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 13/08/2020 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Via da South Stream, dentro Turk Stream: ma quale "sconfitta" russa?
Date of publication at Tlaxcala: 06/12/2014
Original: Russia and Turkey pivot across Eurasia
Translations available: Français  Português/Galego 

Via da South Stream, dentro Turk Stream: ma quale "sconfitta" russa?

Pepe Escobar Пепе Эскобар پپه اِسکوبار

Translated by  Pino Cabras

 

E dunque l'UE ha "sconfitto" Putin costringendolo a cancellare il gasdotto South Stream. Così sentenziarono i grandi media occidentali. Sciocchezze. I fatti tangibili ci dicono ben altro.

Lo schema del "Gasdottistan" ("Pipelinestan" nell'originale, NdT) continuerà a trasmettere grosse scosse geopolitiche lungo tutta l'Eurasia per un certo tempo ancora.
In poche parole, alcuni anni fa la Russia aveva escogitato il North Stream - già pienamente funzionante - e il South Stream - ancora un progetto - per aggirare l'Ucraina, essendo questa inaffidabile per il transito del gas. Ora la Russia ha imbastito un nuovo accordo con la Turchia per aggirare l'approccio "non costruttivo" (parola di Putin) della Commissione Europea (CE).
 
È essenziale vedere il retroterra per capire il gioco in corso adesso. Cinque anni fa stavo seguendo nel dettaglio l'ultimo atto della scena del Gasdottistan, ossia la guerra tra i gasdotti rivali South Stream e Nabucco. Nabucco alla fine è stato fatto a pezzetti. South Strem potrebbe resuscitare, ma solo se la CE rinsavisse (ma non scommetteteci).
 

La carte 2009 des gazoducs en service et prévus

I gasdotti e oleodotti esistenti e previsti nel 2009

 
Il gasdotto South Stream, lungo 3.600 Km, dovrebbe essere ultimato entro il 2016, ramificandosi fino all'Austria e all'area dei Balcani/Italia. La Gazprom possiede il 50 per cento - insieme all'ENI italiana (20%), l'EDF francese (15%) e alla tedesca Wintershall, una controllata della BASF (15%). Per come stanno le cose, questi giganti energetici europei non stanno certo esultando, come minimo. Per mesi la Gazprom e la CE hanno mercanteggiato per arrivare a una soluzione. Ma alla fine, prevedibilmente, Bruxelles si è fatta fuori da sola.
 
La Russia riuscirà ancora a costruire un gasdotto sotto il Mar Nero: solo che ora lo ha ridiretto verso la Turchia e, cosa che conta assai, vi pompa la stessa quantità di gas che sarebbe passata sul South Stream. Per non dire anche che la Russia riuscirà a costruire un nuovo hub centrale per il GLN (gas liquefatto naturale) nel Mediterraneo. Quindi la Gazprom non ha speso 5 miliardi di dollari invano (costi finanziari e ingegneristici). La deviazione ha perfettamente senso nell'ottica del business. La Turchia è il secondo cliente di Gazprom dopo la Germania. Ed è assai più grande di Bulgaria, Ungheria e Austria messe assieme.
 
La Russia per di più si porta avanti con una rete unificata di distribuzione del gas naturale in grado di trasportarlo da qualsiasi zona della Russia verso qualsivoglia hub lungo i tutto il confine russo.
E come se fosse ancora necessario, la Russia acquisisce un'altra prova regina del fatto che il suo vero mercato di crescita per il futuro è l'Asia, specialmente la Cina: non certo un'Unione Europea impaurita, stagnante, dilaniata dall'austerity e politicamente paralizzata.
Il sodalizio strategico Russia-Cina ora in evoluzione implica che la Russia sia complementare alla Cina, eccellendo nella costruzione di grandi opere, dalle dighe alla posa di gasdotti. Qui si tratta di business ad ampio respiro geopolitico - non di politica impregnata di ideologie.

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Alexandr Zudin

"Sconfitta" russa?

Anche la Turchia ha fatto vittime. Non si tratta solo dell'accordo con Gazprom; Mosca costruirà niente meno che l'intera industria nucleare turca, oltre alla maggiore interazione in termini di soft power (più commercio e turismo). Soprattutto, la Turchia è sempre più sul punto di diventare membro effettivo dell'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Shanghai Cooperation Organisation, SCO); Mosca sta facendo attivamente lobbying in proposito.
Il che vuol dire che la Turchia accederebbe a una posizione privilegiata in qualità di grande hub simultaneamente nella Cintura Economica Eurasiatica sia nelle nuove Vie della Seta cinesi. L'UE blocca la Turchia? La Turchia si rivolge ad Est. Questa è l'integrazione eurasiatica in cammino.
Washington ha cercato con tutte le sue forze di creare un Nuovo Muro di Berlino dal Baltico al Mar Nero per "isolare" la Russia. Ed ecco che arriva ancora un'altra contromossa di judo/scacchi/go da parte di Putin, che l'avversario non ha nemmeno visto arrivare. Proprio da una parte all'altra del Mar Nero.
 
Un imperativo chiave della strategia turca consiste nel configurarsi come una via di passaggio indispensabile dall'Est all'Ovest, in modo da far transitare di tutto: dal greggio iracheno al gas del Mar Caspio. Il petrolio dell'Azerbaijan passa già per la Turchia attraverso l'oleodotto BTC (Baku-Tblisi-Ceyhan) ideato da Bill Clinton e Zbignew Brzezinsky. La Turchia sarebbe comunque terra di transito nel caso sia mai costruito un gasdotto Trans-Caspico (anche se al momento ha scarse possibilità), per pompare il gas naturale dal Turkmenistan all'Azerbaigian, per poi portarlo in Turchia e infine in Europa.
 
Pertanto ciò che ha ottenuto in un colpo solo la contromossa putiniana di judo/scacchi/go è di far sì che le stupide sanzioni dell'UE si ritorcano una volta di più contro la stessa UE. L'economia tedesca sta già soffrendo malamente per via degli affari persi con la Russia.
La brillante "strategia" della CE fa perno sul cosiddetto Terzo Pacchetto Energetico dell'UE, il quale esige che i gasdotti e i flussi di gas naturale che vi fluiscono appartengano ad aziende diverse. Il bersaglio che questo pacchetto intendeva colpire è sempre stata la Gazprom - che possiede molti gasdotti in varie nazioni dell'Europa centrale e orientale. E il bersaglio all'interno del bersaglio è sempre stato il South Stream.

Ora starà alla Bulgaria e all'Ungheria - che, per la cronaca, si sono sempre opposte alla "strategia" della CE - il dover spiegare questo fiasco alle proprie popolazioni, nonché continuare a fare pressione su Bruxelles; dopotutto si espongono a perdere una fortuna, per non parlare del fatto che non avrebbero gas, con il South Stream fuori scena.
Ecco dunque la morale della favola: la Russia venderà addirittura più gas: alla Turchia. E la UE, pressata dagli USA, si riduce a danzare come un ammasso di polli senza testa negli oscuri corridoi di Bruxelles, mentre cercano di capire cosa li stia colpendo. Gli Atlantisti stanno di nuovo funzionando secondo il loro modello base: preparando ulteriori sanzioni mentre la Russia si è disposta per continuare a comprare sempre più oro.

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La relazione Turchia-Russia, vista dal disegnatore libanese Hassan Bleibel : disaccordo sulla Siria, la crimea e Cipro, accordo sul gas e petrolio

Attenti a quelle lance

Questa è ben lungi dall'essere la fine dei giochi. Nel prossimo futuro si incroceranno molte variabili.
Il gioco di Ankara potrebbe cambiare, ma questo è tutt'altro che un dato di fatto. Il Presidente Erdogan - il Sultano di Costantinopoli - ha di certo identificato un Califfo rivale, il famoso Ibrahim dell'ISI/ISIL/Daesh, che cerca di rubargli l'ascendente. Per cui il Sultano potrebbe flirtare con l'idea di addolcire i suoi sogni Neo-Ottomani e riportare la Turchia alla sua dottrina di politica estera del "zero problemi con i vicini" che aveva abbandonato.
 
La Casa di Saud è come un cammello nell'Artico. Il suo gioco letale in Siria si è sempre ridotto al volere un cambio di regime, così che potrebbe essere costruito un oleodotto sponsorizzato dai sauditi dalla Siria alla Turchia - rimuovendo l'ipotesi dell'oleodotto "islamico" da 10 miliardi di dollari tra Iran, Iraq e Siria. Ora i Sauditi vedono la Russia disposta a fornire alla Turchia tutta l'energia di cui ha bisogno, e perfino di più. «Assad deve andarsene» non se ne andrà ancora per un po'.
 
I neo-con us-americani stanno analogamente affilando le punte delle loro lance. Entro l'inizio del 2015 il Congresso potrebbe approvare un Ukranian Freedom Act. Traduzione: un'Ucraina considerata come un "grande alleato degli USA non facente parte della NATO"; il che significa, in pratica, un'annessione alla NATO. Passo ulteriore: altre iperboliche provocazioni neo-con contro la Russia.
 
Un possibile scenario è che vassalli/cagnolini come la Romania e la Bulgaria - su pressione di Washington - decidano di garantire pieno accesso al Mar Nero alle navi della NATO. Chi se ne importa se ciò violerebbe gli accordi vigenti per il Mar Nero, che coinvolgono sia la Turchia sia la Russia?
 
E poi c'è un "noto ignoto" in stile Rumsfeld: il modo in cui i deboli Balcani saranno subordinati ai capricci di Ankara. Finché Bruxelles terrà Grecia, Bulgaria e Serbia strette in una camicia di forza, in termini energetici inizieranno a dipendere dalla buona volontà della Turchia.
Al momento, godiamoci l'ampiezza di queste scosse geopolitiche. Ce ne saranno altre ancora, quando meno ce le aspettiamo.




Courtesy of Megachip
Source: http://rt.com/op-edge/211091-turkey-russia-east-pipeline-eu/
Publication date of original article: 05/12/2014
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=14073

 

Tags: TurchiaRussiaSouth StreamTurk StreamGazpromGas e petrolioEurasiaCinaOrganizzazione di Shanghai per la cooperazionePutinErdogan
 

 
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