TLAXCALA تلاكسكالا Τλαξκάλα Тлакскала la red internacional de traductores por la diversidad lingüística le réseau international des traducteurs pour la diversité linguistique the international network of translators for linguistic diversity الشبكة العالمية للمترجمين من اجل التنويع اللغوي das internationale Übersetzernetzwerk für sprachliche Vielfalt a rede internacional de tradutores pela diversidade linguística la rete internazionale di traduttori per la diversità linguistica la xarxa internacional dels traductors per a la diversitat lingüística översättarnas internationella nätverk för språklig mångfald شبکه بین المللی مترجمین خواهان حفظ تنوع گویش το διεθνής δίκτυο των μεταφραστών για τη γλωσσική ποικιλία международная сеть переводчиков языкового разнообразия Aẓeḍḍa n yemsuqqlen i lmend n uṭṭuqqet n yilsawen dilsel çeşitlilik için uluslararası çevirmen ağı

 09/08/2020 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 EUROPE 
EUROPE / Grecia: 595 lavoratrici addette alle pulizie del settore pubblico in lotta da un anno. Un piccolo gruppo di donne contro il governo e la Troika!
Date of publication at Tlaxcala: 09/09/2014
Original: 595 femmes de ménage grecques : 11 mois de lutte acharnée contre le gouvernement et la Troïka
Translations available: Español  Deutsch  English  Ελληνικά 

Grecia: 595 lavoratrici addette alle pulizie del settore pubblico in lotta da un anno. Un piccolo gruppo di donne contro il governo e la Troika!

Sonia Mitralia Σόνια Μητραλιά

Translated by  Francesco Giannatiempo
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

 

Dopo 11 mesi di un’implacabile e dura lotta, licenziate lo scorso settembre e messe in stato di “disponibilità” dopo 8 mesi, 595 lavoratrici delle pulizie del settore pubblico sono diventate l’incarnazione, il simbolo, l’anima, la vita stessa della resistenza più decisa contro le politiche di austerità in Grecia.

Queste donne sono divenute dei “soggetti politici” e guida dell’attuale movimento di resistenza nel suo complesso, avendo avuto il coraggio di affrontare nemici potenti come il governo greco, la BCE, la Commissione Europea e il FMI. In altre parole, la Troika!

Comunque, dopo 11 mesi di lotta in cui si sono messe contro il governo e la Troika diventandone i loro maggiori nemici, dopo aver creato un corto-circuito nell’attuazione delle misure di austerità ed essendo costantemente presenti sulla scena politica attraverso i mass-media, queste addette alle pulizie combattenti vengono ancora trattate dagli oppositori delle politiche di austerità come se non fossero dei soggetti politici.
 
Il fatto è che, dal momento in cui sono comparse le misure di austerità imposte dalla Troika, le donne sono uscite allo scoperto in massa sulle strade. La loro resistenza mostra il proprio dinamismo, il suo carattere specifico che è ricco di lezioni politiche.
 
Nei quattro anni di politiche d’austerità che hanno trasformato la Grecia in un cumulo di rovine sociali, economiche e, soprattutto, umane, pochi tra noi hanno parlato delle vite delle donne e, di certo, ancora meno delle loro lotte contro i diktat della Troika. C’era perciò da aspettarsi che la pubblica opinione venisse scioccata da questa lotta esemplare compiuta esclusivamente da donne. Ma si tratta davvero di una sorpresa?
 
Le donne hanno partecipato in massa ai 26 scioperi generali. Nel “movimento degli indignati” hanno occupato le piazze delle città, si sono accampate e hanno manifestato. Si sono mobilitate in prima linea per l’occupazione e l’autogestione della ERT [televisione di stato greca, chiusa nel giugno 2013; NdT]. Agendo in modo esemplare, sono divenute l’anima dei comitati di sciopero del personale amministrativo delle università mossi contro la politica del “personale di riserva” – ovvero, coloro che vengono licenziati dopo 8 mesi, al 75% del loro normale stipendio). 25 000 funzionari statali, per la maggior parte donne, saranno le vittime di tagli al personale effettuati ai servizi pubblici. E sono anche donne che formano la stragrande maggioranza di volontari del Movimento di Solidarietà, autogestendo, tra l’altro, le strutture sanitarie, cercando di far fronte alla crisi umanitaria e al collasso dei servizi sanitari.
 
La partecipazione di massa delle donne nei movimenti di resistenza contro la demolizione dello stato sociale e contro le politiche di austerità non deve sorprendere, visto che non è capitata per caso. Tutti noi sappiamo molto bene che, per prima cosa, quelle donne si sono trovate nell’occhio del ciclone dell’austerità: lo smantellamento dello stato sociale e dei servizi pubblici sta distruggendo le loro vite. Costituendo la maggioranza dei dipendenti pubblici e dei principali utenti dei servizi pubblici, le donne vengono doppiamente colpite da tutti questi tagli. Perciò, hanno milioni di ragioni per non accettare questo peggioramento dei loro livelli di vita, simili a un ritorno all’ 800.
 
Vero è che, all’inizio, non si sono differenziate come “donne-soggetti politici”, partecipando e condividendo le stesse rivendicazioni e le forme di protesta degli uomini all’interno dei vari movimenti. Hanno semplicemente partecipato massicciamente, ingrossando le fila dei movimenti.
 
Ad ogni modo, come già accaduto nell’ambito della lotta pioneristica contro l’estrazione dell’oro di Skouries in Calcidica (Macedonia centrale), affrontando la multinazionale canadese ELDORADO GOLD, le donne si sono ben presto differenziate per le loro specifiche forme di azione e per il loro radicalismo. Se stampa e opinione pubblica ignoravano la loro identità di genere nella forma di lotta adottata, la polizia no! Tutto l’opposto: i MAT (unità speciali antisommossa della polizia) hanno puntato principalmente contro le donne, usando misure repressive feroci e selettive al fine di terrorizzare l’intera popolazione attraverso loro – le donne! – e sradicare così ogni forma di disobbedienza e di movimento di resistenza.

Le donne sono state imprigionate, criminalizzate, assoggettate a violenze e umiliazioni, persino di carattere sessuale, messe a punto e specificamente utilizzate contro i loro corpi. Il loro genere. Il loro essere donne!

In seguito, le donne hanno intrapreso più iniziative e sviluppato le loro forme di azione

Tutto è iniziato quando, per attuare la parte più dura del programma di austerità e ottemperare ai termini imposti sullo stesso da parte dei “creditori” della Troika, in anticipo su tutti il governo ha puntato contro le addette alle pulizie in servizio presso gli uffici dei Ministeri dello Sviluppo Economico, delle Finanze della Dogana. Dalla fine di agosto, il governo greco le ha inserite in “liste di riserva” – che significa che per 8 mesi riceveranno solo tre-quarti del proprio salario mensile di 550 euro, e quindi licenziate.
 
Il governo ha seguito le stesse tattiche usate a Skouries: ha iniziato a bersagliare prima le persone più deboli e con le minori possibilità di  ricevere sostegno - vale a dire il personale delle pulizie – per rivolgersi successivamente contro il grosso dei lavoratori, 25.000 dipendenti pubblici da licenziare. Tutto questo è accaduto nel momento in cui i movimenti di resistenza venivano sfiancati dalle inesorabili misure di austerità, con molti attivisti demoralizzati e forzati a dover risolvere i propri problemi da soli.
 
Al governo credevano che con queste lavoratrici povere, della “classe inferiore”, con livelli di salario intorno a 500 euro e, come da loro presunto, non molto intelligenti (il che spiega l’origine dello slogan “lavoriamo nelle pulizie, mica siamo stronze”), tutto si potesse sistemare velocemente: credevano di poterle schiacciare come vermi!

L’obiettivo era di privatizzare il lavoro di pulizia nel pubblico, come regalo agli appaltatori privati del settore. Questi appaltatori in stile mafia, noti come campioni di evasione fiscale, le riassumerebbero a circa 200 euro al mese – 2 euro all’ora – praticamente con zero livelli di previdenza e nessun diritto a tutela: l’equivalente della schiavitù!
 
Queste donne, licenziate, sacrificate alle tendenze cannibalesche della Troika; sì, queste donne con un’età compresa tra i 45 e i 57 anni, molte delle quale madri in famiglie monoparentali, divorziate, vedove, ultra-indebitate, con figli, mariti disoccupati o assistenti di persone a carico con disabilità, senza alcun accesso al pre-pensionamento dopo 20 anni e senza alcuna possibilità di riuscire a trovare altro lavoro, hanno deciso di non arrendersi. Loro, queste donne, hanno deciso di prendere in mano il controllo della propria vita.
 
Così abbiamo un piccolo gruppo di donne, con un gruppo di addette alle pulizie al proprio centro, che hanno lottato 10 anni fa per ottenere delle vittorie importanti per i propri diritti e che ora hanno deciso di cambiare le forme istituzionali di azione adottate dai sindacati tradizionali.  Alcune hanno preso l’iniziativa e si sono organizzate autonomamente per i loro diritti. Queste donne hanno lavorato duramente come la proverbiale formica e hanno tessuto una tela che ha acquisito una dimensione nazionale.
 
E, sin da quando le lavoratrici del ministero dello sviluppo economico sono state gettate in mezzo alla strada e non aveva più senso fare sciopero, con loro corpi hanno deciso di costruire un muro umano sulla strada, di fronte all’ingresso principale degli uffici del ministero in Piazza Sintagma – il sito più emblematico per la classe dirigente istituzionale e padronale.
 
Non è per caso che queste fantasiose forme di azione siano state create da donne. Siccome queste donne venivano ignorate per motivi di genere e di classe sociale, marginalizzate all’interno dei sindacati e con legami minimi con le tradizionali organizzazioni di sinistra, per essere notate e ascoltate sono state costrette a fare parecchio clamore.
 
Invece di scioperi passivi e giorni puntuali di azione inefficaci, loro hanno scelto le azioni collettive dirette, basate sulla nonviolenza, sull’umorismo e sulle tattiche sorprendenti. Indossando corone di spine in testa durante la Pasqua, cappi al collo fuori dagli uffici di Nuova Democrazia [il partito di destra al governo], accompagnate da musica e balli, queste donne reclamano l’immediato reintegro di tutte loro. Sono azioni inedite per la Grecia.

Occupano l’ingresso del ministero, ostruendone l’accesso - specialmente ai funzionari della Troika - inseguendoli e circondandoli, obbligandoli così a dover entrare dalle porte secondarie accompagnati dai loro gorilla. Ingaggiano schermaglie fisiche con le forze speciali di polizia. Ogni giorno, escogitano nuove forme di azione, riportate dai mass-media, attirando l’attenzione dell’intera popolazione. In breve: queste donne stano vincendo l’isolamento.
 
Cose che di solito vengono presentate come monotone e aride statistiche, tutti quei numeri che descrivono livelli record di disoccupazione e povertà, tutti quei concetti astratti, in questo modo stanno acquisendo una dimensione umana, ora hanno un volto umano, diventano donne in carne e ossa e, ancora di più, donne con una forte personalità e propria volontà politica. Si chiamano Litsa, Despina, Georgia, Foteini, Demetra ... e, con il loro esempio, il loro coraggio, la loro perseveranza e la loro tenace determinazione a vincere stanno restituendo una speranza a tutte le vittime del regime di austerità.
 
Ma .. è importante essere consapevoli che la legge e le forze dell’ordine usano prepotenze contro queste donne quasi ogni giorno per farne un esempio, perché i loro capi sono preoccupati che questo fenomeno possa dilagare. L’intera nazione osserva il triste spettacolo di queste donne, molte di età avanzata, quotidianamente calpestate, malmenate e ferite dagli sbirri che si credono dei Rambo e che potrebbero essere i loro figli.

E perché? Per il semplice motivo che è la Troika stessa a volerle combattere, perché sono un esempio, un modello che tutti gli oppressi possono adottare; e perché sono in prima linea nel rifiuto delle politiche di austerità, non solo in Grecia, bensì in tutta Europa; infine, perché il loro spirito combattivo è contagioso...
 
La lotta di queste 595 lavoratrici eroiche è, più che mai, anche la nostra lotta. Non lasciamole lottare da sole: loro lottano per noi, noi lottiamo per loro. Organizziamoci e offriamo loro la solidarietà pan-europea e internazionale.
 
Leggere anche:

Appello per una giornata internazionale di solidarietà con le 595 lavoratrici di pulizia del ministero delle Finanze greco





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://cadtm.org/595-femmes-de-menage-grecques-11
Publication date of original article: 07/07/2014
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=13431

 

Tags: Donne di pulizia in lottaRivolte logicheMovimenti socialiDonne AusteritàTroika (FMI-BCE-CE)GreciaEuropaUnione europea
 

 
Print this page
Print this page
Send this page
Send this page


 All Tlaxcala pages are protected under Copyleft.