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 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Allerta: Minacce al giornalista del Burkina Faso Newton A. Barry
Date of publication at Tlaxcala: 13/08/2014
Original: Alerte : Menaces sur le journaliste Newton A. Barry au Burkina Faso

Allerta: Minacce al giornalista del Burkina Faso Newton A. Barry

Centre National de Presse Norbert Zongo

Translated by  Patrizia Donadello

 

Io sottoscritto Newton Ahmed Barry, giornalista e caporedattore a L’Evénement, vorrei allertare con la presente le organizzazioni di difesa dei diritti umani e di difesa della stampa sulle gravi minacce ricevute riguardo la mia sicurezza e la mia stessa vita.

http://tlaxcala-int.org/upload/gal_8710.jpg

Newton Ahmed Barry

Giornalista di investigazione, dal 2001, data di creazione del nostro giornale L’Evénement di cui sono co-fondatore e responsabile di redazione, sono nel mirino del regime Burkinabè che ha moltiplicato gli atti intimidatori alla mia integrità morale e fisica. Ad ogni situazione di crisi, in ragione dell’audience del nostro giornale, aumentano gli atti di sorveglianza, di intimidazione e anche di minaccia.

Nel 2001, al culmine della crisi che si è prodotta a seguito dell'assassinio del giornalista Norbert Zongo, il mio nome è stato citato in un elenco tra persone da eliminare come « cosiddetti banditi ». La direzione della sicurezza dello stato, ci ha convocato per rimetterci il testo della minaccia. Nessuna disposizione è stata presa per la nostra protezione. Almeno, non a nostra conoscenza.

Nel 2001, dopo la misteriosa morte dell'ex ministro della Costa d'Avorio, Balla Keita, allora rifugiatosi in Burkina Faso, per dissuadere il giornale L’Evénement che indagava sul caso, il Ministro della Sicurezza ed il capo di Stato Maggiore della gendarmeria mi ha accusato di « crimine di intelligenza con l’estero ». Convocato e sentito per delle ore, sono stato infine rilasciato senza seguito. I giornali vicini al regime avevano rilanciato il caso dandogli un contenuto totalmente stravagante.

Nel 2006, quando il giudice istruttore pronuncia un « non luogo a procedere » sul caso Norbert Zongo (giornalista assassinato nel dicembre 1998 e per il quale sono messi in causa degli elementi della guardia presidenziale) siamo stati citati in tribunale e condannati a tre mesi di reclusione con il beneficio della condizionale, per avere scritto che « tutti i fatti, tutte le inchieste seriamente documentate all’interno del dossier mettevano in causa François Compaoré ».
Il ricorso in appello da noi presentato per questa condanna non ha mai avuto seguito.

Nel 2008, sfruttando un banale affare tra conoscenti, i servizi governativi, con il giornale di stato Sidwaya, costruiscono una vera e propria montatura per disonorarmi e screditarmi. In un primo momento sono « accusato d’avere rubato un'automobile in Benin e intercettato dalla polizia, attraversando il Togo ». Un affare inverosimile che il giornale di stato ha voluto addebitarmi mandando, a spese dei contribuenti, dei reporter sino a Lomé per intervistare il proprietario dell'automobile. Lo stesso giornale, nonostante le mie insistenze, rifiutò di accordarmi un'intervista per ristabilire i fatti. Al contrario, accordò una lunga intervista alla mia controparte perché spiegasse come avevo commesso « un abuso di fiducia a suo riguardo ». All'epoca, citai il giornale di stato in tribunale e vinsi il processo.

Con il crescere della febbre politica degli ultimi anni, con l'intenzione ora affermata del presidente Blaise Compaoré di rivedere l'articolo 37 della costituzione per sopprimerne la clausola che limita il numero dei mandati presidenziali a due, la pressione su di me è diventata ancora più forte.

Nel febbraio 2014, in mia assenza, sono stato vittima di intrusione notturna presso il mio domicilio. Il mio custode è stato gravemente ferito, con infortunio di circa un mese. Una denuncia fu depositata al SRPJ di Wemtenga.

Nel maggio 2014, la mia automobile è stata vandalizzata, il parabrezza è stato sfondato e mi sono stati sottratti effetti personali. La polizia di Wemtenga è intervenuta a constatare il danno. In seguito, per questione di sicurezza, il custode si è licenziato. Nessun altro custode vuole più sorvegliare la mia casa perché vengono costantemente intimoriti.

Infine, il 30 luglio è stata svaligiata la sede del giornale L’Evénement. E’ evidente che il loro solo obiettivo era « il redattore capo di L’Evénement il cui l'ufficio è stato scrupolosamente perquisito ». Il mio computer, il mio cellulare, una somma importante di denaro e i miei dossier sono stati rubati. Gli svaligiatori non hanno preso nulla negli altri uffici, nonostante abbiano visto e spostato oggetti di valore. Questo furto è da legare a due dossier sensibili sui quali stiamo investigando. Si tratta del caso « Salif Nébié », giudice al Consiglio Costituzionale ritrovato misteriosamente morto lo scorso maggio e sul caso « esplosione a Larlé » dello scorso 15 luglio.

Perché questa nota di allerta: so che l'opinione nazionale è in generale sensibile davanti a tali richieste di aiuto. Personalmente, vi ho dato consenso solo dietro pressione degli amici, convinto che non si possa far niente contro il potere dei servizi dello stato. Ci troviamo ad una svolta in cui « la ragione ha abbandonato » un buon numero di attori della scena politica. L'impensabile è ormai possibile.

Questa nota di allerta, senza dubbio non cambierà nulla. In questi ultimi anni, le forme di messa a morte sono state perfezionate bene. Se non altro, potrà servire ai posteri





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://www.cnpress-zongo.org/spip.php?article255
Publication date of original article: 11/08/2014
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=13072

 

Tags: AfricaBurkina fasoDiritti umaniGiornalismo
 

 
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