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 17/09/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / “Lasciateli cuocere nel loro brodo!”
Date of publication at Tlaxcala: 16/06/2014
Original: In Their Own Juice
Translations available: Deutsch  Español  Français 

“Lasciateli cuocere nel loro brodo!”

Uri Avnery أوري أفنيري אורי אבנרי (1923-2018)

Translated by  Marilena Inguì
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Secondo notizie apparse sulla stampa, il presidente Barack Obama ha deciso di lasciare Benjamin Netanyahu e Mahmud Abbas “cuocere nel loro brodo.”

"Lasciateli cuocere nel loro brodo": Otto von Bismarck al diplomatico britannico Sir Edward Malet a Meaux, alla fine della guerra franco-prussiana (settembre 1870), quando gli fu chiesto se fosse stato pronto ad aprire delle negoziazioni con Jules Favre  [Nota di Tlaxcala]

Ben detto.
L’USAmerica ce l’ha messa tutta per costruire la pace tra Israele e Palestina. Il povero John Kerry ha dedicato quasi tutte le sue onorevoli energie per far sì che le due parti si incontrassero, parlassero, raggiungessero un compromesso.
Salvo scoprire, alla fine dei nove mesi, che si trattava di una gravidanza isterica. Nessun feto, nessun bambino. Assolutamente niente.
Dunque i leader usamericani hanno ragione ad essere arrabbiati. Arrabbiati con entrambe le parti. Nessuno di loro ha mostrato infatti la minima volontà di sacrificare i propri interessi per fare una cortesia a Obama o a Kerry. Ingrati, questi mediorientali.
Insomma, la reazione sembra giustificata. Non volete esaudire i nostri desideri? Andate al diavolo. Entrambi.
Già, entrambi.
Ma “entrambi” in realtà cela una bugia.
Quando si dice: “entrambi” non si sono comportati come atteso, “entrambi” non hanno preso “le decisioni forti ma necessarie”, “entrambi” dovrebbero cuocere nel loro brodo, ebbene si riconosce consapevolmente o meno la parità fra le due parti. Niente in questo caso è più lontano dalla verità.
 


 

A livello materiale Israele è incomparabilmente più forte della Palestina: l’uno somiglia a uno scintillante grattacielo americano, l’altro ad una fatiscente baracca di legno.
La Palestina è sotto occupazione dell’altra metà di “entrambi”. I Palestinesi sono totalmente privati dei diritti fondamentali umani e civili. Inoltre il reddito medio in Israele è 20 volte più alto che in Palestina. Non il 20%, ma uno sconvolgente 2000%. E poi, militarmente Israele è una potenza regionale, per certi versi può essere considerata una potenza mondiale.
Di fronte alla realtà dei fatti, parlare di “entrambi” è da ignoranti, per non dire cinici.
La condiscendenza verso questa concezione “dell’entrambi” equivale ad accettare il punto di vista israeliano.
 
Cosa significherebbe infatti per “entrambi” cuocere nel proprio brodo?
Per Israele, significherebbe continuare a costruire nuovi insediamenti sui territori arabi occupati in Cisgiordania senza interferenze straniere. Significherebbe rendere la vita in Cisgiordania e nella striscia di Gaza sempre più ostile, nella speranza che sempre più Palestinesi abbandonino i territori. Significherebbe continuare a uccidere arbitrariamente civili tramite le truppe d’occupazione quasi quotidianamente.
Alcuni di noi hanno coscienza del fatto che questa condotta stia portando al disastro sotto forma di Stato binazionale, dove una maggioranza sempre crescente di arabi privati dei diritti civili sono regolati da una minoranza ebrea. Questo si chiama apartheid. Ma la maggior parte degli israeliani non lo vede.
 
Gli israeliani sono felici, e non sono mai stati più felici che durante questa settimana. Come in un revival del racconto biblico di Davide e Golia, la squadra di basket Maccabi di Tel Aviv ha battuto il formidabile Real Madrid nell’Eurolega. L’orgoglio nazionale ha raggiunto vette olimpiche. (In quell’occasione, il Presidente Peres e il Primo Ministro Netanyahu hanno inscenato una gara puerile, tentando di accostare il Maccabi nella marcia verso Piazza Rabin, dove una folla immensa attendeva la squadra vincente, solo per cavalcare l’ondata di gloria).
Dunque Israele può cuocere lietamente, tanto più che gli Stati Uniti continuano a versarci un tributo di tre miliardi di dollari ogni anno, a fornirci armi e a usare il loro diritto di veto alle Nazioni Unite per proteggerci dalle critiche internazionali.
 
Per la parte palestinese di “entrambi”, cuocere nel proprio brodo equivale a una situazione completamente diversa.
Gli sforzi per realizzare una riconciliazione tra Fatah e Hamas procedono lentamente e potrebbero interrompersi in ogni momento. Ciò dipende sia dall’abilità di Abbas nel formare un governo di unità composto da “tecnocrati” imparziali, sia dalla volontà di Hamas di rinunciare alla presenza esclusiva sulla striscia di Gaza.
Quasi tutti i palestinesi vogliono l’unificazione, ma resistono profonde differenze ideologiche (sebbene siano oggi molto più superficiali nella pratica). Ma anche se una sorta di unità è raggiunta e riconosciuta dalla comunità internazionale malgrado la volontà di Israele, cosa possono fare i palestinesi pacificamente?
 
Ad esempio potrebbero stabilire un contatto diretto tra la Cisgiordania e Gaza rompendo il blocco sulla striscia, con l’aiuto dell’Arabia Saudita e della giunta militare in Egitto [articolo originale pubblicato il 24 maggio 2014, NdT]
Possono candidarsi per essere ammessi in certi organismi internazionali, al fine di proporre risoluzioni più vantaggiose da avanzare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, magari riguardo argomenti in cui il diritto di veto usamericano non si applica che con effetti poco concreti.
Possono incoraggiare i Paesi europei ed il movimento internazionale BDS a rafforzare il boicottaggio degli insediamenti o di Israele stesso.
Insomma, non molto. Il periodo di cottura accrescerà anche di più lo squilibrio di potere tra “entrambe” le parti.
 
Se la cottura durerà abbastanza a lungo, i leader “moderati” di Fatah e Hamas saranno spazzati via, e la violenza palestinese prenderà il sopravvento.
In conclusione: la concezione “dell’entrambi”, che sembra così giusta e imparziale, è in effetti al 100% una linea di supporto ai diritti israeliani.
Ma in che misura esiste nel mondo un sentimento anti-israeliano?
 
Due settimane fa, un’organizzazione ebrea usamericana ha lanciato una notizia bomba: in ogni paese del mondo è presente un sentimento antisemita, che in percentuale va da un massimo del 91% in Cisgiordania ad un minimo del 2% in Laos (Ci si potrebbe chiedere dove trovano ebrei da odiare i Laotiani).
Una persona su cinque nel mondo nutre pregiudizi antisemiti. Più di un miliardo di esseri umani!!!
 
 
L’organizzazione che ha investito tanti soldi per finanziare questo sondaggio mondiale è la Lega (Anti-) Diffamazione. Ho messo “anti” tra parentesi, perché il nome più appropriato dovrebbe essere appunto Lega della Diffamazione. Si tratta di una specie di Polizia del Pensiero al servizio della classe dirigente ebrea usamericana di destra.
 
Molti anni fa, quand’ero ancora membro della Knesset, fui invitato a intervenire in 20 classi di importanti università usamericane. Ero stato invitato dai rabbini ebrei appartenenti all’ordine del B’nai B’rith (Beit Hillel). All’ultimo momento, ben 19 conferenze furono cancellate. In una lettera segreta, la Lega della Diffamazione aveva sconsigliato ai rabbini la mia presenza, dicendo “sebbene il membro della Knesset, Uri Avnery non possa essere chiamato traditore…”. Alla fine, tutte le conferenze ebbero luogo sotto gli auspici di cappellani cristiani.
 
La pubblicazione dei disastrosi risultati del sondaggio ha rivelato un fatto piuttosto curioso: molti ebrei recepiscono la notizia della diffusione dell’antisemitismo con un sentimento che si può assimilare stranamente alla gioia.
Mi sono spesso interrogato su questo fenomeno. Per i sionisti, la risposta è semplice: i termini antisemitismo e sionismo, come gemelli siamesi, sono nati nello stesso momento. L’antisemitismo ha da sempre spinto gli ebrei verso Israele e continua a farlo (ultimamente dalla Francia).
Per altri ebrei, il motivo della gioia è meno ovvio. Gli ebrei in Europa sono stati da sempre accompagnati da sentimenti antisemiti, cosicché individuare questi sentimenti dona loro una confortante sensazione di familiarità.
Infine ci sono naturalmente innumerevoli impiegati della Lega e di altre organizzazioni ebree, che traggono il loro sostentamento dalle denunce fatte agli antisemiti.
 
L’interpretazione del sondaggio stesso è ovviamente una madornale stronzata (scusate il termine). Tutte le persone che hanno espresso un qualche dubbio sulla politica israeliana sono stati posti tra gli antisemiti. Lo stesso è stato fatto con tutti gli abitanti dei territori occupati che non amano i loro occupanti ebrei. E così anche per i musulmani in generale, che non vedono Israele in una luce positiva, dunque considerati naturalmente razzisti. Un sondaggio condotto in maniera simile sul razzismo antirusso in Ucraina, sortirebbe gli stessi risultati.
 
Una iniziativa simile a questa è il congresso dell’Associazione Internazionale degli Avvocati e dei Giuristi ebrei, che si è tenuto questa settimana.
Giuristi ebrei suona quasi come una tautologia. Ogni madre ebrea si vanta volentieri dicendo “mio figlio, il medico” o “mio figlio, l’avvocato”. In USAmerica e in molti altri Paesi, avvocati e giudici di fede ebraica sembrano essere la maggioranza.
L’incontro ha un fine specifico: convincere le Nazioni Unite ad abolire l’UNRWA, l’agenzia che si occupa dei rifugiati palestinesi. Quest’agenzia fu creata dopo la guerra del 1948, durante la quale 750 000 Palestinesi fuggirono o furono cacciati dai territori che poi divennero Israele. I loro discendenti, meglio noti come rifugiati, ammontano oggi a sei o sette milioni.
 

 
L’UNRWA sostiene questi rifugiati, li protegge e li educa. E’ vero che è un’istituzione unica nel suo genere, che rivela la cattiva fede delle Nazioni Unite. Nessun altro gruppo di rifugiati proveniente da nessun altro Paese del mondo è oggetto di tale cura da parte di una specifica organizzazione.
Ora i giu-giu (se posso chiamarli così) stanno architettando un attacco, direttamente guidati da Israele, per abolire questa organizzazione. Credo che il fine sia quello di smantellare i campi profughi presenti in molte regioni attorno a Israele – Sabra e Shatila ad esempio – e disperdere i rifugiati in giro per il pianeta… dove sarebbero meno d’intralcio per il governo Netanyahu.
Tutto ciò in nome della giustizia e dell’uguaglianza. Israeliani e palestinesi possono “entrambi” cuocere nel loro brodo.
Brodi molto diversi, comunque.
 
 
 
 





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://zope.gush-shalom.org/home/en/channels/avnery/1400845261
Publication date of original article: 24/05/2014
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=12583

 

Tags: PalestinaIsraeleStati Uniti d'AmericaSionismoLobby sionista
 

 
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