso di Siria, Iraq, Gaza, Pakistan, Afghanistan e Yemen.
"Si, due giovani uomini disperati e nella disperazione manifestano la loro disperazione contro questa pornografia politica, non diversa dal Der Stürmer, che nel mezzo di tutta questa morte e distruzione decide che è nobile in qualche modo degradare, sminuire, umiliare e insultare la gente. Chiedo scusa, può darsi che tutto cio’ sia molto politicamente scorretto, ma non sento compassione per [lo staff di Charlie Hebdo]. Avrebbero dovuto essere uccisi? Certo che no. Ma naturalmente, Streicher non avrebbe dovuto essere impiccato. Non lo sento dire da molti," ha detto Finkelstein.
Streicher era tra gli imputati al processo di Norimberga, dopo la Seconda Guerra Mondiale. E fu impiccato per quei fumetti.
Finkelstein ha detto che uno poteva anche discutere sul fatto che avessero il diritto di prendere in giro persino i disperati e destituire la gente e forse hanno questo diritto, ha detto, "Ma hai anche il diritto di dire 'non voglio metterlo nella mia rivista... Quando lo fai, ti stai prendendo responsabilità per questo."
 
Finkelstein ha paragonato le controverse caricature di Charlie Hebdo alla dottrina delle “fighting words" ("linguaggio offensivo") ,una categoria di discorso che è sanzionato dalla giurisdizione americana
La dottrina si riferisce a certe parole che probabilmente farebbero si che la persona a cui sono dirette, commetta un atto di violenza. Ci sono categorie di discorso non protette dal Primo Emendamento .
"E’ vietato pronunciare “fighting words” , perché equivalgono ad un ceffone in faccia e questo prepara dei guai” ha detto Finkelstein. 
 
"Dunque, queste caricature di Charlie Hebdo equivalgono a “parole offensive” (fighting words)?  Le chiamano satira. Ma non lo è. Sono epiteti e non hanno nulla di divertente. Se lo trovi divertente, allora anche rappresentare degli Ebrei con grandi labbra e un naso ad uncino, è divertente"
 
Finkelstein ha poi fatto riferimento alle contraddizioni della percezione di libertà di stampa del mondo dell’Occidente e ha citato l’esempio della rivista pornografica Hustler, il cui editore, Larry Flynt, fu colpito con proiettili e reso paralizzato nel 1978, da un serial killer bianco supremacista, perché aveva stampato un cartone animato rappresentante del sesso fra razze diverse.
"Non mi ricordo però che qualcuno avesse celebrato per questo un 'Siamo Larry Flynt' o 'Siamo Hustler,'" ha detto.  "Avrebbe dovuto essere attaccato? Certo che no. Ma nessuno improvvisamente fece di questo un principio politico di una o l’altra parte."
L’abbraccio dell’Occidente alle caricatire di Charlie Hebdo c’è stato, perché i disegni erano diretti ai Musulmani e li rendevano ridicoli, ha detto.
Secondo Finkelstein, la caratterizzazione dei Musulmani, da parte dei Francesi è stata barbara ed ipocrita, considerando l’uccisione di migliaia di persone durante l’occupazione coloniale dell’Algeria da parte della Francia e la reazione del pubblico francese alla guerra di Algeria dal 1954 al 1962.
“La prima manifestazione di massa a Parigi, contro la guerra, non arrivò che nel 1960, due anni prima che la guerra finisse”, ha detto.
"Tutti sostennero la guerra francese di annientamento dell’Algeria”
Finkelstein ha detto che l’appartamento del filosofo francese Jean Paul Sartre fu bombardato due volte nel 1961 e 1962, cosi come lo fu l’ufficio della sua rivista, Les Temps Modernes, dopo che dichiarò con veemenza di essere contro la guerra.
Finkelstein, che è stato descritto come un “americano radicale”, ha detto che la presunzione dell’Occidente sul modo di vestire dei Musulmani rivelava una enorme contraddizione alla luce dell’atteggiamento dell’Occidente verso i nativi, nelle terre che occuparono durante il colonialismo.
“Quando gli Europei arrivarono nel Nord America, la cosa che dissero sui Nativi Americani, fu che erano troppo barbari, perché andavano in giro nudi. Le donne europee invece vestivano 3 strati di indumenti. Poi arrivarono in Nord America e decisero che i nativi americani erano arretrati perché se ne andavano in giro nudi. Ed ora, noi andiamo in giro nudi e diciamo che i Musulmani sono arretrati perché vestono cosi tanti abiti”, ha detto
 
"Potete immagine qualcosa di piu’ barbaro? Proibire alle donne di vestire dei copricapi?” ha chiesto, riferendosi al divieto del 2004 relativo ai copricapo nelle occupazioni e servizio pubblici
L’opera di Finkelstein, che accusa gli Ebrei di sfruttare la memoria dell’Olocausto per vantaggi politici e critica Israele perché opprime i Palestinesi, lo ha reso una figura controversa all’interno della comunità ebraica.
 
Gli fu tolto l’incarico di ruolo come professore alla DePaul University nel 2007 dopo una faida molto publicizzata con un collega, Alan Dershowitz, un ardente sostenitore di Israele. Dershowitz , come viene riportato, fece attività lobbistica alla amministrazione di DePaul, una università cattolico-romana a Chicago, per togliergli la cattedra.
Finkelstein, che attualmente insegna alla Sakarya University in Turchia, ha detto che la decisione si prese su “terreni palesemente politici”.

 





Courtesy of The living spirits
Source: http://www.aa.com.tr/en/headline/452396--norman-finkelstein-charlie-hebdo-is-sadism-not-satire
Publication date of original article: 19/01/2015
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=14308

 

Tags: Norman FinkelsteinCharlie HebdoMediaPropagandaColonialismoIslamMusulmani
 

 
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