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English  
 EUROPE 
EUROPE / La restaurazione degli oligarchi in Ucraina
Date of publication at Tlaxcala: 10/03/2014
Original: Die Restauration der Oligarchen in der Ukraine
Translations available: Français  Português/Galego 

La restaurazione degli oligarchi in Ucraina

German-Foreign-Policy.com

Translated by  Manuela Vittorelli

 

KIEV / BERLINO – Il governo instaurato a Kiev con un colpo di Stato incoraggiato da Berlino estende la collaborazione con gli oligarchi ucraini. Due di loro sono stati nominati governatori delle grandi regioni di Doneck e Dnepropetrovsk, e un terzo, che finora era considerato sostenitore del presidente deposto Viktor Janukovič, si è ora schierato a fianco del nuovo governo e contro le forze pro-russe. Si assiste dunque a una restaurazione di quelle stesse élite contro le quali si erano ribellati i manifestanti del Maidan prima di essere strumentalizzati dalla Germania e da altri Stati occidentali con l’obiettivo di instaurare a Kiev un governo pro-occidentale e con il fine ultimo di integrare l’Ucraina nei loro sistemi di alleanze.

Vitali Klyčko: "Missione compiuta, Signora Cancelliera, l'Ucraina sta in fuoco!"

 

La lotta per il potere a Kiev si gioca ancora una volta tra la Germania e la Russia: all’inizio della Prima guerra mondiale Berlino tentò di strappare l’Ucraina alla sfera d’influenza russa per indebolire il nemico e nel 1918 riuscì ad avere Kiev sotto controllo per qualche mese. In precedenza, il Reich aveva promosso la liberazione dell’Ucraina dal giogo oppressivo dello Zar; ma poi i tedeschi portarono al potere a Kiev un rappresentante dei grandi proprietari terrieri ucraini, spingendo parte della popolazione a una nuova rivolta.

Petro Porošenko

 

Gli amici oligarchi

Oggi il governo golpista di Kiev sostenuto da Berlino collabora sempre più apertamente con gli oligarchi ucraini invisi alla popolazione. Già nel corso delle manifestazioni sul Maidan, i dirigenti dell’opposizione erano stati appoggiati dai miliardari. Petro Porošenko, soprannominato il “re del cioccolato” perché possiede un gruppo dolciario multimiliardario, si è apertamente schierato con Vitalij Klyčko, i media di proprietà dell’oligarca Viktor Pinčuk hanno simpatizzato per le proteste, Klyčko ha confermato di avere contatti anche con altri oligarchi, [1] mentre Arsenij Jacenjuk, attuale primo ministro, appartiene al partito dell’oligarca Julija Timošenko. Nel frattempo il governo golpista ha affidato alte cariche istituzionali ad alcuni oligarchi, tra i quali spiccano Sergej Taruta e Igor Kolomojs’kij.


Rinat Achmetov (sin.) e Sergej Taruta (d.)

 

L’unità dell’Ucraina

Una parte considerevole della popolazione rifiuta recisamente il governo golpista di Kiev, il quale teme che dopo i fatti di Crimea si possa assistere ad altre secessioni o a uno stato di rivolta permanente nelle regioni russofone. La maggior parte degli oligarchi è vista come un affidabile baluardo contro questi pericoli, perché essi hanno un enorme interesse affinché lo Stato ucraino mantenga l’unità: in caso di una maggiore integrazione con la Russia, potrebbero essere inghiottiti dai più potenti oligarchi russi. Questo spiega perché il magnate dell’acciaio Taruta sia stato nominato governatore della regione di Doneck, dove la popolazione a maggioranza russofona minaccia la secessione. Taruta si è rivolto agli abitanti con queste parole: “Cari compatrioti. Vi scrivo in qualità di presidente dell’Associazione degli industriali del bacino di Doneck e di cittadino russofono di sangue ucraino [sic]. Faccio appello a coloro per i quali l’Ucraina e il suo futuro sono importanti e chiedo loro di unire le forze per conservare l’unità territoriale del nostro paese”. [2] Una dichiarazione simile è stata fatta da Rinat Achmetov, che pur essendo un seguace di lunga data di Viktor Janukovič teme anch’egli un’influenza russa troppo forte. Il fatto che l’Unione Europea non gli abbia imposto alcuna sanzione ha dato i suoi frutti: in quanto difensore dello Stato ucraino, Achmetov presenta notevoli vantaggi per l’Occidente.

Ihor Kolomojs’kij

 

Con mezzi discutibili

Un’attenzione particolare merita anche la nomina di Igor Kolomojs’kij a governatore di Dnepropetrovsk. Le motivazioni sono sempre le stesse: gli interessi commerciali di Kolomojs’kij escludono un riavvicinamento alla Russia e dunque alla sfera d’influenza degli oligarchi russi concorrenti. Inoltre Kolomojs’kij, uno degli uomini più ricchi d’Ucraina, si è inimicato il vecchio compagno Janukovič e si è trasferito in Svizzera, dove è sensibile alle pressioni occidentali. La sua popolarità in Ucraina non è stata accresciuta dal fatto che Kolomojs’kij, la cui banca controlla quasi un quinto di tutte le transazioni del paese, negli anni 2008-2010 abbia acquisito con mezzi discutibili il controllo della più grande raffineria ucraina (all’epoca regnava a Kiev la “coalizione arancione” pro-occidentale). Dopo la vittoria elettorale di Janukovič nel 2010, l’oligarca è riuscito comunque a instaurare buoni rapporti con il governo. La sua attuale nomina a governatore è una nuova tappa verso la restaurazione delle élite contro le quali erano dirette le proteste del Maidan prima che Berlino le dirottasse in funzione anti-Mosca.

    

 

L’arancia russa

La lotta di potere per Kiev si gioca nuovamente tra la Germania e la Russia: Berlino ha sfidato apertamente la Russia per la prima volta dopo cent’anni. All’inizio della Prima guerra mondiale l’obiettivo del piano tedesco era quello di indebolire l’avversario russo alimentando i disordini interni fino alla secessione di alcuni territori. L’influente giornalista tedesco Paul Rohrbach, che in seguito lavorò al ministero degli Esteri, ricorse a un’immagine accattivante paragonando la Russia a un’arancia: “Così come questo frutto si compone di parti facilmente separabili, lo stesso vale per l’Impero russo e i suoi diversi territori: le province baltiche, l’Ucraina, la Polonia, ecc.”. Rohrbach era convinto che bastasse “separare queste parti del territorio […] le une dalle altre e concedere loro un certo grado di autonomia” per “porre fine all’Impero russo”. [3] Le sue concezioni sono note anche come “teoria della scomposizione”.

Truppe tedesche a Kiev (marzo 1918)

 

L’insurrezione come arma

Il piano sinteticamente formulato da Rohrbach passò alla fase operativa nelle prime settimane della Prima guerra mondiale. L’11 agosto 1914 il Cancelliere Theobald von Bethmann-Hollweg espresse la volontà di usare l’insurrezione (“Insurgierung”) come “arma contro la Russia”, non da ultimo in Ucraina. Poco tempo dopo il ministro degli Affari Esteri dell’Impero asburgico confermò che “il nostro obiettivo principale, come quello della Germania, è indebolire il più possibile la Russia. Speriamo dunque di ottenere la liberazione dell’Ucraina e degli altri popoli oppressi dalla Russia alle nostre frontiere”. [4] Il progetto di dividere la Russia aveva inoltre vantaggi politici interni: da una parte permetteva di alimentare il tradizionale risentimento antirusso nella popolazione tedesca e dall’altra consentiva di etichettare l’aggressione militare come una lotta contro il dispotismo dell’impero zarista e dunque di guadagnare l’appoggio di ambienti più restii a intervenire militarmente”. “L’effetto antizarista della socialdemocrazia” era stato “un elemento essenziale nel facilitare le prese di posizione favorevoli alla guerra”, constatò nel 1961 lo storico Fritz Fischer nel fondamentale saggio Griff nach der Weltmacht [Assalto al potere mondiale, Einaudi, Torino 1965]. [5]

Il generale Wilhelm Groener

 

Liberati e controllati

Nei memorandum e nelle dichiarazioni sugli obiettivi bellici della Germania furono scelte formulazioni adeguate. Per esempio, Matthias Erzberger del Partito di Centro si faceva fautore di un conflitto per la “liberazione” delle “popolazioni non russe dal giogo moscovita” e per la creazione di un’“autonomia” “all’interno di ciascuna popolazione”. Erzberger non dimenticava di sottolineare che “il tutto” doveva svolgersi “sotto la supremazia militare della Germania”, né trascurava di dire che la “liberazione” e l’“autonomia” sotto controllo armato tedesco non avevano come unico fine la penetrazione economica dell’Ucraina, ma ubbidivano anche a un precisissimo obiettivo geopolitico: si trattava, scrisse, “di togliere alla Russia l’accesso al mar Baltico e al mar Nero”. [6]

L'etmano Pavlo Skoropadskij e i suoi ufficiali

 

All’inizio del 1918 Berlino riuscì per la prima volta a realizzare il proprio obiettivo strategico. Il 9 febbraio 1918 il Reich tedesco firmava un accordo con la Rada centrale ucraina che aveva appena proclamato la sovranità dell’Ucraina e chiedeva aiuto alla Germania contro la Russia. L’Impero tedesco assunse allora il controllo di fatto a Kiev: continuando a “fingere”, però, “che fosse la Rada a governare”, annunciò il generale Wilhelm Groener, vero detentore del potere in Ucraina dalla fine di marzo alla fine di ottobre del 1918. [7]

Ma quando si capì che la Rada centrale – dominata dai liberali e dai socialdemocratici – non era in grado di attuare i piani di Berlino per l’Ucraina, i tedeschi portarono a Kiev il grande proprietario terriero Pavlo Skoropadskij, che prese il potere con la forza: era un rappresentante delle classi ricche, molto impopolari tra la misera popolazione rurale. Scoppiarono rapidamente delle rivolte, come già durante il precedente regime zarista. Berlino le fece reprimere brutalmente. A quel punto i tedeschi avevano ampiamente dimostrato la loro totale indifferenza alla situazione interna dell’Ucraina da “liberare”, prima di perdere la Prima guerra mondiale e con essa il controllo di Kiev.

Note

[1] Cf. Oligarchen-Schach.
[2] Kiew ruft die Oligarchen.
http://www.n-tv.de 05.03.2014.
[3] Walter Mogk, Paul Rohrbach und das “Größere Deutschland”. Ethischer Imperialismus im Wilhelminischen Zeitalter, München 1972.
[4] Citazione da: Fritz Fischer, Griff nach der Weltmacht. Die Kriegszielpolitik des kaiserlichen Deutschland 1914/18, Düsseldorf 1961.
[5] Fritz Fischer, Griff nach der Weltmacht. Die Kriegszielpolitik des kaiserlichen Deutschland 1914/18, Düsseldorf 1961.
[6] Citazione da: Fritz Fischer, Griff nach der Weltmacht. Die Kriegszielpolitik des kaiserlichen Deutschland 1914/18, Düsseldorf 1961.
[7] Winfried Baumgart: “General Groener und die deutsche Besatzungspolitik in der Ukraine 1918”. In: Geschichte 6/1970, pp. 325-340.





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://www.german-foreign-policy.com/de/fulltext/58816
Publication date of original article: 07/03/2014
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=11682

 

Tags: UcrainaOligarchiGermaniaIIa Guerra MondialeRussiaEuropa
 

 
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