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English  
 EDITORIALS & OP-EDS 
EDITORIALS & OP-EDS / India: secca svolta a destra
Date of publication at Tlaxcala: 21/05/2014
Original: India's sharp turn to the Right
Translations available: Français  Español  Deutsch  Português/Galego 

India: secca svolta a destra

Supriyo Chatterjee সুপ্রিয় চট্টোপাধ্যায়

Translated by  Francesco Giannatiempo
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

 

Il grande vincitore, aldilà di ogni previsione, delle elezioni in India,  durate 35 giorni, è stato il partito religioso indù  di destra BJP (Bharatiya Janata Party o Partito del Popolo Indiano). Il primo ministro sarà Narendra Modi, un megalomane e stretto amico del mondo imprenditoriale indiano, troppo impegnato per avere tempo con la democrazia liberale. Si calcola che le bande indù e la polizia abbiano ucciso 2.000 musulmani nel 2002  nello stato del Gujarat quando lui ne era primo ministro, ma Modi non fu mai richiamato alle sue responsabilità. Il partito governante del Congresso, dopo un decennio al potere in cui ha nutrito un’economia neoliberale, ha perso in malo modo a causa della rabbia popolare contro l’inflazione, la corruzione e la politica dinastica. La tradizionale sinistra parlamentare si è indebolita ed è diventata del tutto irrilevante a livello nazionale. Tante erano le aspettative  per l’AAP (Partito Aam AdmiParty  o Partito dell'Uomo Qualunque), formatosi appena due anni fa, ma che ha registrato scarsi risultati. Il Congresso non è arrivato neanche al 10% dei seggi. I partiti regionali hanno avuto un buon esito in alcuni stati; ma, a causa della maggioranza del BJP in parlamento, non avranno alcun peso nelle prese di decisioni a livello nazionale.

"La tua India, il tuo voto: falli contare"

 

È impossibile trovare un paragone ai numeri delle elezioni in India: 814 milioni di elettori, di cui 168 milioni maggiori di 18 anni nuovi votanti, 919.000 seggi elettorali e 3,6 milioni di macchine di voto elettronico. Ogni seggio ha gestito al massimo 1.500 elettori, ognuno di questi distante non più di due chilometri; il seggio con l’altitudine maggiore era ubicato a 5.000 metri sull’Himalaya; il più isolato era in una riserva forestale nel Gujarat (l’unico luogo al mondo con una popolazione di leoni in libertà al di fuori dell’Africa), dove cinque funzionari hanno allestito una tenda per un unico elettore! Le elezioni sono state gestite da dieci milioni di persone: cinque milioni di civili e altrettanti addetti alla sicurezza. A questo giro, l’affluenza è stata del 66,4% - la più alta nella storia indiana – sebbene significativamente più bassa di altre nazioni del Terzo Mondo come il Kenya o la Malesia, che hanno superato l’80% durante la tornata elettorale dello scorso anno. Le donne hanno votato meno degli uomini e costituivano solo l’11% dei candidati: la presenza femminile in parlamento sarà ancora più debole. Ogni membro del parlamento indiano eletto con voto diretto rappresenta in media 1,5 milioni di votanti, cifra superiore alle popolazioni di interi stati come l’Estonia, l’Islanda, il Bahrain o le Barbados. I candidati usciti vincenti sono principalmente di sesso maschile, più giovani e più ricchi di quelli presenti nei precedenti parlamenti e, molti di loro, alle prese con gravi accuse criminali. Statisticamente, in India i candidati onesti hanno minori probabilità di vincere e, perciò, neanche questa volta ci sono riusciti.

Modi tagliando via l'ombra dei pogrom del 2002

Queste elezioni sono state anche le più costose della storia indiana e sembra che il BJP fosse il partito meglio finanziato. Secondo una stima, Modi ha speso in pubblicità più di quanto abbia fatto Obama in tutte le elezioni a cui si è candidato. Il denaro proveniva da grandi aziende, dai settori immobiliare e minerario, da intermediari dell’agricoltura e da proprietari di istituti di istruzione privati – tutti con grandi flussi di cassa. Anche se si erano candidati cinque astrologi, due mendicanti, due cantastorie e un consulente in costruzione di piramidi, il 16%  dei candidati era costituito da proprietari di grandi imprese. E Modi era il candidato scelto del grande business. Un cablogramma dell’ambasciata USA del 2009 pubblicato da Wikileaks riportava come “cinque tra i più potenti capitani d’industria indiani… avessero manifestato un appoggio inequivocabile e incondizionato nei confronti di Narendra Modi” durante una conferenza sugli investimenti internazionali, lodando la sua “abile guida” e  chiedendo che il modello di sviluppo economico del Gujarat venisse replicato in tutto il territorio nazionale. Un anno dopo, una regisrazione trapelata ha smascherato come le grandi aziende, i proprietari dei mezzi d’informazione, i legislatori e i politici lavorassero insieme per saccheggiare le risorse nazionali. La Corte Suprema richiese controlli più serrati. Ed è stato allora che i grandi imprenditori  hanno scelto di puntare su Modi. Nel 2011, in un’altra riunione di imprenditori nel Gujarat, l’indiano più ricco, il miliardario in usdollari Mukesh Ambani – proprietario di un palazzo di 27 piani a Mumbai, il centro finanziario dell'India – ha dichiarato: “Il Gujarat splende come una lampada d’oro … Qui abbiamo una guida con una visione e una determinazione tali da tradurre questa visione in realtà.” Le grandi aziende indiane hanno appoggiato Modi perché sapevano che avrebbe abolito la maggior parte delle restrizioni legislative in materia ambientale e lavorativa.
 
 

A sinistra, partecipazione dell’ultimo matrimonio arrangiato in India: “Il BJP e gli oligarchi indiani, con un gesto senza precedenti, invitano alle nozze dei propri figli – il Maggioritarianismo (filosofia politica che asserisce il primato di una categoria identitaria religiosa, linguistica, etc in grado di prendere decisioni che riguardano la società) & il Capitalismo Clientelare – Inebria questa campagna elettorale con il libero fluire di soldi in nero e hindutva (nazionalismo indù)” .
A destra- Un sostenitore del BJP con una maglietta del Che

Il denaro fluito dai grandi imprenditori alla sua campagna elettorale è stato investito per confezionare il mito Modi – ovvero quello di un uomo che avrebbe portato in India lo stesso rapido sviluppo ottenuto nello stato del Gujarat da lui governato. I mezzi di informazione indiani hanno promosso attivamente il “marchio Modi”. In realtà, il Gujarat non occupa un gradino alto nella scala dello sviluppo sociale, benché sia sempre stato un territorio fiorente secondo gli standard indiani. Ma fornisce importanti indizi su quale sarà l’aspetto dell’India sotto il mandato di Modi. Uno stato vendicativo ha silenziato tutta l’opposizione; i mezzi d’informazione locali sono stati addomesticati; le grandi aziende hanno ricavato enormi profitti dai trasferimenti coatti e a basso prezzo di terreni e la corruzione è diventata uno stile di vita. Il valore delle azioni del gruppo Adani –  che ha apertamente appoggiato Modi – è salito del 45%  durante il periodo elettorale. Per i suoi spostamenti Modi ha usato l'aereo e gli elicotteri della Adani, che è in attesa del rilascio delle autorizzazioni ambientali per la costruzione di un mega-porto nel Gujarat. Come segnalano gli analisti, nella politica indiana il denaro non serve come prezzo per il biglietto d’ingresso: rappresenta un acconto su un investimento. I grandi imprenditori indiani sono certi che Modi schiuderà le porte dei settori della vendita al dettaglio e delle assicurazioni: è il loro uomo che prenderà le “decisioni difficili”.
 
Centinaia di migliaia di volontari della RSS (Forza Nazionale Volontaria), una forza paramilitare indù apertamente plasmata sul fascismo, hanno sostenuto la campagna elettorale per lui. Ora, il capitalismo indiano, non solo ha il proprio uomo con la carica di primo ministro, bensì dispone di una milizia per controllare le proteste sociali. La classe media indù spera che Modi possa dominare i musulmani a livello nazionale, così come è riuscito a fare nel Gujarat. È altamente probabile che Modi riesca a sfruttare le divisioni di casta e quelle religiose presenti in India e cerchi uno scontro con il Pakistan per dare un’immagine di sé come del “Duce indiano”. Il suo piano A è la crescita economica, ma il suo piano B è uno stato indù. La via al capitalismo clientelare verrà resa più facile dallo spargimento di sangue delle minoranze. In base ai risultati elettorali, Modi sta per gettare l’India in un periodo oscuro che durerà molti anni.

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=12260
Publication date of original article: 16/05/2014
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=12320

 

Tags: Narendra ModiBJPElezionidestra indùGrande businessIndiaAsia del SudDemocrazia
 

 
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