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 EDITORIALS & OP-EDS 
EDITORIALS & OP-EDS / L'Ucraina, la Russia e il mondo: cinque domande a tre autori
Date of publication at Tlaxcala: 16/03/2014
Original: Ukraine, Russia and the world: Five Questions to 3 Authors
Translations available: Deutsch  Español  Français  Português/Galego 

L'Ucraina, la Russia e il mondo: cinque domande a tre autori

TLAXCALA ΤΛΑΞΚΑΛΑ ТЛАКСКАЛА تلاكسكالا 特拉科斯卡拉

 

Tlaxcala ha posto 5 domande a tre autori, Dmitry Orlov, The Saker/El Saqr e Pepe Escobar, che stanno seguendo diligentemente la crisi ucraina e il suo contesto. Ecco le loro risposte. Precisiamo che Tlaxcala non condivide tutti i loro punti di vista, ma ritiene che sia interessante divulgarli.

1) Crede che gli Stati Uniti (Obama) stiano usando l’Ucraina per vendicarsi della Siria e rendere la UE “inadatta a combattere”? Quali sarebbero i loro obiettivi strategici?

Dmitry Orlov: L’obiettivo di Obama era quello di inscenare un colpo di Stato per rimpiazzare il governo ucraino con un regime fantoccio. E ci è riuscito. Ma dubito che le sue strategie si spingano oltre.
 
The Saker: L’attuale crisi è stata interamente creata dagli Stati Uniti e, in misura minore, dall’Unione Europea. Gli Stati Uniti sono asserragliati in una mentalità da Guerra Fredda, che illustro nelle due citazioni che seguono. La prima è di Hillary Clinton: “Esiste un movimento per risovietizzare l’area [...] Ma non si chiamerà così. Verrà chiamato unione doganale, verrà chiamato Unione Eurasiatica [...] Ma non lasciamoci ingannare: noi sappiamo qual è l’obiettivo e stiamo cercando di individuare metodi efficaci per rallentarlo o evitarlo” (fonte). La seconda è di Zbigniew Brzezinski: “Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero; mentre con l’Ucraina – prima comprandone il silenzio e poi assoggettandola – tornerà automaticamente a essere un impero”(fonte). Secondo Brzezinski, il nuovo ordine mondiale sotto l’egemonia degli Stati Uniti verrà creato contro la Russia e sui suoi frammenti. L’Ucraina è l’avamposto occidentale contro la rinascita dell’Unione Sovietica.

Di conseguenza, gli Stati Uniti non stanno cercando di “prendere” l’Ucraina avendo come scopo la NATO o qualsiasi altro obiettivo: ciò che vogliono è negare l’Ucraina alla Russia nella speranza di evitare che quest’ultima possa trasformarsi in un nuovo Impero sovietico. È un mero gioco a somma zero, nel quale ogni sconfitta russa è, per definizione, un successo per gli Stati Uniti. Il fatto che la Russia sia già una superpotenza in grado di fermare gli Stati Uniti (come dimostrato dalla crisi siriana) o il fatto che la Russia non aspiri a trasformarsi in una nuova Unione Sovietica o in un altro tipo di impero (gli imperi costano e i russi non vogliono diventare una nuova Unione Sovietica) non fa differenza: la plutocrazia usamericana ci crede e agisce su queste basi. Inoltre, le élite usamericane sono state umiliate nella crisi siriana e intendono ora dimostrare alla Russia e al resto del mondo “chi è che comanda”. Infine, se a tutto ciò si aggiunge l’influenza di alcune lobbies etniche molto potenti accomunate dall’odio per la Russia (ebrei, ucraini, polacchi), si ottiene una politica il cui unico scopo è quello di danneggiare il più possibile la Russia. Fin qui niente di nuovo.

Durante la guerra in Afghanistan, gli Stati Uniti furono disposti ad appoggiare i peggiori terroristi wahabiti solo per nuocere all’URSS. Adesso stanno concedendo il proprio sostegno a violenti neo-fascisti nazionalisti. Per ottenere denaro dalla CIA e dai suoi affiliati, un gruppo terroristico – non importa quanto folle o malvagio – non deve far altro che odiare la Russia. Le guerre in Croazia, Bosnia e Kosovo servivano a “dare del filo da torcere ai russi”. Esaminando più da vicino quest’odio maniacale delle élite usamericane per la Russia, si scopre che dal Medioevo ben poco è cambiato in Occidente: le élite occidentali hanno sempre odiato la Russia a causa della sua ortodossia e del rifiuto di essere conquistata.

Pepe Escobar: L’Ucraina è decisamente un piano strategico distorto, una vendetta dell’amministrazione Obama per non aver potuto bombardare la Siria (è stata Mosca a salvare gli Stati Uniti da quella decisione e dalle sue tragiche conseguenze). Le sole cose che contano per Washington in Ucraina sono, nell’ordine: 1) le basi NATO; 2) il “Pipelineistan”, ovvero il controllo dei ricchi giacimenti di idrocarburi ancora inesplorati da parte delle grandi compagnie petrolifere usamericane; 3) l'appropriazione delle fertili terre ucraine da parte dell'industria agricola usamericana. L’UE non ha bisogno dell’Ucraina e non la vuole, perché significherebbe doverla salvare dalla bancarotta utilizzando fondi di cui non dispone (per di più, l’operazione farebbe ulteriormente infuriare milioni di europei che già vivono in povertà).
 

2) Quali sono, secondo lei, l’obiettivo strategico e le tattiche della Russia (e di Putin) per raggiungerlo?

Dmitry Orlov: Evitare ulteriori sconfinamenti dell’Unione Europea e della NATO; garantire i diritti dei russofoni in quelli che per secoli sono stati territori russi; promuovere il rispetto del diritto internazionale. E, forse, vendicare le azioni della NATO in Kosovo contro la Serbia.
 
The Saker: Per la Russia l’obiettivo è semplice: sopravvivere come nazione, territorio e civiltà. In tal senso, questa non è una “politica di Putin”, bensì una “politica russa”: tranne che per pochi minuscoli partiti finanziati dalla CIA che rappresentano non più del 1-2 percento della popolazione, in Russia esiste un consenso tra i maggiori movimenti politici a sostegno dell’attuale presa di posizione del Paese in una crisi che viene vista come una minaccia esistenziale. Quando la NATO ha bombardato i serbi in Croazia, Bosnia e Kosovo, la Russia era governata da un fantoccio ubriaco – Eltsin – e da una cricca di oligarchi principalmente ebrei detti “semibankirščina” (sette banchieri): la Russia somigliava moltissimo all’Ucraina di oggi. Ma già allora la maggior parte dei russi comprese pienamente che la furia scatenata dagli Stati Uniti nei Balcani era un messaggio: “Guardate cosa riusciamo a fare ai vostri alleati: voi sarete i prossimi”. Questa sensazione venne di molto rafforzata dalla guerra occulta contro la Siria, in cui la maggior parte dei russi ha capito che in Siria Assad stava uccidendo lo stesso tipo di criminali wahabiti che Putin aveva dovuto schiacciare in Cecenia. Allora, molti russi dicevano: “Dobbiamo ringraziare Assad che li uccide laggiù, così noi non dobbiamo farlo qui” e “Se permettiamo che Assad venga rovesciato, poi toccherà a noi”. Ciò che si sente dire oggi in Russia è: “Non si tratta più dei serbi o dei siriani: adesso ce l’hanno con noi”.Quindi, per la stragrande maggioranza dei russi – Putin compreso – l’obiettivo strategico principale è semplice: non lasciare che la Russia diventi la prossima Bosnia, il prossimo Kosovo o la prossima Siria. In altre parole: sopravvivenza. Il secondo obiettivo strategico russo è quello di evitare che gli ucraini si trasformino in un “Banderastan” e di proteggere la popolazione russofona dalla schiavitù di un regime apertamente razzista e neo-fascista. Il terzo obiettivo strategico russo è quello di riuscire a ottenere i primi due, laddove possibile, senza scatenare una guerra contro USA/NATO. Notate che ho elencato questi obiettivi in ordine di priorità: se USA/NATO minacciano una guerra su vasta scala, il Cremlino non farà marcia indietro sui primi due obiettivi strategici. Non illudetevi: la Russia è disposta a muovere guerra per questo. Putin non sta bluffando.
 
Si può dire che la Russia abbia scelto una tattica sofisticata. Come si suol dire, “quando la Russia viene minacciata, non si arrabbia: si concentra”. Ed è quanto sta accadendo adesso. La tattica russa è innanzitutto proteggere militarmente la Crimea e permetterle di staccarsi dall’attuale Banderastan, creando con ciò un precedente e un esempio. Mentre nella metà delle regioni attualmente controllate dai neo-fascisti non vengono più pagate le pensioni, che nelle intenzioni del regime rivoluzionario di Kiev verranno comunque tagliate del 50 per cento, in Crimea tutti i salari e i servizi sociali saranno interamente garantiti a tutti, anche a coloro che si sono dimessi pur di non riconoscere le autorità della Crimea. La gente del Banderastan sta per scoprire che per governare un territorio non basta pestare poliziotti disarmati e cantare l’inno nazionale, ma serve molto di più. In secondo luogo, la Russia ha minacciato l’uso della forza se le forze banderiste dovessero cercare di sottomettere con la violenza il Sud (Odessa, Nikolaev, Cherson) e l’Est (Doneck, Charkov, Dnepropetrovsk, Lugans’k). La minaccia dovrebbe contenere i Banderisti, offrendo al contempo ai russofoni una sorta di “rete di protezione” per le loro azioni di protesta e di disobbedienza civile. In terza istanza, il Cremlino sa che il neonato Banderastan è economicamente rovinato e che Stati Uniti e Unione Europea non sborseranno mai i fondi necessari al salvataggio finanziario. Non solo la Russia ha interrotto il flusso monetario verso l’Ucraina, ma Gazprom ha dichiarato che il precedente accordo raggiunto con Janukovič è stato violato dal nuovo regime e che il prezzo del gas ora aumenterà. Per ultimo, le parti più ricche dell’Ucraina sono proprio l’Est e il Sud del paese, che ora cercano di non pagare le tasse al regime illegale di Kiev. E se i banderisti riusciranno ad assumere il controllo dell’Ucraina orientale, l’industria di quell’area collasserà all’istante (essendo completamente dipendente dalla Russia). Quindi, il tempo è dalla parte della Russia e il neo-Banderastan è inattuabile. Senza denaro, senza energia e senza la possibilità di governare con il terrore (almeno a sud e a est), il nuovo regime è destinato a crollare. La Russia riprenderà i rapporti con quello che resterà dell’Ucraina quando i neo-fascisti saranno spariti e a Kiev tornerà al potere un regime civile e presentabile.
 
Pepe Escobar: L’obiettivo strategico numero uno è di impedire la creazione di basi NATO in Ucraina. L’intelligence russa ha sventato un colpo di Stato in Crimea che avrebbe replicato quello di Kiev. Il che – sulla lunga distanza – avrebbe portato i golpisti ucraini a stracciare il trattato di Sebastopoli tra Russia e Ucraina, aprendo così la strada alla NATO. È questo ad aver affrettato l’invio di Specnaz [forze speciali] in Crimea. Putin ha soppesato i pro e i contro: una mossa da scacchista. Può rischiare una sconfitta a ovest, ma è vincente in casa (dov'è popolare come non mai) e riesce a conservare Sebastopoli; e se la Crimea dovesse ricongiungersi con la Russia, Gazprom sfrutterebbe gli immensi giacimenti di idrocarburi della penisola, negandoli alle grandi compagnie petrolifere usamericane.    

G8, G7, Vai via!, di Harm , Germania

3) Crede che i soliti “burattini” degli USA (Germania-Arabia Saudita) stiano cercando di rendersi indipendenti dai propri padroni? La Merkel possiede una politica personale nei confronti di Ucraina e Russia?

Dmitry Orlov: Non sono certo che la Germania possa essere considerata un burattino, essendo già molto più vicina alla Russia di quanto si immagini e piuttosto scontenta degli Stati Uniti. L’Arabia Saudita intendeva usare le forze usamericane come mercenari in Siria: fallito questo tentativo, anche i sauditi sono rimasti molto insoddisfatti degli Stati Uniti.
 
The Saker: L’Unione Europea vive una profonda crisi di sistema dalla quale non ha la possibilità di uscire senza il ricorso a cambiamenti drammatici che la burocrazia europea si rifiuta categoricamente perfino di contemplare. Per l’Unione Europea, l’Ucraina rappresentava un possibile mercato per i propri beni e servizi e un’occasione di prestigio in ambito internazionale. Diciamola tutta: la UE ha bisogno dell’Ucraina per dare slancio alla propria immagine e al proprio ego ammaccati: ecco allora le insulse promesse e il costante pellegrinaggio dei politici europei al Maidan. E se questo significa dare un palese sostegno ai neo-fascisti e ai razzisti, amen! Il problema dell’Unione Europea è che non possiede le risorse per attuare le proprie politiche. Certo, Kličko viene visto come un burattino tedesco, ma né lui né Tjagnibok o addirittura Jacenjuk o Timošenko contano veramente. La gente che conta oggi in Ucraina è costituita dai membri del Settore Destro di Dmitro Jaroš: sono i pazzi intransigenti, la versione ucraino-occidentale dei talebani. Soltanto loro contano, visto che attualmente detengono il monopolio della violenza. Vero: Timošenko ha il sostegno dei ricchissimi oligarchi. Ma almeno a breve termine un fucile ha più potere di una valigetta piena di dollari. A differenza dei “leader ufficiali dell’opposizione”, i veri criminali del Maidan sono pagati e diretti dagli Stati Uniti, e questo spiega la valutazione rozza benché precisa di Victoria Nuland sul ruolo della UE nella crisi attuale. Naturalmente, alcuni politici europei si stanno innervosendo: dopo tutto, avere un grande Banderastan al centro dell’Europa è una cosa molto pericolosa. Ma nessun politico europeo sfiderà mai apertamente gli Stati Uniti sulle loro politiche. In Europa gli Stati Uniti sono “il boss”, e tutti i politici europei ne sono coscienti. Il fatto è che non esiste alcuna “politica europea”: la UE è la puttana degli USA, e farà tutto ciò che lo Zio Sam vuole. Certo, i politici europei possono fare discorsi, avere qualcosa di vagamente somigliante a un’opinione personale, ma quando si arriva al dunque diventano tutti irrilevanti. E lo sanno.
 
Pepe Escobar: I burattini iniziano a pensare con le loro teste, anche se qui si rende necessaria una precisazione. In termini di energia e di investimenti, Germania e Russia già intrattengono rapporti strategici: basta chiedere a qualsiasi capitano d’industria tedesco. Berlino È STUFA di Washington; uno dei significati dell'ormai celebre “l'UE si fotta” di Vic [Victoria Nuland, ambasciatrice degli Stati Uniti all'Unione Europea, N.d.T.], è che gli Stati Uniti preferivano un cambiamento di regime subito, con il fantoccio “Yats” [così è stato chiamato dalla Nuland il neo-premier ucraino Arseniij Jacenjuk durante l’intercettazione telefonica, N.d.T.] anche se aiutato dai neonazisti (Svoboda, Settore Destro), invece di aspettare Kličko, l'inesperto fantoccio dei tedeschi.
 
La politica della Casa Saudita si basa UNICAMENTE sulla sua sopravvivenza, soprattutto ora che la successione di Abdullah è ancora aperta. Questo, unito alla paranoia e all’odio irrazionale dei wahabiti nei confronti degli sciiti, permea la “strategia” saudita. Hanno comprato la giunta militare di Al Sisi in Egitto, un piccolo prezzo da pagare per sbarazzarsi dei Fratelli Musulmani. Ai sauditi piacerebbe moltissimo una sorta di emirato in Siria, ma i loro piani sono stati vanificati nonostante lo spiegamento dell’artiglieria pesante di Bandar Bush (non c’è da stupirsi che sia stato rimpiazzato). Vorrebbero anche un cambiamento di regime in Iraq, perché considerano Maliki un fantoccio dell'Iran. La Casa saudita è la fonte primaria dei problemi in tutto il Medio Oriente.

     

Igor Kolgarev, Russia

 4) Torniamo all’Ucraina: è d’accordo con l’analisi espressa da Christopher Westdal nel suo articolo intitolato L’Ucraina dovrebbe lasciar libera la Crimea. Ma Putin non dovrebbe prenderla? Qual è la sua opinione?

Dmitry Orlov: L’Ucraina non ha voce in capitolo: l’ingresso della Crimea nella Federazione Russa è nelle mani della sua popolazione e dei legislatori russi. È probabile che la visione di Putin sia influenzata da questioni di consenso interno e dalla popolarità della sua leadership: penso che assorbire la Crimea possa aiutarlo molto in questo senso.
 
The Saker: L’analisi di Westdal è fondamentalmente sbagliata perché trascura due fattori basilari: innazitutto, la Russia non è una dittatura e la Crimea è considerata una terra sacra per la quale un numero enorme di russi ha sacrificato la propria vita nel corso di secoli. Se Putin decidesse di cedere la Crimea ai banderisti, si troverebbe davanti a una pessima situazione in casa propria, dovendo fronteggiare un’opinione pubblica indignata. Il secondo errore di Westdal è credere che la Russia necessiti di un “gancio” per controllare in qualche modo l’Ucraina. Non esiste più un’“Ucraina”, questo esperimento è finito. Non resta che un Banderastan nella parte centrale e occidentale del Paese, un Sud e un Est per il quale in un modo o nell’altro si combatterà, e una Crimea che è perduta per sempre. Per ciò che riguarda l’attuale regime neo-fascista di Kiev, esso è comunque spacciato, e la Russia ha molti altri “ganci” per negoziare con quel che resterà dell’Ucraina dopo la fine dell’attuale Banderastan. In conclusione: se gli abitanti della Crimea vogliono unirsi alla Russia, Putin non può che assecondare questa volontà.

Pepe Escobar: È fondamentalmente corretta: la Crimea è molto più utile (ed economica) per Putin all’interno dell’Ucraina – con un alto grado di autonomia – piuttosto che riannessa alla Federazione Russa. Rimane da vedere come il Cremlino possa usare/pilotare il risultato del referendum per ottenere “concessioni” da Kiev, ammesso che Kiev e Mosca inizino a parlarsi (e prima o poi dovranno farlo). Ciò che più importa alla Russia è la salvaguardia di Sebastopoli e la certezza che laggiù non ci siano basi NATO. In entrambi i casi, dubito che Kiev possa offrirle garanzie.

5) Basandosi sulla sua esperienza, quale consiglio darebbe alle persone che si oppongono a un regime dispotico per evitare che cadano nella trappola di una rivoluzione colorata?

Dmitry Orlov: Non accettate aiuti dagli Stati Uniti o dall’Unione Europea. Fate il possibile per screditare il lavoro delle ONG occidentali esaurendo quanto prima la loro presenza sul territorio.
 
The Saker: Non accettate mai denaro o sostegno dall’impero. Non accettate tra le vostre fila chiunque intenda ricevere denaro o sostegno dall’impero. E ricordate che un cattivo Stato e un cattivo regime sono sempre preferibili all’anarchia. Non usate la violenza per rovesciare un regime che detestate, per quanto oppressivo. La violenza genera sempre terrore e altra violenza. Ma soprattutto fa spesso crollare anche lo Stato, oltre al regime che volevate abbattere. E a quel punto il potere cade nelle mani delle bande più violente e spietate. Quando si combatte contro un regime oppressivo bisogna combattere contro la sua ideologia, la sua autorità, mancandogli di rispetto, ridicolizzandolo apertamente; ma non bisogna mai usare la violenza, né combattere contro i propri connazionali. Bisogna combattere le idee, non le persone. Si può vincere una guerra di liberazione nazionale contro un invasore straniero, ma non si può vincere una guerra civile. Bisogna cercare la riconciliazione, mai la vendetta, mostrando compassione nei confronti dell’“altro” e ascoltando sempre la voce della propria coscienza. Sappiate discriminare ciò che giusto e ciò che è sbagliato, mai tra “nostri” e i “loro” perché tutti gli umani sono ugualmente preziosi agli occhi di Dio. Offrite la vostra lealtà solo a Dio e “non confidate nei potenti, né nei figli dell’uomo, in cui non c’è salvezza” (Salmo 145). Se manterrete puri il cuore e la coscienza, nessun impero vi renderà schiavi.
 
Pepe Escobar: Informatevi e vigilate sulle ONG come NED [National Endowment for Democracy] e Freedom House, e sui metodi con cui strumentalizzano ogni genere di dissenso per conseguire cambiamenti di regime. Lo stesso vale per le manovre del Dipartimento di Stato e i loschi ambasciatori usamericani che svolgono attività di “agitazione”. Seguite il flusso di denaro, seguite la propaganda, seguite coloro che si nascondono dietro il “sostegno” che vi viene offerto.
 
 

Sbarco ucraino sulla luna 1973, di Tounushifan, USA





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=11748
Publication date of original article: 16/03/2014
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=11750

 

Tags: UcrainaRussiaCrimeaEuropaStati Uniti d'AmericaNATOGeopoliticaGeostrategiaUnione EuropeaPutinObamaMerkel
 

 
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